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1977

Dopo aver pubblicato 40 interviste fatte dai nostri ragazzi a uomini, donne, giovani e anziani che l’11 marzo scorso hanno partecipato alla commemorazione della morte dello studente Francesco Lorusso, abbiamo ritenuto utile approfondire la riflessione sul movimento del Settantasette.
Per questo proponiamo un percorso di riflessione che offra a chi si sente coinvolto, abbia partecipato o meno al movimento, l’opportunità di esprimere il proprio pensiero su che cosa ha significato, su cosa ha rappresentato e rappresenta nella storia del nostro Paese.

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11 marzo
40 interviste

L’11 marzo, in occasione del trentennale della morte dell’omicidio di Francesco Lorusso, dei giovani di Nuovamente hanno realizzato, in via Mascarella, 40 interviste a persone presenti alla commemorazione della sua morte. Le interviste, che pubblichiamo integralmente, sono state fatte a giovani, anziani, donne e uomini.

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trent’anni dopo

1977

Per alcuni trenta anni sono solo un soffio, per altri possono essere lunghi più di un secolo.
Era il 1977, ma quello che si percepiva era che si chiudeva un secolo, il Novecento. Si chiudeva con una critica radicale, trasversale, diffusa a quegli elementi culturali che avevano distinto il XX secolo ed erano divenuti elementi di crisi e di ostacolo alle energie che sorgevano dalla società civile.

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bibliografia
un libro

Ali di piombo

Paolo Morando

dal «Corriere delle Alpi»
9 gennaio 2007 

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Speciale 1977
contributi

1977Le domande

1 - La critica delle ideologie e della politica, la ‘riconquista del privato’, l’attenzione all’importanza delle relazioni interpersonali e l’esperienza del femminismo sono stati tra i maggiori temi propulsori del movimento del ’77. Eppure, il loro contraltare è oggi una  depoliticizzazione della società, una crisi della politica, della rappresentanza come della partecipazione. Perché questo processo?

2 - L’autonomia del pensiero politico, la partecipazione attiva tramite azioni dirette e concrete, il binomio pensiero globale/azione locale, l’emancipazione della donna e l’indipendenza della comunicazione dal mercato erano elementi che anticipavano il futuro di fine secolo ed avevano in comune la ricerca di maggiori libertà individuali sociali e culturali. Cosa ne è oggi di concetti così potenti da aver spinto una generazione a scendere in piazza e lottare per essi?

3 - In trent’anni, il sistema politico, le sue caratteristiche e i suoi orientamenti principali sono solo relativamente cambiati. Ciò non vuol dire che tutto sia rimasto come allora, al contrario, un periodo di riflessione collettiva e di incontro come quello vissuto nel 1977 è stato un momento di grande ricchezza culturale e di forte domanda di cambiamento sociale e democratico. Quali  contenuti originali del movimento ’77  hanno influito sulla società fino ad oggi?

4 - Un merito del movimento del ’77 è stata la sua capacità di anticipare e portare al centro dell’attenzione problematiche che negli anni hanno dimostrato la loro centralità per la società intera. Quali sono le questioni principali in relazione alle quali il ’77 si è dimostrato  anticipatore e che ritieni dovrebbero essere oggi al centro dell’agenda politica e all’ attenzione della comunità?

5 - Altro: commenti, ricordi, riflessioni...

 

