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La Costituzione: dai cittadini, per i cittadini

 « Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle mon­tagne dove caddero i partigiani, nei carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, per­ché lì è nata la nostra costituzione. »
(Piero Calamandrei, giornalista, giurista, politico e docente universitario)

« L’Assemblea ha pensato e redatto la Costituzione come un patto di amicizia e fraternità di tutto il po­polo italiano, cui essa la affida perché se ne faccia custode severo e disciplinato rea­lizzatore. »
(Umberto Terracini, presidente dell'Assemblea Costituente)

Costituzione deriva dal verbo latino consti­tuere che significa istituire, fondare. Ogni collettività infatti ,anche lo Stato medesimo,deve affrontare il problema del fondamento del potere, della sua legittimità e della sua distribuzione.
In democrazia chi gestisce il potere trae la sua legittimità dalla volontà po­polare;uno Stato democratico è tale se la sovranità ap­partiene al po­polo ma non è cosa facile. Il potere si esercita pur sempre sul popolo. Quest’ultimo deve quindi poter controllare il potere e chi lo amministra per non essere sotto­posto ad un governo dispotico. La Costituzione è nata proprio come strumento che, regolando i rap­porti tra cittadino e potere, permette al popolo di difendere i propri diritti e al potere di restare entro i confini della legge e del sistema politico democratico.
La Costituzione popolare, nata dai valori della Resistenza, è una grande risorsa per la democra­zia e per la comunità. Per questo noi difendiamo e difenderemo la Costi­tuzione contro le azioni che intendono im­porre delle modifiche sia for­mali che materiali (ovvero, ad esempio, attraverso l’uso indiscriminato dei decreti legge).

Si dice infatti che “Le Costituzioni sono lo strumento che i po­poli si danno nel momento della saggezza, a valere per il momento della confusione. (Valerio Onida,  giurista e docente universitario)
La democrazia deve sempre credere in sé stessa e non lasciar correre sull’applicazione dei principi fondamentali, quelli che riguardano il rispetto e l’affermazione dell’uguale dignità di tutti gli esseri umani e i di­ritti che ne conse­guono, anche nei momenti di maggiori difficoltà economiche e sociali.
Scuotere dall’apatia, promuovere ideali e pro­grammi. Tutto ciò è la linfa della vita democratica coscienti che democrazia e verità assolute, de­mocrazia e dogmi, sono incompatibili.

Libertà

La libertà non è l’astratta possi­bilità di fare, ma è il concreto potere di agire. Non è libero chi ha dei diritti astratti, bensì coloro che hanno anche la possibilità e gli strumenti per esercitarli.
Alcuni ritengono che la libertà  debba essere intesa come’assenza di un divieto o di un im­pedimento. Per loro introdurre maggiore libertà significa limitare i vincoli e mutare l’ordinamento in un contesto dove sia possibile far quel che gli pare.
Per noi, al contrario, la libertà è la possibilità di fare qualcosa, è potere. Introdurre maggiori libertà significa aumen­tare le op­portunità di tutti.
Vogliamo quindi un ordinamento in cui ognuno abbia mag­giori possibilità di migliorare la propria condizione, con il sostegno e la collaborazione della comunità.
Detto questo, occorre comunque ampliare e rin­novare il concetto di libertà e trasfor­marlo in li­bertà responsabile, che nella società tenga fisso lo sguardo sulla condivisione delle regole del vivere ci­vile e sul sentirsi parte di una stessa comu­nità.
La libertà responsabile, partendo dai diritti umani e civili, si estende fino al pieno esercizio dell’azione diretta sul governo della collet­tività.

Democrazia e partecipazione

La partecipazione è coinvolgimento nella vita politica, istituzionale e della comunità in cui si vive.
Non serve solo a risolvere problemi collettivi, ma consolida i legami tra i cittadini e le ammini­strazioni pubbliche.
La democrazia ha bisogno di entusiasmo, di voglia di fare, di fame di stru­menti e pratiche concrete che mettano tutti nella condizione di conoscere e capire le  scelte politi­che che riguardano la comunità.
Vogliamo offrire spazi e strumenti per rea­lizzare quell’indispensabile ideale concreto che è, per tutti noi, la partecipazione reale dei cittadini alla vita democratica.
Le nostre convinzioni riguardano temi messi al centro della vita pub­blica dalle grandi trasforma­zioni sociali e tecnologiche del mondo contem­poraneo:
- la costruzione di nuovi strumenti di parte­cipa­zione, che vincolino i processi decisionali alla democra­zia diretta;
- il potenziamento e una maggiore pratica concreta nell’applicazione degli istituti di partecipazione già previsti dagli Statuti dei Co­muni e della Provincia di Bologna, che sono tra i più avanzati in Italia;
- una comunicazione pubblica, con nuovi modi per informare i cittadini in tempo reale, sugli orientamenti prima an­cora che sulle scelte delle Amministrazioni pubbliche, utilizzando me­glio l’informazione e le nuove tecnologie di comu­nicazione.

