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1977

Dopo aver pubblicato 40 interviste fatte dai nostri ragazzi a uomini, donne, giovani e anziani che l’11 marzo scorso hanno partecipato alla commemorazione della morte dello studente Francesco Lorusso, abbiamo ritenuto utile approfondire la riflessione sul movimento del Settantasette.
Per questo proponiamo un percorso di riflessione che offra a chi si sente coinvolto, abbia partecipato o meno al movimento, l’opportunità di esprimere il proprio pensiero su che cosa ha significato, su cosa ha rappresentato e rappresenta nella storia del nostro Paese.

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11 marzo
40 interviste

L’11 marzo, in occasione del trentennale della morte dell’omicidio di Francesco Lorusso, dei giovani di Nuovamente hanno realizzato, in via Mascarella, 40 interviste a persone presenti alla commemorazione della sua morte. Le interviste, che pubblichiamo integralmente, sono state fatte a giovani, anziani, donne e uomini.

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trent’anni dopo

1977

Per alcuni trenta anni sono solo un soffio, per altri possono essere lunghi più di un secolo.
Era il 1977, ma quello che si percepiva era che si chiudeva un secolo, il Novecento. Si chiudeva con una critica radicale, trasversale, diffusa a quegli elementi culturali che avevano distinto il XX secolo ed erano divenuti elementi di crisi e di ostacolo alle energie che sorgevano dalla società civile.

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bibliografia
un libro

Ali di piombo

Paolo Morando

dal «Corriere delle Alpi»
9 gennaio 2007 

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Speciale 1977
11 marzo, 40 interviste

realizzate dai giovani di Nuovamente alla commemorazione della morte di Francesco Lorusso

L’11 marzo, in occasione del trentennale della morte dell’omicidio di Francesco Lorusso, dei giovani di Nuovamente hanno realizzato, in via Mascarella, 40 interviste a persone presenti alla commemorazione della sua morte. Le interviste, che pubblichiamo integralmente, sono state fatte a giovani, anziani, donne e uomini.

Alcuni di loro hanno partecipato al movimento del Settantasette, altri hanno appreso le loro conoscenze su quell’esperienza da libri, giornali, centri di documentazione. Tutti, indistintamente, avvertono la necessità di preservare la memoria storica di ciò che il Settantasette ha rappresentato per il Paese e per Bologna.

Molti lo considerano uno spartiacque tra due modi di fare politica le cui conseguenze, nel bene e nel male, si avvertono ancora oggi. “La repressione poliziesca è nata da lì”, ci dice uno degli intervistati. E’ nata dalla soppressione con i carri armati di un movimento che conteneva le radicalità che oggi in tanti individuano nella protesta dei no global, nei centri sociali, nei sindacati di base. “I giovani del Settantasette – riflette un altro -, vivevano le contraddizioni che sarebbero diventate le contraddizioni del nostro tempo”.

Così se allora il movimento aveva raccolto e anticipato il tema della precarietà del lavoro, di un’ansia di libertà che è riuscita a influenzare la legislazione, oggi la sua eredità si scontra con il profondo mutamento di una società che si è ritrovata ad affrontare problematiche del tutto nuove, come il governo del fenomeno dell’immigrazione. Ma dal punto di vista del disagio politico ed esistenziale, avverte un altro degli intervistati, tra allora e oggi non vi sono differenze. Restano di quel movimento, che determinò un cambiamento culturale, “illusioni non ancora spente” e, con esse, “la voglia di rimanere in piazza”.


Vi invitiamo a inviarci vostri suggerimenti e opinioni inviandoci una mail.

Antonio 65 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Non dico sempre ma quasi

Perché ha ritenuto di  prendere parte più volte a questo evento?

Io c’ero, nel senso che ero in piazza in quei periodi. Non ho partecipato direttamente agli scontri ma ho partecipato ai funerali che sono stati una cosa vergognosa. Bologna era blindata …Andare al cimitero, alla Certosa…La polizia era dappertutto, ti perquisiva. Eravamo in trentamila a fischiare la canzone di Lotta Continua perché non si poteva parlare. Da allora Bologna è proprio una città di bottegai.

Crede che sia viva ancora oggi una eredità del ’77?

No. Cioè: le forme sono completamente diverse. Quel che invece mi preoccupa è l’atteggiamento del governo sia a livello nazionale che a livello locale. La mia paura è che sta spingendo la gente a fare delle cose di questo genere (manifestazioni di violenza, ndr): cioè, con la chiusura di tutti gli spazi, di tutti gli spazi politici, di nuovo siamo dentro un pensiero unico, anche se c’è un  governo di centro sinistra i giovani non solo sono senza lavoro ma non possono neanche dirlo. Questo sta cacciandoli secondo me o nella scelta di tornare a casa e fottersene di tutto o…Io mi aspetto anche che ci possano essere dei rigurgiti di violenza. Perché effettivamente è una situazione che non dà spazio. E questo io lo trovo intollerabile. Per certi aspetti c’è una continuità con il ’77 perché al contrario di quello che si dice e a parte il disastro che hanno fatto dopo, con la militarizzazione di Bologna, il movimento era estremamente creativo, per cui c’era anche la gioia di partecipare: non era che tutti sparavano come che ti viene detto adesso. Soprattutto quando ci fu il convegno nel settembre del ‘77 qui a Bologna la città era piena di gente, non successe assolutamente niente nonostante la tensione fra i gruppi fosse altissima e palpabile dentro il Palazzo dello sport. Non successe assolutamente niente perché la polizia stette assolutamente defilata. Siamo sempre alle solite. Allora c’era una enorme carica propositiva che fu però assolutamente disattesa dai partiti: dal PCI dai partiti istituzionali: tutti quanti. Esattamente come sta succedendo adesso. Quello che si pone come continuità è l’aspetto del coinvolgimento dei giovani. Il rischio credo che sia quello: siccome non si riesce a trovare uno sbocco politico…

Giulio 49 anni

Quante  volte ha partecipato a questa commemorazione?

Qualche volta. Poi quest’anno sono trent’anni e quindi…Ho partecipato marginalmente al movimento, ho tanti amici che sono…Però non ero proprio un militante.

Crede che sia viva ancora oggi un’ eredità del’ 77?

Secondo me non è servita a molto …Col senno di poi non mi sembra che sia servita molto.

Se pensa all’ambiente sociale civile e politico di trent’anni fa e a quello di  oggi, quale differenza la colpisce di più?

Mi sembrano talmente diversi, anche se questi di adesso cantano gli stessi inni, gli stessi slogan. Non mi sembra che ci sia una grande analogia. Gli slogan visti con il senno di poi mi sembrano fuori posto, poi sono sicuramente meno politicizzati quelli di oggi. Mi sembra proprio che la società sia diversa.

Marco 64 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione ?

È la prima volta.

Perché ha deciso di partecipare oggi?

Ho visto che c’era la folla e quindi mi sono fermato. Ero di passaggio. Perché io queste cose qua le ho vissute: abitavo qui a porta Zamboni nel ’77; ho vissuto tutto il momento brutto delle autoblindo a porta Zamboni, e tutto il resto. L’ho vista questa cosa, l’ho vissuta. Non direttamente, indirettamente. Ma l’ho vissuta.

Secondo lei quel periodo ha lasciato un’eredità?

Io so solo che i colpevoli come al solito non saltano mai fuori, non vengono mai puniti: io so solo questo. 

Se pensa all’ambiente sociale civile e politico di trent’anni fa e quello di oggi quale differenza la colpisce di più?  

Vedo poche differenze. Specialmente sul sociale. Peggioriamo. Nel ’77 io non partecipavo al movimento studentesco, ero operaio, l’ho vissuto indirettamente perché abitavo qua e tutte le volte che andavo in casa dovevo far vedere il documento…Nell’ambiente studentesco bisognava esserci per capire. Io abitavo qua, a San Donato, all’inizio di San Donato. Ho vissuto e visto tutto. Ho visto gli autobus per la strada, di traverso…C’erano gli autoblindo qui a porta Zamboni …Abitavo al 4, San Donato 4: l’ho visto. C’era la polizia: quando io volevo entrare volevano vedere i documenti, volevano vedere dove abitavo.

Francesca 29 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Questa è la prima.

Perché ha deciso di partecipare oggi?

Insomma, trent’anni sono trent’anni… Poi mi sembrava una data simbolica.

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

Fino a poco tempo fa quasi nulla, poi ho conosciuto delle persone che erano li nel ’77, e per merito loro ho un po’ cominciato a ricostruire tutto, ho letto di qua, ho letto di là, mi sono informata. Di Francesco in specifico non so poi molto, era uno studente di medicina molto attivo nel movimento, ma altri dettagli non li conosco.

In modo sintetico cosa ha espresso in particolare per lei il movimento del Settantasette?

Non lo so! Chiaramente non si può fare un confronto tra come poteva essere prima e come è adesso. Noi siamo messi così forse perché c’è stato il ’77.

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

Testimonianze dirette, libri, riviste e articoli di giornale

.
Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Domandona… Non lo so, forse dovrei leggere ancora per capire, però mi sembra comunque molto attuale, anche se sono passati trent’anni sembra di leggere le cose che capitano adesso, che sono capitate almeno negli ultimi anni. Rispetto al ’68 mi sembra molto più vicino.

Angela 39 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Una decina...

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché non è stata ancora fatta giustizia per la morte di Francesco Lorusso, perché la morte di Francesco è emblematica del movimento del ’77, e mi sembra giusto ricordarlo. Non è una cosa negativa secondo me.

Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

La ricerca di libertà, soprattutto la libertà di espressione. Nel ’77 c’era una situazione politica, ossia un grande compromesso storico, che voleva zittire le voci che non erano d’accordo, e questo non era giusto e quindi mancava la ricerca, la libertà di esprimersi e dire no alle censure.

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

Conosco le vicende per averle lette sui giornali, conosco le dinamiche degli episodi.

In modo sintetico cosa ha espresso in particolare per lei il movimento del Settantasette?

La ricerca di libertà soprattutto.

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

Dai giornali, dai quotidiani ai giornali di movimento. Ma anche da testimonianze dirette.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Penso che comunque la libertà vada sempre difesa contro ogni tipo di censura.

Generoso 28 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

È la prima volta.

Perché ha deciso di partecipare oggi?

Perché appunto sono con degli amici e mi hanno detto di partecipare, e ci troviamo tutti qua...

Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Guarda, non conosco bene l’argomento perché non ho approfondito e perché è la prima volta che vengo a Bologna e non conosco molto bene questi eventi.

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

 Abbiamo parlato un po’, i miei amici e io, di questa vicenda... Mi hanno spiegato un po’, ma non abbiamo approfondito molto il discorso.

In modo sintetico cosa ha espresso per lei il movimento del Settantasette?

 È stato un movimento che ha cambiato alcune cose... Nello specifico non saprei indicarle bene.

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

 Amici.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

 Non so, penso all’unione, alla solidarietà...

Chiara 30 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Almeno una decina, negli ultimi dieci anni.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché è l’unico modo perché certe cose non si ripetano, o perché si ripetano il meno possibile visto che purtroppo dopo Francesco sono accadute spesso, e credo che questo sia il modo migliore.

Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Tutte le battaglie che sono state fatte sono state l’apertura del tentativo di cominciare a prendersi i diritti che si avevano, allora, mentre adesso si sta tornando indietro.

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

La storia... Almeno chi vive a Bologna e fa politica da un po’ di anni conosce ormai per filo e per segno, da giornali, libri, riviste, ma anche dalle persone che fisicamente c’erano ed erano anche in via Mascarella quel giorno, poi la storia la conosco molto bene, diciamo così...

In modo sintetico cosa ha espresso in particolare per lei il movimento del Settantasette?

È stato un momento di cambiamento, la chiave di volta, l’inizio di un movimento studentesco che in realtà ha continuato per molti anni seppure con alti e bassi. In realtà più che una testimonianza c’è un filo rosso che collega le lotte che abbiamo fatto e che stiamo facendo adesso come quelle che hanno fatto i nostri genitori.

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

L’interesse personale va a cercare tutto quello che trova: giornali, riviste, articoli, seguo indirettamente i ragazzi che stanno seguendo l’archivio intestato a Francesco Lorusso e a Carlo Giuliani al Vag, c’è una buona dose di materiale per conoscenza, ma la parte più paradossalmente grossa è stata data dai racconti delle persone...

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

 Di attuale... È molto difficile... Nel senso che è molto facile fare dei paralleli, perché in realtà come dicevo prima purtroppo sembra di vivere una regressione di ragionamenti. Prima non c’era un concetto di repressione come c’è adesso, ma c’era il concetto di reprimere, adesso i pochi tentativi di alzare la testa vengono schiacciati abbastanza violentemente e per cui in realtà l’attualità e lo sforzo di battersi per quello per cui uno crede, detto in modo molto in generale, poi ognuno ha un suo pensiero sul mondo in cui vive.

Franco 49 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Una decina di volte. Non amo molto le commemorazioni, ma quest’anno era il trentennale, una data abbastanza significativa. Trenta anni fa sono venuto a Bologna dalla Sicilia, e quindi ha per me un significato come tappa della mia vita. Avevo vent’anni e oggi sto ripassando i volti, i luoghi...

Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Sono domande troppo complesse per essere risolte con risposte brevi. Se ci sono persone, e non sono solo con l’occhio nostalgico, significa che tutto sommato quelle idee non sono del tutto morte. Naturalmente quelle idee non sono nate solo nel ’77... Non c’è moltissima gente oggi, ma neanche pochissima, ci sono stati anni che non c’era quasi nessuno ed era anche più triste. Invece il fatto che in questo momento ci siano parecchie cose vive non solo sul ricordo, che ci sia questo movimento per l’orario della scuola, per la ripresa del tempo pieno... Io lavoro nella scuola [...] e molti vecchi compagni li ritrovo adesso nelle manifestazioni che stiamo facendo per la ripresa del tempo pieno.
Questa è una cosa che mi ricollega a quando avevo vent’anni e avevo tante aspettative per il futuro, a quando volevamo cambiare il mondo, non ci siamo riusciti però... Credo che comunque siano stati anni importanti... Per me questa commemorazione è legata a queste nuova fase di riprese  sulle lotte del tempo pieno, erano state molto vivaci nel periodo morattiano, e avevamo avuto un attacco molto duro, nel 2003 abbiamo occupato le scuole Fortuzzi che sono il cuore dell’alta borghesia, figli di Professionisti con la ‘p’ maiuscola... A distanza di quattro anni questo attacco viene da questo governo che nella finanziaria ha tagliato molti finanziamenti per la scuola, non ce ne siamo accorti, ma adesso i provveditori si ritrovano con la scure della finanziaria a dover rifare i conti, le classi...
Se c’è un modo per commemorare il ’77 e ripartire dalle cose “belle” che stanno succedendo di nuovo sul fronte della lotta, non bisogna distrarsi altrimenti ti tolgono spazio, soldi, opportunità...
La scuola, così come tutti i servizi più o meno essenziali, che vengono attaccati per primi dai ministri quando vogliono fare i loro conti, far quadrare il bilancio pubblico. [...] Quando è venuto il ministro Fioroni per la conferenza a Palazzo Re Enzo ha ricevuto una delegazione di bambini che si sono presentati con gli striscioni ed eravamo tutti incazzatissimi e i bambini più dei grandi... Credo che ci sia un filo rosso tra il ’77 e queste manifestazioni di oggi. Penso che la voglia di rimanere in piazza a lottare nasca in quegli anni, che mi hanno formato come ragazzo, ma anche politicamente.
b.1- Allora c’era una quantità di persone maggiore, pensavamo di essere la punta di un movimento che da li a poco avrebbe dovuto realmente cambiare le cose. Non a caso questo movimento ha affrontato la questione del potere, alcune frange si erano armate, ma non perché fossero schegge impazzite, sembrava che fosse possibile cambiare le cose radicalmente, non solo con la creatività...
Il movimento era molto composito, c’era di tutto, c’erano i gruppi ideologici che si rifacevano al ’68... anni molto forti da ogni punto di vista... poi anni invasi dall’eroina... anni che un po’ ricordano gli anni ’60 americani quando le rivolte nei campus furono annegate nell’acido lisergico... Ci sono delle analogie su come il potere ha cercato di rispondere alle contestazioni. Tanti compagni hanno fatto la scelta militare, alcuni quella della latitanza, mentre altri si sono rivolti all’eroina.

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più?

Io nel ’77 avevo venti anni e per me era la rottura dalla famiglia, la ricerca di un’autonomia personale. Ero venuto per studiare ma ho iniziato subito a lavorare per una rottura con i miei genitori, mille lavoretti...Io pensavo che le cose potevano cambiare radicalmente, invece tutto è finito nel giro di pochi anni, già nell’80 si respirava un’altra aria, molto più cupa. Mentre prima piazza Maggiore era sempre piena, nell’80 c’erano spacciatori, e i compagni dov’erano? Boh?!
Anni molto brutti, fino a quasi adesso diciamo, no? Tu che dici?

Si riconosce ancora nei programmi e negli slogan del movimento?

Io credo di si, poi sai le parole sono sempre vive se supportate da esperienze, da persone, da relazioni, io penso anche se ci siamo molto dispersi le persone che hanno vissuto quel periodo sono state molto segnate da quel tipo di esperienza politica e quelle parole (gli slogan) sono ancora mie come appunto: la solidarietà, l’uguaglianza... sono parole antichissime che risalgono alla rivoluzione francese, forse anche prima, per me sono ancora importanti. Tutt’ora la ricchezza sia ingiustamente ripartita, chi consuma troppa e chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese. Io ero molto ribelle a vent’anni, e forse lo sono ancora adesso, fondamentalmente sono un individualista, ma come ti dicevo prima mi piace molto condividere le mie angosce...

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

 Le illusioni che avevamo in quegli anni non sono del tutto sparite e che in qualche modo continuano a sopravvivere con grande fatica...