Alessandro


1. Non sono d\'accordo, l\'eredità viva del \'77 e\' nel capire che non era la politica il luogo della liberazione (come nel \'68 a cui spesso si accomuna e che e\' invece radicalmente diverso se non opposto) ma quello dei rapporti con il prossimo. Allora la crisi della politica e\' non il contraltare ma qualcosa di profetizzato dal \'68 e la sua erdità va cercata nelle associazioni intermedia, siano esse parrochie, scout, bocciofile o quant\'altro. Il razzismo etico per cui il nemico politico era tout court cattivo era presente anche nel 77 e la violenza ne e\' stata la orribile conseguenza ma di piu\' accorti partecipanti al movimento e\' stato metabolizzato e superato. Non e\' un caso se nelle classi dirigenti, nelle redazioni dei giornali, al potere insomma ci siano montagne di sesssantottini e nesuun (o quasi) partecipante al movimento del 77.
2. Sono i valori che informano milioni di famiglie di carne e di sangue, che non appaiono nei giornali e che si toccano con mano in tutte le occasioni vere: quando parliamo con i parenti dei vicini di letto dei nostri cari all\' ospedale, quando in una pausa di questo stupido ed inutile vortice che chiamiamo \'modernità\' ci sediamo con un amico a guardare il mare, quando stiamo veramente a sentire quello che hanno da dirci i nostri figli.
3. In Italia, prima e di piu\' che da altre parti in Europa, si e\' capito che la cultura della borghesia europea positivista era morta e sepolta, il suo cadavere pero\' ancora puzza.
4. Porre la persona al centro dimenticando le ideologie, la critica alla modernità intesa come hubrys contro la natura e delirio di onnipotenza, i tempi lenti.
5. Io ho vissuto il 77 a Roma, ero allora all\'ultimo anno del liceo Visconti e per me quel\'anno e\' stato fantastico, e\' stata la liberazione dalla mia mentalita\' ristretta da assiduo lettore fighetto del manifesto, e\' stata insieme la scoperta del primo amore vero, della vacuita\' della cultura togata e della ricchezza della cultura materiale ed artigianale. Ancora adesso nel mio lavoro scientifico (sono biofisico all\' Istituto Superiore di Sanità) sono debitore di queste scoperte, ma soprattuto e\' stata la consapevolezza di come tutti noi, necessariamente dobbiamo perseguire ideali alti e puri, la fedeltà alle persone che amiamo, la fede alla parola data, il mirare in alto, insomma, come i versi di Majakovskij che allora erano scritti sui muri della Sapienza: \'Come osi chiamarti poeta e squittire come una quaglia ? Ora bisogna con un tirapugni infierire nel cranio del mondo\'
Guglielmo


1. Perchè una grande maggioranza della classe dirigente che è emersa dal movimento del \'77 ha, col tempo, abbandonato la vocazione originaria di cui era portatrice. Inoltre questa si caraterizza oggi per non sapere comprendere le nuove complessità che emergono dal tessuto sociale.
2. Escludendo l\'emancipazione femminile ancora non del tutto raggiunta ma comunque in progressiva espansione, gli altri concetti appaiono più lontani di quanto non lo fossero alla fine degli anni Settanta. Ad esempio, la partecipazione politica è ancora un risultato da raggiungere: la formula delle primarie se da un lato ha attribuito una maggiore centralità all\'elettore dall\'altro, con il sistema delle liste scelte di partiti, ha confermato il ruolo decisionale che l\'apparato continua a giocare. Trent\'anni dopo non si può che constatare come anche la comunicazione non sia indipendente nè nei confronti del mercato nè di quelli della sfera politica. Occorre però sottolineare come con lo sviluppo della comunicazione \"web\" si stia finalmente affermando un\'informazione libera, non condizionata.
3. Credo che la caratteristicha del Settantasette che più ha influito e continui ad esercitare influenza sulla società di oggi sia stato il \"conflitto sociale\". Questo, utilizzato come strategia per affermare le proprie ideologie, fà apparire ogni altra modalità di rivendicazione delle proprie posizioni come inefficace.
4. In continuità con quanto sostenuto sopra: partecipazione politica; indipendenza della comunicazione. Ma non si può scordare come il Settantasette abbia introdotto altre problematiche che in queste pagine web non sono state toccate che credo, siano state anticipate -almeno in Italia- dal movimento: la questione della Droga e della lotta armata. Queste ultime hanno segnato il movimento e da allora, seppur con caratteristiche diverse, sono al centro dell\'agenda politica.
5. 
dante


