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CIN CIN: PER UNA CITTA’ APERTA: DALL’ ESSERE POLITICO ALL’ ESSERE SOCIALE

La crisi della rappresentanza politica e gli avvenimenti di Bologna con il commissariamento, ci impongono di ridefinire, come ho avuto modo di precisare nel mio precedente contributo, il patto tra governanti e governati in base a una estensione qualitativa e quantitativa dei diritti dei cittadini e degli strumenti di partecipazione democratica a loro disposizione. Per fare questo occorre vedere e pensare la città come campo di discussione e di progetto favorendo il confronto tra esperienze e culture diverse su terreni concreti.
E’ necessario riaprire un percorso di formazione delle scelte e degli indirizzi, procedendo dall’incontro spesso nascosto degli interessi al confronto pubblico delle ragioni.
Un nuovo programma di governo per la città, che non vuol dire cancellare quelli precedenti, è questione fondamentale, che non può essere subordinata o oscurata dal solo dibattito su nomi e schieramenti.
Esso può nascere con il coinvolgimento delle energie e dei saperi di tutta la città, in un confronto magari difficile, ma pubblico e capillare.
Un processo ampio e reticolare dove le idee e i contributi di ognuno possano essere a disposizione di tutti, in questi mesi che ci separano dalle elezioni comunali; i cittadini, le associazioni, le forze sociali e i partiti devono dare vita a vere e proprie primarie, prima che sui nomi sui programmi.
E’ ora di riaffermare- nella partecipazione- il valore della politica.

Siamo in una situazione politica, a livello nazionale, dove da una parte c’è chi afferma, giustamente, che il diritto all’istruzione e al lavoro, quello alla previdenza e alla salute sono inalienabili, costitutivi del diritto di cittadinanza quanto la libertà di sciopero e di manifestazione, la libertà di pensiero, di opinione e di voto.
Di questi diritti e di queste libertà non ci può essere mercato in quanto fondamenti della convivenza civile e della comunità.
Dall’altra parte un polo classista, illiberale, con forte impronta autoritaria che colpisce le condizioni di vita dei lavoratori e riduce, umilia, schiaccia, i loro diritti, con misure istituzionali che violano la separazione dei ruoli e dei poteri, il diritto di informazione, di uguaglianza, della responsabilità davanti alla legge.
Un Polo le cui misure politiche sono indirizzate ad accumulare potere e poteri, in funzione del comando e non del governo, per limitare le libertà dei cittadini, per trasformarli in sudditi.
Diviene urgente, trattare il nodo del federalismo, affrontando l'esigenza ormai assoluta e dirompente dell'equità fiscale, quella di un pluralismo e di una libertà reale nell’informazione, quella dei rapporti tra cittadino e giustizia penale e civile.
Ci vuole un nuovo patto sociale, civile, istituzionale e politico: patto di libertà e di liberazione, di diritti e di doveri, in grado di assumere anche tutta la durezza dei conflitti sociali e/o politici nella convivenza civile. Con priorità, tra i diritti, ai diritti sociali: perché soltanto dove questi sono perseguiti e realizzati si estendono anche i diritti individuali. E’ nella relazione tra diritti sociali e diritti individuali l'essenza della crescita democratica di un popolo, di una città, dello Stato. In questo momento politico è fondamentale e prioritario mettere in movimento gli istituti di partecipazione su cui mi sono soffermato nel mio precedente contributo.

Luoghi in cui i cittadini si riuniscono e dibattono, inter pares, cioè nella più piena uguaglianza; luoghi dove tentare il passaggio dallo scontro di interessi alla mediazione delle ragioni, ovvero tentare di costituire il tessuto attivo e vivente della città: la comunità dei cittadini.

Bologna può svolgere ancora un ruolo importante, anche per gli altri comuni italiani, di reale autonomia dal potere centrale,e nella pratica di forme di partecipazione e di democrazia diretta.
Ma è necessario porre le condizioni per liberare le tante energie oggi soffocate dalla parziale inerzia contenutistica e dalla debolezza dell'iniziativa politica.
Con la promozione dell'incontro tra diverse esperienze politiche e sociali, incontro di fondamentale importanza si può riuscire ad affrontare con sufficiente forza sia la situazione bolognese che l'attuale sistema di governo antidemocratico nel nostro paese.
Dobbiamo dare spazio però alle eccellenze di intuizioni e di pensiero presenti in città, che sono valorizzate quando cadono le barriere burocratiche, partitiche e correntizie.