Massimo 53 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?
Sei o sette e più volte!
Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?
Ho partecipato sin dal primo giorno
Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?
Restano valide alcune cosette. Primo: l’uomo sfrutta sempre l’altro uomo; Marx non aveva sbagliato assolutamente nulla! Per cui è triste che per fare i soldi uno debba debba sputare in testa ad altri uomini
Crede che sia ancora viva oggi un’eredità del Settantasette?
Ho paura di no…no!
Perché?
Hanno lasciato più tracce le femministe…No, non va inteso come un movimento separato. Sai, al cinema andavamo femmine da parte e maschi dall’altra …Io ho vissuto la classe non mista.
Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più?
 Eh, ho paura di essere come tutti i nonni che dicono: si stava meglio quando si stava peggio. Quando ero giovane io…Mah è triste comunque. Faccio un esempio: non so cosa sognare per i miei figli…Andranno da Zanarini? Faranno i gommosi al coso…Al, come si chiama? Al plasticone, il McDonald. O frequenteranno i centri sociali con la braga in giù e l’anello nel naso? Non so cosa sognare per loro.
Si riconosce ancora nei programmi e negli slogan del movimento?
Era una vita di slogan: ma di sbagliato non c’era niente. Come dice “Bombarolo”, la canzone di Dè Andrè: un vecchio disperato che di sbagliato non ha niente.
Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?
Faccio un esempio: l’animosità giovanile è finita negli stadi. Cosa tristissima, tutto lì…Noi la prima volta…Non so a Milano c’erano i Catalda: erano cattivi, noi di Bologna eravamo i poveretti del movimento: i tristi del movimento. Da quando hanno ammazzato Lorusso però…Quel giorno lì è scattato qualcosa: non eravamo più la manifestazione con un servizio d’ordine…Eravamo tutti del servizio d’ordine e tutti arrabbiati. Era la prima volta…

Maurizio 23 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Questa è la terza volta credo…

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché riconosco una continuità storica tra quello che accadde a Bologna trent’anni fa e quello che ancora oggi i movimenti studenteschi giovanili provano a fare in questa città e in altre realtà italiane, per provare a cambiare dal basso l’esistente

Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Restano validi tutta una serie di concetti: resta valido il principio dell’auto-organizzazione, quello di un’autonomia diffusa che permette di agire, di dire la propria, di provare a tessere rapporti sociali nuovi e diversi radicalmente rispetto alla realtà in cui viviamo

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

So che Francesco era uno studente di medicina e un militante di Lotta Continua che l’11 marzo del ’77, insieme a molti suoi compagni dei collettivi studenteschi o di Lotta Continua, si trovava in via Mascarella, perché i carabinieri avevano fatto irruzione all’interno dell’Università a seguito di alcuni piccoli incidenti verificatisi nelle vicinanze di una riunione di Comunione Liberazione,  che si era voluta tenere all’Università. Insomma in un momento, che, almeno a quanto riportano alcune fonti storiche, risulta tutto sommato ancora abbastanza tranquillo, relativamente a quello che accadeva spesso quei giorni…Proprio qui in via Mascarella arrivano dei carabinieri in divisa...Poi dalla macchina esce un carabiniere senza bandoliera che prende con calma la mira, spara vari colpi di pistola, di cui uno colpisce Francesco, mentre arretrava, che riesce soltanto a fare pochi passi poi si accascia tra le braccia di un suo compagno, all’altezza della lapide che ancora oggi si trova in via Mascarella. 

In modo sintetico cosa ha espresso in particolare per lei il movimento del Settantasette?

Ha espresso una voglia forte di provare a realizzare il cambiamento. Ma anche un tentativo di praticare il cambiamento. Nel senso che non si è limitato a proporre qualcosa di forte per il futuro ma ha tentato di metterlo in pratica, e lo ha fatto in forme organizzative totalmente nuove che hanno messo in discussione tutto il modo di fare politica che dal dopoguerra aveva un po’ caratterizzato le organizzazioni e i gruppi, compresa una stagione innovativa come quella del ‘68

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

Molte fonti orali, ascolto spesso protagonisti di quel tempo narrare le loro esperienze personali. Più che di gruppo, esperienze personali…Poi una serie di letture, una raccolta di saggi e materiale ed iniziative promosse da un centro di documentazioni che esiste a Bologna, il centro documentazione Francesco Lorusso e Carlo Giuliani che, da due o tre anni, si occupa di raccogliere materiale riguardo ai movimenti giovanili e studenteschi dal ‘77 a Genova, e che negli ultimi anni promuove una serie di iniziative anche in riferimento al ‘77.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

 Ritengo attuale la voglia di mettersi in gioco, di provare a ritagliarsi degli spazi che la politica istituzionale spesso non garantisce. Purtroppo oltre a questo ritengo attuale anche le forme di criminalizzazione e repressione che - vuoi la Magistratura, vuoi lo Stato, vuoi le Giunte,  insomma i vari poteri costituiti - mettono in campo per arginare certi fenomeni. Ancora oggi molti studenti e precari vivono le stesse ondate repressive di allora con gli stessi articoli del codice penale, le stesse aggravanti. Nonché la solita criminalizzazione mediatica che spesso tende ad accomunare una serie di esperienze variegate e propositive in categorie molto semplificanti, come violenza e illegalità.

Matteo 27 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Questa è la terza

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Innanzitutto per rispetto a mio padre, che ha fatto il ’77. E poi, per rispetto verso me stesso e verso la  mia città.

Cosa crede che resti di valido, oggi, dell’esperienza del Settantasette?

Credo poco. Nei giovani, soprattutto, poco: gli anni sono cambiati, e ci si è adagiati un poco, non si lotta più come si lottava nel ‘77.

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

Più o meno tutto. So che era a uno studente di medicina, so che non era armato. Manifestava per le proprie opinioni; so che quei giorni erano molto calmi, ma so anche che qualcuno gli ha sparato…E che questo qualcuno era un poliziotto, un carabiniere anzi.

In modo sintetico cosa ha espresso in particolare per lei il movimento del Settantasette?

Ha espresso una voglia di cambiamento radicale completa: quelli del movimento hanno portato le loro idee in piazza, talvolta anche le armi, soprattutto a Roma…Ma soprattutto c’era un’ideale che accomunava tutti: non i piccoli ideali di oggi!

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

Da mio padre e dai giornali che ultimamente hanno rivisitato il ’77, soprattutto adesso che cade il trentennale.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Sinceramente il fatto che in Italia…L’Italia non è un Paese nel quale si vive bene. Forse non è un Paese unito, democratico fino in fondo.

Luigi 47 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Devo dire la verità? Questa è la prima volta

Perché ha deciso di partecipare oggi?

Altre volte passavo per vedere la lapide, così …Oggi perché sento particolarmente questa manifestazione, in quanto io, pur non avendo partecipato agli scontri del ’77…Venni a Bologna nel ’79, comunque il clima che si respirava era quello. Sono qui per tanti motivi: perché sono comunista, perché sono stato  un ex-studente di medicina e Lorusso era anche lui un comunista e uno studente di medicina che ha lottato per cause giuste ed è stato barbaramente ucciso e ingiustamente… Quindi mi sembra il minimo che potessi fare

Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Mah, io penso che quello che più colpisce ancora oggi è che quei valori non sono affatto vecchi, sono ancora attuali, sono ancora un’esigenza della gente. Penso che le forze politiche dovrebbero tener conto di questa cosa, anche se la società è molto cambiata i problemi sono sempre quelli.

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del Settantasette?

Mah, un’eredità del ’77…Quello che più preme è il fatto che si possa arrivare ad una soluzione giusta dei problemi attraverso una protesta civile, magari anche forte però sempre civile. Nell’ambito del rispetto dell’essere umano…Non c’è nei giovani nessuna intenzione di provocare scontri che portino a disastri, morti.

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più?

E’ il fatto che le condizioni sociali economiche di quegli anni sono naturalmente cambiate; soltanto che oggi nella precarietà vengono conglobate figure professionali che allora non esistevano. Cioè voglio dire, un insegnate della scuola superiore oggi è allo stesso livello di un impiegato del Comune, di uno spazzino, di un collaboratore scolastico. Perché lo stipendio più o meno è quello… Gente con formazione culturale ed esperienza lavorativa diversa si trova con gli stessi problemi. Quindi riuscire ad unire queste persone, ecco: questa è la grande difficoltà di oggi  rispetto al ’77,  che prima queste cose erano naturali: cioè bastava guardarsi negli occhi e si capiva. Oggi c’è una grande distanza. Io mi ricordo che gli studenti scendevano in piazza per gli operai e viceversa. Questa cosa non succede più.

Si riconosce ancora  nei programmi e negli slogan del movimento?

Più che negli slogan mi riconosco nei valori essenziali: quelli della solidarietà, della libertà e dell’uguaglianza, che sono fili conduttori che l’uomo ha seguito per millenni…Purtroppo nella società attuale c’è un movimento che va contro a queste cose. Purtroppo ancora si deve scendere in piazza e lottare, gridare questi diritti.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

La solidarietà, la voglia di cambiare e testimoniare, oppure di richiedere una giustizia che da più parti viene negata e soffocata: c’è sempre quella voglia lì. Il ’77 è stato proprio, diciamo, il ’68 italiano…Perché nel ’68 Bologna non è stata particolarmente coinvolta… Penso che siano i valori fondamentali più forti di altri valori che possono essere, che ne so, il consumismo, il rincorrere in modo folle valori materiali che alla fine non danno poi niente.

Salvatore 42 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Bene o male tutti gli anni sono qui tranne qualche eccezione perché magari sono impegnato. Però, per lo più ci sono.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Mi piace, condivido le idee dei compagni che ci sono qui e voglio commemorare questo fatto finché non ci sarà giustizia. Sono qua come sono in piazza 2 agosto.

Cosa crede che resti valido oggi  dell’esperienza del 77 ?