1. La "riconquista del privato", uno dei temi propulsivi del '77 è stato travisato, trasformandolo in darwinismo sociale smarrendo la dimensione dell'etica pubblica come valore fondante di una comunità. L'appartenenza ad una comunità, inteso non come chiusura in valori grettamente eslusivistici, ma come legame di solidarietà tra individui che appartengono ad uno stesso contesto sociale è un valore da recuperare, e potrebbe essere risolutivo di molte degenerazioni del tessuto sociale e urbano che viviamo attualmente.
2. Ho imparato a conoscere il '77 dai racconti diretti di alcuni dei protagonisti e da alcune letture sul tema, in quanto in quel periodo io avevo circa un anno. Da questo percorso ho appreso un sentire comune che sintetizzo con tre parole: fiducia nell'arte della politica. Ho l’impressione che si riconosceva un valore guida alla politica, anche e soprattutto contestandola, in quanto capace di determinare la vita di una popolazione legata a uno stato nazionale. In questi anni le classi dirigenti ( politica, economica, dell’informazioni ecc… ) non hanno certamente brillato, anzi spesso sono apparse inadeguate. La globalizzazione e l'affermasi del potere economico su quello politico ha determinato una sfiducia negli strumenti politici non riconoscendogli più la forza per intervenire e cambiare i processi sociali. Mi piacerebbe pensare che c’è ancora la possibilità di intraprendere un percorso verso la direzione del "Governo Mondiale democratico" e, a mio parere, bisogna ristabilire un primato della politica sull'economia, inteso non come 30 anni fa, ma individuando dei luoghi democratici in cui fare sintesi delle diverse e legittime istanze dei vari segmenti che compongono la nostra società.
3. Il tema dell'emancipazione femminile, della rottura generazionale e studentesca insieme al tema della libertà di espressione sono i temi più importanti posti dal '77 e che tuttora non sono stati completamente risolti
4. riferendoci alle specificità bolognesi un tema aperto e mai del tutto risolto è il rapporto tra città e studenti universitari.
5. 
cristiano


1. io credo che al giorno d'oggi la gente sia troppo stanca e distratta dalla vita quotidiana per interessarsi o essere sensibile a questioni sociali. la stanchezza mi sembra sia, oggi più che mai, quasi una categoria e una dimesione essenziale della vita quotidiana. siamo strutturati, o meglio le nostre vite sono strutturate in modo da non avere neanche un momento di libertà - il 'tempo libero', come concetto, sembra sia stato creato proprio per rendere reale e colonizzabile una parte della nostra vita che, a differenza delle altre, non era ancora stata occupata dai vari condizionamenti sociali (al consumo per lo più).
2. sinceramente, non riesco a spiegare bene neanche a me stesso la situazione attuale nel suo complesso. non saprei trarre conclusioni generali ma credo che se il '77 è stato un momento in cui tanta gente ha trovato una strada comune e unitaria per ribadire il diritto alla libertà di pensiero politico individuale oggi si sia persa - o abbia cambiato forma - la spinta a cercare insieme una via per l'espressione delle ricchezze di ognuno.
3. secondo me i contenuti più originali del '77 che ancora possiamo vedere nella nostra società sono la critica della politica, della rappresentanza e delle ideologie (come possiamo credere veramente che un'ideologia, per quanto anche largamente condivisibile come quella marxista, possa spiegare tutto di tutto?) e il movimento femminista. Entrambe le strade hanno ancora molta strada da fare ma il '77 può forse essere visto come un momento importante e di avvio.
4. secondo me al centro dell'attenzione oggi si dovrebbero porre la questione ecologica; la laicità dello stato e la libertà di espressione spirituale e di critica; e ..., oltre a tante altre cose, l'identità della sinistra! cosa è, dove va e perchè se le cose non cambiano mai non si pensa di cambiarne i protagonisti? una cosa che credo dovrebbe essere al centro dell'attenzione di tutti è la macanza di alternative alla società in cui viviamo. non desideri rivoluzionari nè cambiamenti epocali (se non li vuole la stragrande maggioranza della società non si possono imporre), ma solo la possibilità concreta (di principi ne siamo pieni) di seguire la propria strada in libertà e senza compromessi. sì, credo che la nostra socieà abbia proprio bisogno di tanta, vera piena libertà.
5. 
Lucia