Comunicazione e trasparenza

E’ fondamentale per la partecipa­zione reale un’informazione completa e accessibile: cono­scere per decidere.
La comunicazione pubblica è uno dei terreni dell’affermazione della democrazia reale. E’ un do­vere delle istitu­zioni e di tutti gli attori politici attuare pro­cessi reali di comunicazione.
La ‘cultura della trasparenza’ e quella della  ‘co­municazione’ in Italia sono in ritardo ri­spetto ad altri paesi europei. La Pubblica Amministrazione ha sempre privilegiato il rispetto della corret­tezza for­male degli atti e degli adempimenti ammi­nistrativi, trascurando le esigenze di informazione e le aspettative delle citta­dine e dei cittadini, e que­sto nonostante la Costituzione riconosca la cen­tralità dell’ informazione al cit­tadino nella sua relazione con lo Stato.
Un atto di rilevanza pubblica e amministra­tiva non bene pub­blicizzato (non basta esporre la de­libera nella bacheca dell’ente pubblico) è implici­tamente una violazione del diritto del citta­dino di essere adeguata­mente informato.
Crediamo che si debbano pensare forme nuove di pubblicizzazione degli atti dell’amministrazione e vada riconosciuto il diritto di informazione, che deve essere consi­derato garanzia del diritto di parte­cipazione. Solo così è possibile una partecipazione consapevole e reale alle decisioni che riguardano tutti.

Cittadinanza

È cittadino, per Ari­stotele, colui che è capace di governare e di essere governato. Il buon citta­dino non è soltanto colui o colei che paga le tasse, ma chi si impegna nella crescita civile della propria comu­nità, creando quella coesione sociale in grado di garantire sviluppo economico, culturale e civile improntato alla giustizia e alla solidarietà.
I principali criteri per il ricono­scimento della cit­tadinanza sono quelli della discendenza da citta­dini (ius sanguinis), della nascita nel territorio dello Stato (ius soli), del matrimonio con un/una cittadino/a o dell’adozione da parte di genitori cittadini (iuris communicatio), della concessione da parte dello Stato (naturalizzazione).
Lo ius sanguinis da importanza all’appartenenza alla mede­sima etnia e delinea una concezione “ereditaria” della cittadinanza. Lo ius soli, invece, esalta il rap­porto dell’individuo con il territorio dello Stato, a prescindere dalla discendenza dalla medesima comunità, per cui la cittadinanza esi­ste per l’adesione al patto di comunità su un determinato territorio.
Gli effetti della globalizzazione, il maggiore mo­vimento delle idee, delle merci, delle tecnologie e degli individui, portano a ripensare l’idea di cittadi­nanza sul almeno tre livelli: cittadinanza universale, ossia mondiale, cittadinanza europea e cittadinanza italiana.
La cittadinanza universale riconosce a tutte le persone i diritti umani: il diritto alla vita, alla li­bertà, alla sicurezza in base alla Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo approvata dall’ONU nel 1948.
Tali diritti appartengono a qualsiasi persona, senza distinzioni di territorio e condizioni, senza distinzione di colore, di sesso, di lin­gua, di religione, di opinioni, di origine na­zionale o sociale, di ricchezza, di nascita.
La cittadinanza europea non sostituisce, ma in­tegra quella nazionale. E’ riconosciuta di diritto a tutti i cittadini di uno Stato membro. Tutti i cit­tadini europei possono circolare e soggiornare liberamente all’interno dell’Europa.
Noi siamo per una cittadi­nanza attiva e respon­sabile, affinché si possa essere cittadini del terzo millennio contri­buendo ad un mondo migliore.

La comunità fra tradizione e globaliz­zazione

La comunità è un insieme di indi­vidui legati dall’avere più caratteristi­che comuni. Territorio in cui si abita, lingua, etnia, religione, cultura. Comunità proviene dal latino communitas, con cum, che significa condivisione, vicinanza, e mu­nus, che sta per obbligo, dovere: dunque, sin dalle origini, l’idea di comunità implica che gli ap­partenenti abbiano un obbligo o un impegno nei confronti dell’altro. Comunità possiede una dop­pia anima, una più ristretta, legata alla vici­nanza, l’altra universalistica, tendente ad ab­bracciare tutti gli individui con una ca­ratteristica in comune, anche se lontani per nascita e terri­torio.
Noi riteniamo che gli esseri umani possano svi­luppare tutte le proprie capa­cità solo in una prospettiva cosmopolita, che vada oltre i legami etnici e religiosi. Siamo per i diritti universali e inalienabili propri dell’individuo in quanto essere umano.
Ne­gli ultimi decenni, e soprattutto negli ul­timi anni, a causa della sempre maggiore mobi­lità degli individui, dell’evolversi delle co­municazioni e della globaliz­za­zione emerge per noi un mo­dello di comu­nità prevalentemente intesa come rap­porto politico, che cioè coinvolge il singolo nella promozione del bene collettivo.