Sicuramente per come l’ho vissuto io indirettamente - all’epoca avevo 13 anni - e la percezione di adesso, ci sono due elementi:  un cambiamento culturale rispetto a quello che era un modo di vivere dominante in questa città che probabilmente si trascinava dal dopoguerra: e lì sicuramente c’è stata una rottura…Dall’altro punto di vista c’è stata una sconfitta, molto probabilmente una sconfitta che si trascina fino ad oggi per il dialogo fra i cosiddetti movimenti, tra chi porta avanti alcune rivendicazioni e le istituzioni. Le istituzioni sono scese in piazza con in carri armati, in quel momento. In quel momento lo Stato ha mostrato la parte meno dialogante, quella più dura.

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del ‘77?

Ha lasciato sicuramente un cambio culturale. Rispetto ad una città che era vissuta, ideologicamente parlando, come una città “rossa” con tutto quello che questo comportava: il dominio del partito comunista con i suoi pro e i suoi contro…Dal punto di vista sociale è sempre stata una città piccolo borghese di commercianti, anche moralista se vogliamo: il ‘77 ha rappresentato una rottura  rispetto a questa cosa. Una rottura netta anche molto violenta. Dal punto di vista culturale sicuramente. Perché ha cambiato faccia a questa città. Dall’altra parte c’è stata questa repressione, questa reazione dello Stato che ha segnato a mio modo di vedere un crinale, una spaccatura fra quello che poteva essere e quello che poi è stato. Che tutt’oggi si manifesta nel senso che, in questa città c’è ancora una repressione giudiziaria, c’è ancora una repressione poliziesca: solo sabato scorso ci sono state delle cariche della polizia verso gente che manifestava per delle cose indegne di un Paese civile. E secondo me tutto parte da lì. Parte in questa città, parte da quei carrarmati in questa zona.

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi, quale differenza la colpisce di più? 

Il periodo storico è completamente diverso. Nel ‘77 la cultura dei partiti era ancora predominante. Il ‘77 ha spaccato secondo me, dal punto di vista del linguaggio, il modo di fare politica. Oggi se vogliamo ci può essere un trascinamento di quel modo di fare cultura e politica, quindi di quel linguaggio, completamente diverso nei toni, nei contenuti. Nel ’77, a parte le derive creative, comunque all’ordine del giorno, c’era il discorso di un cambiamento radicale della struttura sociale ed economica di questo Paese, ma non solo di questo. Oggi non è ovviamente all’ordine del giorno un discorso del genere. Non se ne parla, non se ne accenna neanche e mi sembra che i temi di cui parlano i giovani abbiano un linguaggio che a mio modo di vedere è abbastanza incomprensibile: nel senso che parlano di “soggettività”…Cercano col linguaggio di dare una forma a qualcosa che non ha forma per definizione, che è un movimento, senza però avere nessun argine, nessun confine, nessun paletto. Mentre nel ’77, nonostante le derive creative, nonostante la crescita dei movimenti “creativi”, comunque all’ordine del giorno c’era il cambiamento radicale di una forma sociale. Oggi questo discorso non c’è più.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza ?

Mi verrebbe da dire “delle gemme di radicalità” nello scontro. Nel senso che probabilmente nel ’77, nel ’68 , ci sono stati i primi timidi tentativi…Con Valle Giulia ci sono stati gli scontri all’università occupata, però non c’era l’organizzazione del controllo del territorio da parte dei cittadini. Non  c’era al di fuori dei partiti. Dal dopoguerra in poi il partito Comunista e i partiti anche a sinistra del partito Comunista, sono riusciti a organizzare momenti, però era tutto “istituzionale”, era tutto governato dai partiti. Nel ’77 questa cosa ha tracimato. È diventato un fenomeno non di massa, perché era molto elitario dal punto di vista culturale: il 77 è stato un movimento prevalentemente di studenti. Però è uscito dagli argini dei partiti. Probabilmente la crisi dei partiti è incominciata anche lì, in questa maniera drammatica. Il ’77, come eredità negativa ha portato anche a quello.

Nino 48 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione ?

Ci sono già stato.Perché ero qui trent’anni fa. Ho partecipato al ‘77

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del ‘77?

Certo. Se si pensa al tema dei non garantiti… Penso che sia più attuale che mai. Forse politicamente, come tema più prettamente sociale, è questo. E poi si sogna sempre di fare la rivoluzione: allora, penso che questo sia la molla: anche sapendo che non si può fare. C’è anche un’ eredità di natura sentimentale. Secondo me non si può fare politica senza far leva sui sentimenti. Allora, in qualche modo, la politica e la vita di tutti i giorni erano la stessa cosa. Un clima tutto particolare. Oggi invece…Quelli che l’hanno fatta allora oggi hanno almeno 50 anni e quelli di adesso…Mi sembra che ci sia un buon movimento

Rispetto all’ambiente sociale, culturale, politico di trent’anni fa e a quello di oggi, quale differenza la colpisce di più?

Allora la classe operaia, la cosiddetta classe operaia, c’era veramente. Qualcuno andava, anche se faceva già ridere allora, a dare i volantini davanti alle fabbriche. E comunque la composizione sociale era più simile a quella …Diciamo che lì c’è stato un punto di rottura. Quegli anni là sono stati anticipatori di quello che c’è adesso: la “frastaglizzazione” della società, il precariato ecc... Diciamo che allora era diverso da adesso. Era molto diverso. Anche se c’erano degli spunti che il movimento ha saputo vedere: ha saputo vedere quello che sarebbe accaduto successivamente.

Si riconosce ancora nei programmi e  negli slogan del movimento?

Qualsiasi slogan, se ci ripensi, fa ridere. Come posso dire che mi ci riconosco? Mi ci riconosco sentimentalmente.

Riccardo 50 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Tutte esclusa una.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché questa è una memoria che non va dimenticata, sono fatti che purtroppo sono successi. Bisogna partecipare comunque a queste cose qui.

Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Noi abbiamo partecipato perché ci credevamo, abbiamo avuto qualche anno che ci siamo rilassati un po’, però sono convinto che bisogna comunque continuare su questa linea.
Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del Settantasette?
Certamente, lo vedi dalle persone, da questa gente: conta tutti i capelli bianchi che ci sono…

Quale?

La voglia di fare

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi, quale differenza la colpisce di più?

Il fatto del menefreghismo che si vede in giro.

Si riconosce ancora nei programmi e negli slogan del movimento?

Sempre. In prima linea comunque.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Quello che mi rende felice è il fatto di vedere ancora le facce di allora, comunque presenti, con trent’anni in più chiaramente…Però siamo qua.

 

Alberta più di 50 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Quasi tutte

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché nel ‘77 ero comunque in piazza, ero comunque col movimento. Tendenzialmente non sarei nemmeno voluta venire, perché l’enfasi data al trentennale non mi piace, non c’è nessuna enfasi per me, ogni anno è sempre stato uguale al precedente, non sento nessuna particolare enfasi col fatto che sono passati trent’anni. Nello stesso tempo, però, mi fa piacere che ci sia stata anche dalla la volontà di sottolineare il ricordo di questo fatto.

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del Settantasette?

Difficile dirlo…Mi verrebbe da dire, in questi ultimi anni, proprio no, non vedo nulla…

Perché?

Mah, una delle ragioni secondo me è la nebbia culturale che è calata e che si è diffusa. L’esperienza delle radio libere è stata bellissima - Radio Alice certo - però poi è stata fagocitata, non solo dalle radio ma dalle tv libere, e questo ha creato un correntone di smog e di nebbia sulle giovani menti che sono cresciute ottenebrate, è passata la sub-cultura, quella che ha fornito la televisione.

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più?

Forse ragionavamo di più con la nostra testa, forse. Adesso non saprei indicare una caratteristica precisa… Mi sembra che ci fosse più autonomia, più libertà di pensiero. Oggi libertà di pensiero non c’è più, proprio perché il pensiero nostro in realtà è indotto, manipolato.

Si riconosce ancora  nei programmi e negli slogan del movimento?

In buona parte sì.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Beh, c’è da tener presente che anche dal punto di vista sociale ci sono stati dei grossi cambiamenti: per esempio, non so, l’ondata dell’immigrazione… Ci sono delle realtà sociali che sono diverse da allora e che emergono adesso. Ci sono movimenti di apertura e di, come dire?, di aiuto, di solidarietà, di cooperazione…Ecco, in questo ritrovo l’attualità come anche quando c’è stata Genova, per esempio.

 

Silvia 60 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

 All’inizio subito, i primi anni. Poi dopo non più. Adesso sono venuta per rimarcare una rottura che ci fu esattamente nel ’77. Allora ero iscritta al P.C.I.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

 Perché c’è, secondo me, una rottura. Si sta rimarcando un’altra volta una rottura per motivi diversi, sia nei confronti dei giovani, sia nei confronti della città stessa. Io per esempio sono una commerciante, anzi una bottegaia, quindi vivo molto la conflittualità di questa cosa.

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del Settantasette?

Mah, sicuramente in vari modi sì. Io appartengo alla generazione del ’68, ma in molti di quelli più giovani c’è questa voglia di rompere gli schemi, di creare cose diverse e comunque alternative. Io la vivo in questo ragionamento dell’essere alternativi, ma non della violenza ovviamente.

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più?

Comunque il disagio giovanile c’è, tutto uguale. Allora era più politicizzato perché c’era una maggiore consapevolezza, poi c’erano problematiche diverse, perché parliamo degli anni ’70. Adesso è tutto meno politicizzato, è meno vissuto in maniera problematica,  ma è strisciante…Tutto questo casino che lei vede in giro…C’è questa insofferenza, questa insoddisfazione che deriva dal fatto che tutti questi ragazzi non hanno certezze, hanno un futuro molto precario: però non la incanalano in qualcosa di più generalizzato, ecco.