1. Mi riconosco in questo processo. Ho vissuto gli anni 70 da adolescente in piccolo paesino della Puglia. Sono approdata a Bologna nel 77 per iscrivermi al Dams, ho scoperto che potevo relazionarmi alla cultura ed agli altri in maniera diversa: Curiosa ed aperta a quanto veniva elaborato dal movimento delle donne, ho per la prima volta avuta la percezione di poter essere libera, di poter esprimere le mie idee, la mia rabbia, i miei sentimenti. Potevo farlo perchè intorno a me sentivo che nessuno mi lasciava sola. Ho avuto entusiasmo, ho avuto paura. La partecipazione al movimento mi ha fatto crescere, ma questo è stato troppo breve per cambiarmi. Non ho più fatto "politica" da allora, per sfiducia non partecipo più, ho altre incombenze. Quando ripenso a quegli anni mi sento immobile, non vedo nessun "movimento" attorno a me...
2. Tornata a casa nel 78 dopo aver lasciato l'università, mi sono sentita certamente più emancipata come donna, ma ho percepito poca emancipazione dei ruoli sociali. Da educatrice li ho visti lentamente modificare attraverso le mode e le influenze televisive, in modo contraddittorio e acritico, in assenza di mediazioni culturali. Forse non sono riuscita a trasferire nulla della mia esperienza del 77. Forse era tutto fondato sull'entusiasmo di una stagione della nostra vita, spento il quale si possono solo trasmettere astratti principi di libertà e progresso, con poco entusiasmo, a generazioni successive che hanno vissuto entusiasmi diversi e meno intensi. Non riuscirei mai a scendere in piazza per un semplice rito.
3. Molto si è trasformato, poco cambiato. La politica sempre più autoreferenziale, le donne che hanno fatto e fanno politica, si sono assimilate al modello maschile della pratica politica, la par condicio è teorizzata solo per poter occupare uno spazio in più, senza un processo di formazione di una diversa identità politica. Una scorciatoia.
4. Di tutto e di niente. Il potere delle donne è rimasto legato all'immaginario del maschile.
5. 
giuseppe


1.  Il 77 per certi versi rappresenta la fine dell'utopia del 68. La rivoluzione, non più percepita come oggettivamente imminente a livello globale, si relativizza e si rapporta al livello locale (in particolare nelle città con forte componente universitaria) e mette in gioco un nuovo soggetto che, cosciente dell'impossibilità di modificare il " sistema" astrattamente inteso come esterno, percepisce come possibile solo la trasformazione del suo "quì e ora".Individualismo creativo di massa e messa in scena del desiderio che si trasforma in azioni progressivamente sempre più individuali che inglobano i generi (il maschile/il femminile) e i bisogni.
2. I concetti di libertà individuale sociale e culturale sono stati formalizzati cioè scolpiti nelle tavole dei "diritti umani". Non è più il loro valore ad essere messo in discussione, ma la continua falsificazione a cui ogni sistema di potere li sottopone. Ogni libertà diventa relativa al potere che ciascuno possiede per garantirsela. Nell'universalità del mercato ogni "movimento" diventa necessariamente merce. Se chiediamo "qualità della vita", per assurdo e compatibilmente con il debito pubblico, essa ci viene normalmente venduta.
3. certamente il 77 ha contribuito a codificare una serie di diritti, nelle realtà locali più evolute ed efficienti il welfare-state si è esteso, ha incluso. Le donne sono più uguali. Anche se con visibilità marginale, tutti possiamo esprimere una tesi , un'opinione, interpretare la realtà e la menzogna. Grazie al 77 siamo usciti dall'uniforme borghese ed abbiamo conquistato la possibilità di indossare quella che vogliamo, il mercato ce le fornisce tutte. I protagonisti del 77 hanno la possibilità di celebrarsi, tutto viene istituzionalizzato in una pluralità di codici del discorso.
4. La complessità del 77 ha anticipato la nozione di "realtà complessa". La riflessione storica e la ricerca sono solo in via di costruzione, le fonti sono complesse, i materiali storiografici da ridefinire. Il movimento va ricollocato nel contesto nazionale e internazione. Cosa resta da collocare immediatamente nella prassi politica? La mia risposta è fornire, soprattutto da parte delle forze democratiche e progressiste, alle nuove generazioni possibilità di espressione, essere capaci di ascoltare, di mediare, di fornire delle risposte per non trovarsi mai nelle condizioni di dover "reprimere" il nuovo in sè, ma soltanto i suoi eccessi violenti.
5. 
Franco