Energie alternative

I Paesi più sviluppati, che rappresentano il 20% della popolazione mondiale, producono e consu­mano l’85% dei prodotti sintetici, l’80% delle energie non rinnovabili, il 40% dell’acqua dolce. Più di un miliardo di per­sone non è in grado di disporre di acqua potabile, quasi tre miliardi, metà dell’umanità, possono accedere solo ad ac­qua inquinata, la cui ingestione provoca ogni giorno 30000 morti. Le foreste sono devastate a ritmo crescente: 17 milioni di ettari di foresta, un’area grande quattro volte la Svizzera, sono di­strutti ogni anno; e ogni anno si estinguono 6000 specie animali.
Il mondo di oggi è a una svolta critica: nei pros­simi anni decideremo se il nostro fu­turo si svol­gerà su un pianeta inquinato e impoverito delle proprie risorse naturali op­pure in un am­biente che offra le stesse possibilità di vita che noi abbiamo ricevuto.
I combustibili fossili sono un dono naturale che stiamo sperperando a ritmi inaccettabili, come se non ci fosse domani, come se non dovessimo lasciare ai nostri successori un mondo vivibile.
E’ in questo stato delle cose che si inserisce la ricerca di fonti di energia alternative, non inqui­nanti, rinnovabili. Si tratta di un’azione difficile per il raggiungimento di un modello di sviluppo fondato sull’uso di energia alternativa ri­spetto al combustibile fossile.
La sfida energetica può essere affrontata seria­mente solo con l’aiuto di un’opinione pubblica informata e attiva, pronta ad agire sulle deci­sioni, impegnata nell’adozione di stili di vita più consapevoli.
Oggi esistono già molte possibilità di soddi­sfare il fabbisogno energetico grazie a ri­sorse naturali infinite e non inquinanti, come il sole e il vento, e grazie a tecnologie che aprono la strada all’utilizzo di fonti energetiche sino a pochi anni fa sconosciute (energia eolica, solare, idrica, ge­otermica, energia delle biomassa, delle maree, degli oceani). Approfittiamone.

Eguaglianza e lavoro

Una democrazia completa è fon­data su una reale eguaglianza dei cittadini. L’eguaglianza tra i cit­tadini non è la condizione di partenza, ma il punto di arrivo di un’azione sociale che ha il la­voro al suo centro. Non è se­parabile l’obiettivo di una società di eguali da una forte solidarietà so­ciale, ca­pace di creare le condizioni perché cia­scuno abbia ciò di cui ha bisogno secondo le proprie necessità.
Per questo il fondamento della Repubblica, accanto al prin­cipio democratico, è il lavoro.
Lavoro ricono­sciuto nella sua componente umana e so­ciale come fattore di crescita dell’individuo e della collettività.
Il lavoro è il tramite per l’affermazione della per­sonalità e per la re­alizzazione di sé stessi. La no­stra Repub­blica deve operare affinché tale diritto sia riconosciuto a tutti, promuovendo le condi­zioni che lo rendono un diritto effettivo. Il lavoro è, nella formazione della comunità, un fatto più elementare e originario della proprietà.
E’ l’espressione imme­diata delle capacità e degli sforzi personali. Inoltre, la considerazione del lavoro, più di quella della proprietà, serve a li­mitare le differenze di condizione sociale e sod­disfare l’ideale egualitario alla base del nostro sistema democratico.
L’iniziativa economica privata è, sì, libera, ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità so­ciale, recando danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana. L’attività economica pubblica e pri­vata deve essere indirizzata a fini sociali.
In base alla nostra Costituzione, il lavoro corri­sponde sia ad un dovere sociale, sia ad un diritto civile. Sosteniamo quindi che lo Stato si debba impegnare affinché ogni cit­tadino abbia il diritto al lavoro.
Sappiamo tutti che non è facile risolvere il pro­blema della disoccupazione, che affligge sempre di più la nostra società, soprattutto i giovani e le donne.
Secondo la nostra Co­stituzione i lavoratori hanno diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e alla qualità del lavoro svolto e in ogni caso stabilisce di assicurare a loro e alla loro fa­miglia un’esistenza libera e dignitosa.