Si riconosce ancora nei programmi e negli slogan del movimento?

E’ diverso, è diverso. Io mi riconosco nelle cose creative ma non in altre.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

 L’aver messo in contraddizione certi schemi e certe prefigurazioni. Per esempio Bologna: la città più libera del mondo no? Bologna è accogliente: io non sono bolognese e tutti noi l’abbiamo vissuta come una città dove venire perché era il massimo, dove c’erano gli autobus gratis. Questa città che aveva dato così importanza alla solidarietà, al rapporto tra la gente…Io mi ricordo un’intervista fatta proprio in quel periodo ad un commerciante di frutta e verdura al quale chiesero: ma lei cosa dice degli studenti? Rispose: gli studenti fan la loro parte noi facciamo la nostra…Cioè, non c’era una contrapposizione perché comunque c’era nella tradizione, nel DNA di Bologna, questa voglia di capire. Questa non contrapposizione si è rotta…

 

Nazareno 67 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

 7 o 8 volte.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché per la città di Bologna, per chi ha partecipato alle lotte politiche, soprattutto sociali, dagli anni  ’60 agli anni ’80, credo che questo sia stato un momento simbolico

Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Da una parte resta valido il meccanismo che mette in moto i movimenti di massa quando il vaso di pandora salta, e questo vale per quell’occasione come per tante altre nella storia e speriamo anche in  futuro. Dall’altra parte  il fatto che una città così composita nella sua composizione sociale, nella sua storia, nelle sue figure simboliche, ha visto un momento praticamente irripetibile di incrocio tra la crisi del vecchio assetto di potere e quello che da Dozza porta al Pci,  alla crescita economica e alla gestione dell’insieme della società, della vita bolognese

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del Settantasette?

 Secondo me sì, sicuramente, però…Ecco, per cominciare ad andarci dentro ci sarà da distinguere bene tra quali sono ancora le cose da dire, in termini di propellente per un nuovo movimento sociale e politico, e quanto, invece, è da prendere in esame come errore fatto e da non commettere più

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più?

Secondo me sono cambiati i termini visibili o se vuoi elementari delle composizioni e della forma di alcuni dei conflitti. Ma le radici di quei conflitti degli anni ’70 ancora sono molto rigogliose.

Si riconosce ancora nei programmi e negli slogan del movimento?

Non in tutti.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Il fatto che si cerchi di capire, da quello che si muove, dove tira il vento.

 

Anna 50 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione ?

Io ci sono stata altre volte. Per commemorare una persona uccisa c’è sempre un motivo valido, in qualsiasi parte del mondo, non solo qui sotto ai  portici, e a Bologna. Io non ci sono stata a  Bologna in quel periodo, non conoscevo Francesco Lorusso.

Cosa credete che resti valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Tutto quello che tu vedi sparpagliato nella società della comunicazione, e comunque in una certa dimensione, è germogliato nel ‘77. Oggi nessuno si vuole rendere conto di questo, lo si vuole ridurre ad una questione dei fatti di marzo, dove nessuno sa cosa sono questi fatti. Io vorrei che finalmente si parlasse non solo degli scontri ma di tutto quello che c’è stato prima: perché questo è veramente quello che è stato ammazzato. È stata ammazzata una persona, però allo stesso tempo è stato ammazzato in qualche modo una spensieratezza che poi dopo ha prodotto gli anni cupi e il terrorismo. Perché ovviamente quando qualcuno ti ammazza tu che fai: rispondi, perché non è che siamo tutti come “porgiamo l’altra guancia”. Secondo me bisognerebbe parlare di questo e soprattutto svelare: cosa sono questi fatti?  E quindi forse aprire un coperchio che farebbe uscire qualcosa in più.

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più ?

Non  c’è nessuna differenza: secondo me si combatte sempre per qualcosa che uno sente dentro, che ha la necessità di realizzare. È chiaro che questo è in contraddizione con quello che è “il mondo”, o  comunque la “società”: perché è improntata sul capitalismo, sulle questioni economiche, e quando tu vai a disturbare l’ordine economico è chiaro che questi non ci stanno. 
Per cui ci si batte per una vita migliore, e quello c’è sempre stato è secondo me il contenuto del movimento. In questo senso c’è continuità. Poi ci sono i giornali degli anni di piombo italiani, se tu non vuoi indagare su una fetta di storia …E’ la stessa cosa che non si vuole fare sul Ventennio italiano: è parallelo. Non lo vuoi fare in una direzione, non lo fai neanche nell’altra. Il tutto per far continuare una sorta equilibrio per fare andare avanti le cose. Senza però fare chiarezza e forse …E quindi io non sono qui per ricordare un evento, ma sono qui per la memoria, che è un’altra cosa: non dimenticare. Così come non si possono dimenticare le altre cose che sono successe in Italia durante il Ventennio. Bisogna fare luce.

Giovanni 24 anni

Hai partecipato altre volte a questa commemorazione?

Sì. Perché, comunque è un evento che è stato importante per Bologna e per una parte di giovani che si impegnano ancora oggi nel movimento, nella società. È stato un evento importante. C’è stato un ragazzo che è rimasto ucciso perché stava manifestando le sue idee, quindi penso che sia doveroso esserci.

Cosa crede che resti valido oggi dell’esperienza del ’77?

Il 77 è stato un grande momento di partecipazione, un grande momento di elaborazione collettiva di idee, diciamo che ha segnato una cesura, una frattura fra due modi di fare politica. Diciamo che dal ’77 in poi sono cambiate molte cose, anche nella politica attuale c’è molto di quella elaborazione. So che Francesco Lorusso era uno studente più o meno della nostra età che studiava medicina, frequentava il movimento come tanti in quegli anni e si è trovato a morire, ad essere ucciso, da un ragazzo più o meno della sua età, perché era in piazza. Ho trovato informazioni su Internet, ma c’è anche un sapere diffuso a Bologna di quello che successe in quegli anni. Se ne parla, continua ad  essere al centro di molti discorsi che si fanno in questa città. Il movimento del ’77 era molto variegato. Era un movimento plurale, era un movimento che per la prima volta era riuscito a coinvolgere molte persone  anche su rivendicazioni che erano ampie. Aveva una specificità, ma non so se adesso quell’esperienza si potrebbe riprodurre. È stato un momento che si è concluso e adesso bisogna ricreare delle mobilitazioni: con altre tematiche che siano attuali.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

I modelli organizzativi, la grande partecipazione, le rivendicazioni che parlavano di come fare politica, del nuovo approccio alla politica, della bio-politica. Penso che molto di quella esperienza si può riprodurre. Dopodiché il ’77 ha una fase storica, è bene inserito in quella fase, adesso non si potrebbe riprodurre.

Vincenzo 38 anni

Quante volte ha  partecipato a questa commemorazione?

Guarda almeno due volte… Cioè questa è la terza, sì la terza.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché secondo me è un evento che va ricordato tutti gli anni, è una cosa importante quella che è successa e non dobbiamo dimenticarla.

Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Parecchie cose, soprattutto la voglia di cambiare alcune cose, quella rimane.

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

Non c’ero, so quello che mi hanno raccontato in maniera abbastanza dettagliata. Penso di aver capito più o meno ciò che animava lo spirito di quegli anni. So quello che è accaduto.

In modo sintetico cosa ha espresso in particolare per lei  il movimento del Settantasette?

La voglia di cambiare qualcosa, non sempre con delle modalità che mi appartengono, però sicuramente mi appartiene la stessa voglia di cambiare qualcosa.

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

Racconti di persone che c’erano.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Purtroppo è rimasta invariata la situazione di alcune cose, quelle che riguardano il mondo del lavoro ad esempio.

Gianluca, 43 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Sono sincero: i primi anni, poi ho mollato, mi sembrava troppo retorica all’epoca, stavamo entrando negli anni Ottanta e anch’io sono stato travolto da quella mentalità.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché è successa una cosa molto grave. Non pensavo che si potesse sparare alla gente così...

Crede che sia ancora viva oggi un’eredità del Settantasette?
L’eredità… C’era più impegno credo, le persone pensavano meno all’estetica e più alle cose che contano. Forse ha lasciato più eredità agli anni Ottanta, e la cosa mi dispiace, ovviamente. Se potessi lavorerei per riprendere…

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi, quale differenza la colpisce di più?

Che oggi sono tutti “fighetti”, magari sono sintetico, però è efficace…

Si riconosce ancora nei programmi e negli slogan del  movimento?

Con il senno del poi sì! Cioè ho avuto modo di criticare, continuo ad avere un atteggiamento critico, ti ripeto all’epoca ero un bambino, partecipavo più perché c’era casino che per convinzione politica, anche se la mia famiglia era di sinistra. Però col senno del poi sì! Trovo che siano molto attuali, visto come stanno le cose...

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Il fatto che si guardasse al concreto delle cose... Mi rifaccio sempre ad un discorso di estetica, l’estetica è soprattutto “non sei giovane”, “non sei bello”, “non lavori da nessuna parte”... All’epoca tu non guardavi in faccia la persona, la guardavi negli occhi, è diverso, magari mi sbaglio. Io ero un bimbo, ma tanta gente che si affrontava nell’Università, e che era molto più grande di me, ha imparato un sacco di cose allora, adesso quando vado in giro non trovo più persone così interessanti.