1. Credo che occorra sempre tenere a mente il peso di quelli che sono stati gli anni Ottanta, gli "anni del riflusso", della reazione alla politicizzazione degli orizzonti personali nel segno, opposto, dell'edonismo. L'importanza di quel decennio - legato a nomi come quelli di Reagan, della Thatcher, di papa Wojtyla e del CAF-Craxi Andreotti Forlani - è ancora in larga parte da approfondire. In Italia l'abbandono del sogno collettivo di un mutamento della società è stato più devastante che altrove perché, a fronte dell'impegno delle élite, seppur ampie, che hanno orientato gli anni Settanta la vera anima del paese è rimasta quella di sempre - familista, antimoderna, intrinsecamente diffidente verso la dignità dell'individuo.
2. Credo che la tensione verso la libertà individuale non possa germogliare su un terreno sterile, ma sia il frutto di dinamiche di lungo periodo che coinvolgono una molteplicità di fattori (sociali, economici, religiosi, politici e quant'altro). In questo senso il Settantasette fu una sorta di fuga in avanti che cercò - con una buona dose di illusione, e forse spesso non senza malafede - di accelerare l'emergere dell'individualità in un contesto che, da opposti punti di vista - quello dell'organicismo cattolico e quello dell'unanimismo comunista -, le era ostile. E la conseguenza l'abbiamo tutt'ora davanti agli occhi.
3. Di certo il Settantasette ha lasciato un'eredità profonda, benché celata sotto una specie di damnatio memoriae che ha colpito il movimento, già dagli anni immediatamente successivi. Nonostante tutto, i partiti della sinistra, e in parte anche il movimento cattolico, hanno assorbito parte delle energie che si espressero allora - la rivendicazione della pari dignità fra i sessi, l'apertura a una visione più globale del divenire, la lenta consapevolizzazione del tramonto della fabbrica -, anzi mi pare proprio che quelle energie siano ancora il poco che resta di carburante a disposizione di un sistema partitico che per il resto è del tutto afasico e incapace di pensare il nuovo.
4. La prima è probabilmente quella dell'importanza dell'economia immateriale, dell'economia della conoscenza, nello sviluppo delle società a capitalismo maturo. A questa è legata la consapevolezza dell'importanza della comunicazione per ogni movimento che voglia rompere le strutture dell'esistente.
5. Mi sembra caratteristico che il Settantasette, che sembrò anticipare il futuro e chiudere il Novecento, divenne un oggetto lontano e misterioso già dai primi anni Ottanta. Un'esemplare operazione di rimozione che ha coinvolto la società intera. Nel 1987, a soli dieci anni di distanza, ripensare a quel movimento significava compiere un'operazione quasi archeologica. Credo che questa rimozione collettiva dovrebbe essere studiata per tutta la negativa efficacia che ha dimostrato.
Stefano