Enzo 58 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Tutti gli anni.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché io condivido gli ideali di uguaglianza e di giustizia di Francesco.

Cosa crede che resti di valido, oggi, dell’esperienza del Settantasette?

Dell’esperienza del ’77... Diciamo che dal ’68 in poi, quel decennio lì è stato un decennio molto importante, non solo per noi ma anche per gli altri, per quelli che non condividono queste cose, capisci... Sono stati anni che hanno cambiato anche la visione della vita, per me ovviamente...

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del Settantasette?

Si tratta della brace sotto la cenere, penso che i ragazzi di oggi siano come quelli di allora, adesso sono distratti da altre cose, ma sotto c’è il fuoco, il fuoco c’è sempre, per me.

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più?

Come diceva uno che ha contestato un po’ quegli anni, Pasolini, c’è un po’ più di omologazione, di “voler essere tutti uguali”, però secondo me, e sotto questo aspetto sono ottimista, la questione centrale è sempre quella della cenere sopra la brace, perché il fuoco c’è sempre.

Si riconosce ancora nei programmi e negli slogan del movimento?

Sì, sì! Assolutamente!

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

L’esperienza del ’77 è rimasta attuale, adesso [quelli che la perpetuano] si chiamano “no global”, prima si chiamava “movimento”... Ma le pulsioni sono uguali, per me.

Claudio 55 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Tutti gli anni.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché la memoria è una cosa importante, va mantenuta viva, perché quello che è avvenuto in quegli anni non è stato mai risolto, non solo dal punto di vista delle tematiche che si portavano avanti, del tutto attuali, ma anche dal punto di vista della ricerca delle responsabilità, di quello che ha combinato lo Stato. Della violenza dello Stato di quegli anni non si parla mai, si parla solo delle Brigate Rosse.

Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Nulla può rimanere valido nel senso di ciò che è avvenuto, ciò che avvenuto nel passato non si ripropone mai nel futuro con le stesse identiche modalità, perché cambiano le situazioni storiche, cambiano i bisogni, cambia il contesto. In ogni caso però ciò che è avvenuto può servire per le generazioni future, sia per quel discorso che rimane ancora valido, sia per evitare gli errori.

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del Settantasette?

È viva perché il ’77 fu precursore di quello che sarebbe accaduto negli anni successivi. I giovani di quel periodo, soprattutto nei grandi centri urbani, vivevano le contraddizioni che sarebbero diventate le contraddizioni del nostro tempo: la precarietà del lavoro, la produttività industriale, il superamento dell’economicismo come unico orizzonte sul quale era incentrata la sinistra, il tema dell’esistenzialità, un nuovo modo di concepire la vita e i rapporti sociali, le relazioni.

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più?

Gli anni ’70 sono in un certo senso irripetibili nel senso che parliamo di un decennio che parte dal ‘68 , che ha già una sua differenza col ’77, però c’è una continuità storica. Furono anni che in Italia durarono molto di più che altrove, anni che videro una sollevazione giovanile in tutto il mondo. Una prima differenza è di ordine geografico. In quegli anni in molti paesi di tutto il mondo, dell’Occidente europeo ma anche dell’Est Europeo, e poi in America Latina e negli Stati Uniti, si ebbero movimenti... È chiaro, quando un movimento ha una dimensione di questo tipo l’eredità che nasce è enorme, da questo punto di vista c’è la prima differenza con l’oggi... È che oggi ci sono solo alcune punte più avanzate di movimenti sociali, ma si è molto più sulla difensiva rispetto ad allora. Ciò che avviene oggi lo inquadrerei più come resistenza, non c’è una controffensiva.

Si riconosce ancora nei programmi e negli slogan del movimento?

 Gli slogan non sono uguali per tutti, nel senso che anche in quegli anni c’erano delle differenze, c’erano molti gruppi che si muovevano, dall’Autonomia a Lotta Continua, c’erano varie sfumature, non c’era un unico orizzonte, e naturalmente certi slogan non sono riproponibili, oggi non sono neanche concepibili, perché c’erano slogan anche molto forti, validi all’epoca anche perché l’avversario non era troppo mite, erano anni in cui si sparava e c’erano stragi. C’era un clima da guerra civile, oggettivamente diverso. Non perché i compagni fossero sanguinari, ma c’era un altro contesto storico.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Alcune tematiche di quegli anni sono molto valide anche adesso, il movimento omosessuale, i pacs, tematiche che stanno nuovamente tornando, il nuovo modo di concepire le relazione sociali, il modo di concepire la società, il nuovo modo di concepire la famiglia, sono temi che in quegli anni erano stati già trattati senza alcuna legiferazione. Anche dal punto di vista legislativo: il divorzio, l’aborto sono conquiste di quegli anni. In questo senso il movimento ha anticipato un discorso che sta ritornando. La crisi di questa società è soprattutto economica ma riguarda anche una crisi di relazioni sociali e interpersonali. Naturalmente i conservatori vogliono ritornare al Medioevo, e quindi sta a un movimento nuovo, che secondo me deve ancora svilupparsi, mettere al centro queste tematiche, oggi c’è il rischio che vinca il Medioevo. Oggi l’avversario può prendersi la rivincita. Speriamo di no.

Mariella 53 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

 Bah, dall’11 marzo del 77 …Quando ero a Bologna sempre

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché, a parte che  Lorusso era un compagno…Perché è il simbolo della violenza di Stato: quando non sanno come risolvere i problemi ammazzano per portare repressione…Oggi come gli altri anni…Oggi è il trentennale e questa mattina quando mi sono alzata ho pensato che avrebbe avuto 54 anni…Quindi sarebbe stato ancora molto giovane

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del Settantasette?

Bah, ad esempio il femminismo in assoluto, in una forma diversa…Perchè ancora dopo 30 anni si sta faticando se non addirittura tornando indietro…La consapevolezza dei bisogni…Oggi siamo andati indietro


Si riconosce ancora nei programmi e negli slogan del movimento?

Con trent’anni di più si

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

La lotta di fabbrica, ad esempio. Vorrebbero cancellare il salario, la libertà, la creatività e soprattutto il concetto che il personale è politico.

Fulvio 50 anni

Quante volte ha partecipato ha partecipato a questa commemorazione?
Più volte
Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?
Perché poi i simboli contano: 30 anni sono trent’anni
Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?
Queste sono domande complesse, se c’è qualche domanda più semplice poi si questa ritorniamo…
Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del Settantasette?
Non credo che esista un’eredità del 77 perché il ‘77 era all’interno di un disagio che era anche un disagio materiale, molto più accentuato e sentito di quello di oggi…Nel ‘77 lo studente medio faceva un’ora di fila alla mensa, oggi tutto questo non c’è più…Ad esempio altri tipi di situazioni che parlano di disagio materiale, la differenza c’è.
Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più?
Differenze sostanziali sono il fatto che all’epoca c’era una vera proletarizzazione. Oggi, per il semplice motivo che è aumentato il reddito complessivo, si è ridotta la proletarizzazione. Questa è una differenza importante tra ieri e oggi…Dal punto di vista invece del disagio politico, del disagio esistenziale, non vi sono differenze. Quello diventa poi  un discorso generazionale come è normale. A vent’anni c’è il desiderio di cambiare, di mettere fine alle ingiustizie…E questo è, diciamo, l’elemento unificante dal ‘68 in avanti 
Si riconosce ancora  nei programmi e negli slogan del movimento?
Non me li ricordo…Ma erano movimenti di lotta immediate ...E poi, altri erano slogan generali di riforma, di cambiamento della società: per cui in quelli uno si può sempre riconoscere.
Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?
Ritengo  attuale questo bisogno di cambiamento, è ancora attuale e non credo che cambierà nel futuro, nel senso che ci sarà sempre il bisogno di cambiamento di giustizia sociale.

Marco 33 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

E’ la seconda

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché faccio parte di un collettivo che comunque si occupa di queste cose…Ed è la dietro: in via Mascarella 77.

Cosa crede che resti valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Eh... l’umanità, la partecipazione, fondamentalmente.
Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?
Beh, tante e poche cose…Oggi ci si ricorda di tante cose, però se ne hai vissute ben poche…Io non ne ho vissute quindi poco posso dire.

In modo sintetico cosa ha espresso in particolare per lei il movimento del Settantasette?

Idee. Soprattutto idee.

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

Soprattutto video, televisione ovviamente: bombardati dalla televisione!

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Ben poco purtroppo…Poca partecipazione se non in limitati centri sociali…Vecchi dissidenti e non…Purtroppo, i giovani, nonostante sappiano partecipano poco…Quindi resta ben poco se non tutto quello che viene trasmesso e ripetuto. Però non c’è nulla di ripetibile di quello che era il ‘77

Luca 42 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Per lavoro 15 anni e comunque spesso.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

A parte il lavoro ritengo che sia giusto venire a ricordare Francesco. Per quello che rappresenta e per quello che è stato.

Cosa crede che resti valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

La voglia di cambiamento, una testimonianza di una generazione che ha comunque votato se stessa a un ricerca di cambiamento, più o meno con i giusti mezzi: questo non sono io che lo devo decidere…

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

Mah, più o meno tutto, le varie fasi della, come si chiama?…Della riunione di Comunione Liberazione, insomma più o meno tutto…Poi quel che s’è saputo dai compagni e via dicendo 
In modo sintetico cosa ha espresso in particolare per lei il movimento del Settantasette?
 Ma io sono del ’65, quindi per me il movimento del ‘77 era una cosa un po’ lontana: perché, appunto, di un’altra generazione… Ti ripeto: tutto quello che ha rappresentato come esempio, come lotta e via dicendo, rimane. E’ rimasto e rimarrà nella storia bolognese, italiana ormai.

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

Testimonianze dirette da persone

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Non lo so, è una brutta domanda…

Claudio 55anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?
Eh, questa è una delle prime volte, perché io lavoro, quindi i giorni feriali non posso venire…Ma, quando capita…
Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?
Perché ho vissuto quel periodo 
Cosa crede che resti valido oggi dell’esperienza del Settantasette?
Ma non lo so, faccio fatica…Diciamo che quel periodo è stato un momento ed è difficile spiegarlo a posteriori
Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del Settantasette?
No
Perché?
E’ difficile spiegare quello che era quel momento, l’atmosfera che c’era in quel momento…Già l’atmosfera di quel momento, che non era fatto di cose storiche ma era appunto un’atmosfera…Per cui è difficile dirlo a parole, questo è un parere personale
Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più?
Beh, siamo messi molto peggio, penso
Si riconosce ancora nei programmi e negli slogan del movimento?
 Eh, a 56 anni… Penso che per pudore dico di no: spazio ai giovani
Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?
La ribellione: che non c’è più.

Mario 68 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Un paio di volte…No, forse tre volte.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché per me rappresenta un ricordo anche della mia vita…Perché io abitavo in via Mascarella e ci abito ancora. Ho visto, ecco…Ho vissuto quei momenti…

Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Purtroppo del movimento del ‘77 rimane valido l’individualismo, che il movimento studentesco, non operaio, del ’77…L’individualismo dicevo, che è stato voluto e reintrodotto a scapito del collettivismo faticosamente raggiunto nel 68-69 con i movimenti, operai soprattutto, ma anche studenteschi

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del Settantasette?

Purtroppo sì e lo si vede nell’individualismo di gruppuscoli che non si possono definire collettività, e nell’individualismo della cancellazione della partecipazione, anche se ci va tanta gente quando ci sono certe manifestazioni… Però, ad esempio, il 12 dicembre a Milano in piazza Fontana non c’è più nessuno. Il 2 Agosto in stazione, qui a Bologna, dovrebbero arrivare in 20.000 e invece sono solo in 2000! Potrei andare avantti: la diminuzione degli iscritti di partito, non c’è più il collettivismo…

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza  la colpisce di più?

Dunque: la differenza è che il problema della sicurezza è un dettaglio. Mentre interessa che al giorno  d’oggi all’una di notte non ci si incontra più. Ma non tanto perché non c’è sicurezza, quanto perché non c’è più voglia di riunirsi. Perchè non c’è più questo spirito di unione che trenta anni fa c’era. Adesso ognuno fa i suoi cavoli propri, c’ha il suo giro ristretto…omertoso

Si riconosce ancora nei programmi e negli slogan dei movimenti?

 Si mi ci sono riconosciuto per ciò che dell’individualismo si riferisce ai diritti fondamentali, mah… eh… non si può in nome della libertà, parola con la quale ci si riempie la bocca, cancellare la comunità i valori della comunità… non si può!non si può! Si, mi riconosco per i diritti, ad esempio i diritti sulla libertà, ad esempio l’omosessuale per dire… tipo…questo mi ci riconosco eccome anzi direi il movimento del ‘77 ha accentuato quello che è stato cominciato nel ‘68 dal punto di vista della eliminazione della gerarchia: prima del ‘68 se uno rispondeva male a un professore o ad un datore di lavoro veniva licenziato il giorno dopo. Oggi no, però l’individualimo interessato introdotto nel ‘77 ha via via accentuato questo individualismo che oggi risulta eccessivo.
b.4 – L’individualismo rivolto alla ricerca dei propri diritti. Individuali eh?! Civili! e sono stati attenutati i diritti politici e quelli sociali. L’individualismo sfrenato in nome della libertà del movimento del ’77 ha accelerato e liberalizzato il concetto di qualunque tipo di droga: debole o non debole, perché la droga è anche una libertà, sotto tanti punti di vista. Quindi ha voluto anche dire una libertà sotto tanti punti di vista. Quindi ha avuto anche questo torto il movimento del ’77… e non solo…ma quelli che c’erano nel ’77, per quanto giovani, io non li ho mai visti alla commemorazione delle stragi fasciste… eppure si sentivano di sinistra loro lì…era un movimento radical borghese: i vari Benecchi, Gad Learner gente come Bifo! Gente radical borghese che del collettivismo – io c’ho la mania del collettivismo – della comunità e collettività non avevano il concetto!

Francesco 65 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

È la seconda volta.

Perché ha ritenuto di prender parte più volte a questo evento?

Perché quel periodo l’ho vissuto direttamente, seppur in posizioni diverse, facendo l’autista di mezzi pubblici, eravamo coinvolti in tutto quello che succedeva […] , di conseguenza quando ci fu quel fatto io mi trovavo a porta Mascarella bloccato dal traffico e…Io ho tre figli, sto cercando di coinvolgerli, ma vedo che qui c’è tutta gente con i capelli bianchi come c’ho io, di conseguenza questo mi lascia molto, molto deluso.

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del ’77 ?

Onestamente non lo so, però ho la sensazione che tutto gioca per fare andare nel dimenticatoio tutto. I revisionismi storici da parte anche di uomini che appartengono alla sinistra …Questo mi lascia molto perplesso. Mi sembra quasi che ci sia un lavoro sotterraneo in modo che tutto vada a…
Probabilmente perché trovano il terreno fertile: nel senso che i giovani, oggi, mi dà l’impressione che si interessino poco dei problemi. Dei problemi che hanno scatenato il ‘77 qui a Bologna. Io dico che oggi ce ne sarebbero di ugualmente validi.  
 
Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più.?

Io allora  avevo una posizione critica nei confronti degli studenti; perché dicevo: gli studenti, che cosa vogliono, sono mantenuti, ecc… Poi ho avuto la fortuna, con dei sacrifici, di far studiare mio figlio e ho capito che invece, pur avendo la fortuna di studiare a Bologna, di fare l’università qui a Bologna…Mi sono messo nei panni dei genitori che mandano i figli in altre zone a studiare, facendosi carico di tutti gli oneri gravosi che ci sono. Affitti: attualmente si sta parlando dello sfruttamento degli studenti e questo mi dà l’impressione che, appunto, essendoci una reale situazione tragica, non ci sia una reazione proporzionata. Ma anche da parte di quella politica che dovrebbe essere più sensibile: a parole sono tutti sensibili ma poi quando si chiude l’ufficio…

Paolo 54 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Ci sono stato anche altre volte, ma erano dieci anni che non venivo. Mi ha convinto un mio amico a rivederci qua in alcuni. Ho partecipato all’esperienza del ’77.

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del ‘77?

Lo spero, lo spero.Vedo che i ragazzi continuano a seguire l’impegno politico che è rimasto a Bologna. L’eredità l’ha lasciata in noi, purtroppo l’ha lasciata in chi governa questa città. Non penso che sia cambiato molto. Mi riconosco nei programmi e negli slogan degli attuali movimenti,  assolutamente sì, forse più di quelli del ’77…Li vedo molto impegnati…Il movimento, quello che voi definite “no global”  ha ripreso i temi che erano anche i nostri e li porta avanti con più radicalità rispetto a noi perché dopo un  certo periodo noi siamo stati schiacciati dalla storia del terrorismo. Adesso questo problema non c’è, mi sembra che riescano a portare avanti…Sull’efficacia non lo so. Non c’è più Zangheri ma c’è Cofferati, e la storia non cambia: i poteri forti a Bologna sono sempre quelli. 

Francesco 46 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione ?

Sempre. Ho partecipato anche al movimento del ’77, anche all’11 marzo. Quella mattina lì potevo esserci io sotto il piombo. Per cui mi ritengo un uomo fortunato, in questi trent’anni, ad essere ancora qua. Non conoscevo personalmente Francesco Lorusso, perché ero un po’ più giovane. Ero alle medie allora. Io ero d’Autonomia. Noi avevamo la sede accanto. Avevamo la sede dove adesso ci sono i vigili urbani, mentre la sede dei CPS, degli universitari, era quella accanto. Era quella che è in angolo con via Petroni.

Cosa crede che resti di valido, oggi, dell’esperienza del ‘77 ?

Penso che fondamentalmente ci sia un sedimentato storico. Ed il sedimento storico è nei centri sociali e nei sindacati di base. Quelli portano avanti - i sindacati di base - l’autonomia operaia. L’autonomia della classe dalle istituzioni e i centri sociali, allo stesso modo, si muovono sul piano delle esigenze dei giovani del territorio. Credo che sia la continuità del ’77: questo è fondamentale. Poi ci sono state tante altre cose: come diceva Fortini, “ci hanno mangiato le nostre verità”. Tante cose se le sono prese anche la pubblicità o le istituzioni stesse. Tanti che facevano i capetti allora sono diventati istituzionali. Qui c’è sempre un misto di disgusto e partecipazione, di affetto e incazzatura. Perché mi trovo di fronte a dei compagni a cui sono affezionato per un percorso fatto e che non sono più compagni, che adesso li trovo dall’altra parte quando faccio una trattativa sindacale o una lotta per la casa. Questa è la lacerazione ad essere qui.

Se pensa all’ambiente  sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi, qual è la differenza che la colpisce di più ?