1. Per un preciso e forte intervento del blocco di potere politico, economico e culturale contro il quale si era mossa la critica del movimento. Lo Stato e le forze che hanno agito in collusione con esso hanno coscientemente creato le circostanze per la nascita del terrorismo al fine di impiegare lo strumento repressivo contro le rivendicazioni degli operai e degli studenti; hanno favorito il dilagare delle sostanze stupefacenti alla fine degli anni '70, di fatto evitando di vigilare sul mercato illegale della droga, per spingere nel baratro della dipendenza i giovani impegnati nel movimento; hanno rinunciato a ogni politica culturale tesa alla crescita del paese favorendo invece l'atomizzazione della società in semplice aggregato di consumatori allettati dal modello imposto dalle tv commerciali, Mediaset in primo luogo.
2. Tutti questi concetti sono stati dati per acquisiti per parecchio tempo, ma non si è fatto nulla perché le generazioni più giovani potessero autonomamente svilupparli e interpretarli alla luce del mutamento della società. Il risultato è pensiero sociale, emancipazione, partecipazione etc. sono oggi concetti propri di una generazione che ha ormai passato i cinquant'anni, mentre sono termini del tutto sconosciuti ai ventenni e ai trentenni. La sinistra ha le sue grandi colpe in tutto questo.
3. A giudicare dallo spettacolo che offre l'Italia oggi, assai pochi di quei contenuti hanno fruttificato. Molti sono rimasti intimamente convinti di quei principi salvo rinunciare alla loro applicazione nella pratica (basta scorrere la lista di quanti leader del movimento sono diventati rappresentanti esimi del sistema politico-economico dominante). Non si è fatto nulla per favorire il radicamento di quei contenuti, l'Italia ha rinunciato alla propria educazione civile e oggi sembra che quei contenuti siano espressi in un linguaggio sconosciuto per quanto sono distanti dal panorama culturale corrente.
4. Il '77 ha anticipato molti dei temi che attualmente sono centrali nella nostra società, come quello della parità fra i sessi, quello dell'impegno del singolo nel miglioramento delle condizioni collettive e quello della fine del modello della rappresentanza partitica. Il punto è che questi temi, ponendo al centro il singolo, sono sempre stati considerati potenzialmente pericolosi dalle classi dirigenti che hanno sempre vissuto su rendite di posizione garantite dalla comunità, dalle corporazioni e dai gruppi di appartenenza.
5. Credo che il '77 sia un'esperienza irripetibile, anche perché il blocco di potere vigente ha acquisito una raffinata esperienza nell'evitare lo sviluppo di autonomi movimenti di contestazione: basti vedere il modo in cui nel giro di sole tre giornate, durante il G8 di Genova del 2001, è stata spezzata la schiena al movimento antiliberista che sembrava inarrestabile, e che invece da allora, almeno in Italia, non si è più risollevato. Beninteso, questa azione repressiva ha trovato d'accordo alleanze partitiche di destra e di sinistra, unite nel preservare il proprio potere.
luigi


1.  la crisi della politica tradizionale già avviata dal 68 ma non tradotta in mutamenti sostanziali della pratica politica e la relativa pacificazione delle lotte operaie con lo statuto dei lavoratori, ha lasciato il movimento degli studenti in condizione marginale e solitaria. A questo punto era inevitabile uno scontro tra partiti della sinistra e nuovi movimenti giovanili radicalizzati. Nel 77 l'esistenza di movimenti organizzati come Lotta Continua ecc. garantivano e rendevano possibile l'organizzazione di massa degli studenti e quindi l'immediata operatività di movimenti , questo spiega la velocità con cui tutto avviene in quell'anno. La politica, intesa come necessità "personale", come partecipazione fu il valore di un'intera generazione. Oggi viviamo un processo inverso. La politica intesa come interesse individuale e non collettivo, viene connotata come "sporca" , "professionale" e di conseguenza "non partecipabile. Uno spettacolo noioso per vecchi pensionati ed addetti ai lavori.
2. l'emancipazione della donna assieme e alla nascita delle radio e delle televisioni private, sono per me le istanze fortemente portate avanti dal movimento che hanno innescato forti processi di trasformazione della società italiana. Che poi questo processo, trent'anni dopo, si sia involuto e codificato in nuovi meccanismi di potere (Berlusconi docet) non toglie nulla al valore della spinta che il movimento del 77 ha dato. Esso è stato troppo breve per incidere sui nuovi modelli di organizzazione della "comunicazione" di tipo imprenditoriale monopolistico.
3. Il sistema si è riaggiustato, i partiti si sono riadattati, spesso contro la loro volontà, alcuni dei valori acquisiti, sono diventati patrimonio di tutti. Una piccola parte della ricchezza si è trasferita nei comportamenti individuali piuttosto che sul politico.La libertà individuale come valore ha avuto sempre più spazio, la società si è vieppiù laicizzata, l'Italia diventa più moderna, ma le contraddizioni sociali non sono risolte.
4. Attenzione ai giovani, alle nuove realtà sociali, alle culture ed ai bisogni di una società multietnica e sempre più anziana. Temetiche nuove ma che partono dalle stesse istanze del 77.I giovani, esaltati dai modelli sociali di consumo, e precarizzati dai nuovi processi produttivi, dovrebbero essere rimessi o dovrebbero riprendersi uno spazio da protagonisti.
5.