A livello cittadino è aumentata la disgregazione che allora era iniziata. La fine della città vetrina ... Un pallido ricordo. Quello che si è acuito è l’aspetto bottegaio della città. Sono le due facce della stessa cancrena. Continuano ad esserci le stesse politiche repressive che, con la privatizzazione dei servizi pubblici, non hanno più neanche dall’altra parte un qualche vantaggio per il proletariato della città.

Mirco 36 anni

Ha  partecipato altre volte a questa commemorazione?

Sì.

Perché ha  ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Il ricordo di un evento così tragico e importante è sempre  bene ricordarlo. Non dimenticare quello che è successo. Di Francesco Lorusso so che era un militante che …Io la sua storia l’ho letta, è stato ucciso qui d’avanti, come tanti era qui a manifestare quel giorno; senza nessun motivo è stato ucciso.

Secondo lei  cosa resta valido  oggi dell’esperienza  del’77 ?

È una domanda veramente complessa. Non saprei dire, forse lo spirito che l’animava … Io non starei a fare dei parallelismi. Il ’77 è stato un gran movimento che aveva voglia di cambiare le cose, con tanti motivi e tante ragioni giuste. Che ha avuto dei successi, come tante cose, poi invece è andata a finir male per tanti motivi, però ha ottenuto anche molte cose importanti. Per esempio molte leggi sulla libertà delle persone…Queste cose soprattutto.

Camilla 23 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Quattro. Questa è la quarta volta.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché, comunque, data la continuità del periodo storico e dei movimenti che c’è dal ’77 a oggi e data l’affinità tra l’uccisione di Lorusso e quella di Giuliani, mi sembra giusto che anche noi siamo qua

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

Oddio, sto leggendo adesso qualche libro, sapevo solo che è stato ucciso l’11 di marzo dai carabinieri, durante una delle tante contestazioni che c’erano a Bologna in quel periodo e questo ha provocato una mobilitazione definitiva di tutti gli studenti compresi quelli di medicina – io faccio medicina – che da anatomia si sono trasferiti qua

In modo sintetico cosa ha espresso in particolare per lei il movimento del Settantasette?

Un inizio di quello che io sto cercando di fare oggi, perché trovo tantissimi punti di convergenza e di idee tra quello che c’era allora e quello che io penso oggi, per cui penso che ci sia più che altro continuità.

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

 Al di là di mio padre - lui studiava a Bologna e c’era in mezzo – dai libri. Anche il VAG (centro sociale, ndr) mi ha aiutato tantissimo

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

 La contestazione che era fatta allora  - così come si cerca di fare oggi - ai partiti che non rappresentano più la maggioranza dei giovani e il fatto che si debba trovare un punto di accordo e di condivisione con idee che possono essere diverse: non bisogna arrivare alla violenza, all’uccisione di manifestanti solo perché pensano qualcosa che il Governo non vuole che venga pensato.

Luca 27 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Cinque.

Perché ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché io personalmente lo sento molto. Conosco la storia del ’77, ho fatto una tesi di laurea sul ‘77 quindi comunque lo conosco e quindi mi sento di partecipare.

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

Militante di Lotta Continua, 25 anni, studente di medicina, è stato ucciso in via Mascarella l’11 marzo del ’77 dopo che il movimento ha avuto uno scontro in via Zamboni con Comunione e Liberazione. Sono intervenuti i carabinieri. E’ stato ucciso dal carabiniere Tramontani, ufficialmente a colpi di pistola alle spalle. E basta.

In modo sintetico cosa ha espresso in particolare per lei il movimento del Settantasette?

Ha un po’ rimesso in discussione anche i modi di fare politica perché comunque era un movimento non solo di attivismo politico ma anche un modo diverso di stare insieme: c’era la socialità. Ha rotto un po’ gli schemi da un certo punto di vista rispetto ai movimenti classici.

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

Sicuramente da un sacco di libri e riviste. Attraverso la mia militanza politica sono venuto a sapere e a conoscere tutte le cose. Sto comunque in un posto, un centro sociale, che è il Vag 61, dove c’è un archivio. Sono quindi a contatto molto direttamente con i documenti dell’epoca, poi ho conosciuto il padre di Francesco.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Sicuramente c’è un filo rosso che comunque collega i movimenti di allora ai movimenti di adesso: la possibilità di un cambiamento, il coltivare un’idea di rivolta che sia comunque anche lo stare insieme e non sia appunto con i vecchi schemi del Pci.

Alberto 31 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

 Ho iniziato nel ‘97, però non tutti gli anni, 5 o 6 volte.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché credo sia giusto. Credo sia giusto commemorare Francesco Lorusso e sia giusto  ricordare questo omicidio

Cosa crede che resti di valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Credo che il lavoro culturale del ‘77 abbia avuto poi molta importanza negli anni successivi. Sicuramente ancor oggi ci sono grandi libertà espressive a livello artistico che comunque rimandano a quel periodo. Il ’77 è considerato come apice di un periodo. Dal punto di vista politico non lo so francamente quanto  possa essere rimasto del ‘77; non so quanto sia rimasto come mito, non so quanto sia rimasto come tipo di lotta, non so quanto sia rimasto come altro.

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

 Conosco la storia di quel periodo l’ho letta, studiata, ho seguito gli incontri.

In modo sintetico cosa ha espresso in particolare per lei il movimento del Settantasette?

Il movimento del ‘77 io l’ho letto, l’ho studiato, ho ascoltato quello che hanno fatto attraverso documentazioni, foto. Nel 1977 avevo due anni quindi non posso aver partecipato a quel movimento. Ci sono elementi nelle lotte del movimento del ‘77 che ancora oggi secondo me sono elementi di discussione, in un contesto diverso, ovviamente, a trent’anni di distanza, ma sicuramente sono ancora tormenti vivi all’interno di alcuni dibattiti. Per altri credo sia una situazione storicamente data.

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

Documentazioni varie, legate alla pubblicazione su giornali, quotidiani, periodici, riviste specializzate, libri ovviamente.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

Mah, allo stesso tempo tanti elementi. Però, ripeto…Bisognerebbe andare a vedere, ad esempio, tutto il discorso sull’aspetto culturale e artistico, sull’idea di partecipazione.

Renato 53 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

 Esattamente non saprei. Diverse, parecchie.

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Per vincoli di amicizia, di storia personale, avendo fatto parte del movimento e del gruppo di amici di Francesco. Militavo.

Cosa crede che resti di  valido oggi dell’esperienza del Settantasette?

Senz’altro le aspirazioni che animavano quel periodo sono tutte ancora concretamente vive.

Crede che sia viva ancora oggi un’eredità del Settantasette?

Non so se si può parlare di eredità, probabilmente no, probabilmente  ci sono alcuni elementi che sono ancora vivi ma che vanno ovviamente reinterpretati.

Perché?

E’ cambiata molto la società, è cambiata la gente. Non si possono creare dei paralleli.

Se pensa all’ambiente sociale, civile e politico di trent’anni fa e a quello di oggi quale differenza la colpisce di più?

Sicuramente una certa decadenza dal punto di vista culturale e l’aspirazione a processi di liberazione sociale.

Si riconosce ancora nei programmi e negli slogan del movimento?

 Parecchio

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

 Beh, senz’altro l’intuizione di aver compreso che riuscire ad unire l’intelligenza - intelligenza tecnica e scientifica - al piano dell’attività politica e alla crescita spirituale e culturale della gente è tutt’ora valida.

Emiliano 28 anni, argentino

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

E’ la prima volta perché sono appena arrivato in Italia

 Perché ha deciso di partecipare oggi?

Perché per quello che ho sentito è successa una cosa terribile a questo ragazzo che hanno ucciso nella stessa maniera in cui si uccidono molte bestie, come i poliziotti in Argentina.

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

Niente, che lui era di Lotta Continua, credo, che aveva fatto una manifestazione poi stava scappando dalla repressione e l’hanno ucciso alle spalle.

In modo sintetico cosa ha espresso in particolare per lei il movimento del Settantasette?

Un esempio. Magari non particolarmente il movimento del ’77, perché in Argentina noi abbiamo avuto il ’37, poi nel ’76 abbiamo avuto il colpo di stato. Per l’Argentina come per tutto il mondo è uno degli esempi di resistenza.

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

Amici italiani.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

 La forza per proseguire la lotta, magari in altre maniere. Però mi sembra che molti giovani hanno più di un ricordo…Un ricordo porta forza per lottare nella tua attività nel tuo mestiere.

Francesco 24 anni

Quante volte ha partecipato a questa commemorazione?

Tre o quattro non mi ricordo

Perché ha ritenuto di prendere parte più volte a questo evento?

Perché lottava per degli ideali che abbiamo ancora adesso.

Cosa sa di Francesco Lorusso e degli eventi che hanno portato alla sua morte?

Dalla parete in cui ci sono i fori dei proiettili che “non l’hanno colpito”  si capisce che non era un colpo accidentale perché ce ne saranno una ventina

Da quali fonti ha tratto le sue conoscenze di quella fase storica e del movimento in particolare?

Attraverso racconti di persone, prevalentemente dai miei genitori o da conoscenti. Poi attraverso articoli di giornale, riviste che parlavano di quel periodo.

Cosa ritiene attuale oggi di quell’esperienza?

La difesa di valori fondamentali che, siccome fanno parte dell’uomo in generale, come esistevano nel ’77 esistono necessariamente anche oggi.