E’ anche imprescindibile operare politicamente, socialmente e culturalmente, per una nuova comunicazione democratica, il cui presupposto sia l'accesso totale alle conoscenze e alle informazioni. Trasparenza e dialogo sono necessari per rivitalizzare la comunità nella direzione di una condivisione della complessità dei problemi e dell’ estensione delle capacità di giudizio e quindi di decisione.
Il punto di partenza di questi processi è il mondo del lavoro, dove i cittadini sono insieme produttori e fruitori di servizi, produttori e consumatori di beni.
Sono convinto, anche pensando all’amministrazione e all'intervento pubblico, che i beni più preziosi da preservare e qualificare , siano le competenze e le professionalità dei lavoratori.
Ho la ferma convinzione che il lavoro rimane  essenziale al fine di avere servizi migliori nella città, migliorare la qualità dei servizi significa migliorare la qualità del lavoro. Ciò implica una riappropriazione delle responsabilità, una chiarezza e condivisione negli obiettivi. Dobbiamo su questo terreno sperimentare e costruire laboratori di partecipazione, capaci di essere luoghi fondatori della comunità dei cittadini, in forte interazione con le rappresentazioni istituzionali della comunità stessa.
Come la nostra città necessita di una nuova pratica e qualità degli strumenti di partecipazione democratica, così necessita di una vera e propria cultura della qualità. La qualità come valore è stata troppo spesso fraintesa ed interpretata, come efficienza e fungibilità.
Sperimentare una nuova qualità dell'esistenza invece comporta praticare e ricercare un nuovo ordine che sottoponga il puro fungere dell'efficienza ad una gerarchia di valori in cui la specificità della vita umana si contrappone alla genericità dell'appartenenza sociale e economica dove la potenza della differenziazione prevale su qualsiasi potere omologante.
E' in questa dimensione che ritengo la qualità urbana l'obiettivo fondamentale da perseguire. Essa è precondizione per lo sviluppo quantitativo delle grandezze economiche e non, come taluni pensano, il suo inverso.
Ad esempio, non è ammissibile una ineguale distribuzione territoriale dei carichi sociali ed ambientali nella città. Sono inaccettabili sommatorie di problemi in alcuni quartieri rispetto ad altri. La convivenza civile, la comunità dei cittadini, ne esce provata e troppo spesso lacerata.
E’ necessaria sensibilità ed attenzione affinché tali carichi siano frazionati secondo criteri di maggiore equità.
Abbiamo bisogno anche di un nuovo equilibrio tra tempi della pubblica amministrazione, tempi della città e tempi di vita, di lavoro e di studio. Per questo necessitiamo di un piano Regolatore dei tempi della città che ridefinisca il sistema degli orari. Penso ad una città dove la fascia oraria dell'apertura dei negozi sia libera, dove l'Università e le strutture pubbliche diano servizi anche nelle ore notturne, dove ci siano alcuni centri di ritrovo e commercio aperti 24 ore su 24. Penso ad una città che superi la concezione industriale del tempo libero, di lavoro e di studio che sia fruibile per le diverse attività 24 ore su 24.

A tal proposito apro una parentesi riproponendovi, il testo “Cin Cin” di cui sono stato co-autore, presentato al sindaco Cofferati, con 26285 adesioni, raccolte in meno di due mesi e il testo di ringraziamento che facemmo per firmatari.


CIN CIN
Bisogna decidersi
Si brinda ad una città aperta o ad una città chiusa? Si brinda ad una città degradata a paesone tutto casa e lavoro o si brinda ad una città che è un organismo vivente ventiquattro ore al giorno? Pensare che i cittadini si riducano a quelli del centro storico, e tutti gli altri siano intrusi, vagabondi e perdigiorno, mostra scarsa dimestichezza con la matematica, l’urbanistica e la diversità. Pensare che le idee nascano solo in ufficio e non nelle strade e nelle piazze, che il divertimento e la vita sociale siano un optional e non un diritto pari al lavoro, è pensare da conservatori. Esortiamo a condividere i sonni e insieme i sogni, l’incontro e non i divieti. Non mortificate, prima con la propaganda poi con il proibizionismo, una città che ambisce a un rango europeo. Consigliamo a tutti un’uscita all’aria aperta. E’ primavera, la misura del calice è colma. Cin-cin.

PGM. Piccolo Gruppo in Moltiplicazione.


Il gruppo promotore, nonostante il deposito formale in Comune di tutte le firme raccolte, non fu mai ricevuto, questo a proposito di sensibilità  e partecipazione.
Chiudo parentesi e affermo che bisogna dare risposte migliori di quelle fornite sino ad ora alle esigenze dei giovani, i giovani che sono la nostra migliore risorsa per lo sviluppo intellettuale, progettuale nonché economico della città. E’ bene tenere presente che il percorso di vita scandito in sequenza lineare (studio, lavoro, pensionamento), legato alla struttura di una società industriale, non esiste più. I periodi di formazione, ingresso e uscita dal mercato del lavoro tendono, spesso, a sovrapporsi.

Ai giovani occorre assicurare mezzi, strutture e qualità didattica perché sia garantito un reale diritto allo studio per tutti: nelle responsabilità dell'ente locale questo vuol dire assicurare un funzionamento del sistema dell’istruzione sul territorio, dagli asili e dalle materne, dalle scuole medie all’università, fino ai corsi serali di formazione.

Ci vogliono serie (cioè con mezzi economici adeguati) politiche giovanili in quanto i giovani, siano essi studenti o lavoratori, hanno il diritto di organizzare autonomamente la loro vita, sperimentare forme alternative di socialità, di lavoro e di studio, mettere in campo nuovi valori. Per questo l'amministrazione locale deve (non uso il condizionale perché lo ritengo un obiettivo irrinunciabile) fornire le condizioni materiali senza le quali ogni tentativo è destinato alla marginalità e al fallimento.
Ritengo che l'amministrazione deve assumersi l'impegno di agevolare la salvaguardia e la costituzione di centri e strutture per giovani, anche autogestiti, rispondendo con mezzi e risorse. La stagione culturale va rinnovata partendo da un maggior interesse verso il contemporaneo, la ricerca, la sperimentazione.
Anche per la cultura ci vuole partecipazione sociale; la cultura è un bene che dev'essere reso accessibile a tutti, e non privilegio o merce di scambio.
Cultura è anche trasparenza e pluralismo, cioè coinvolgimento e valorizzazione delle risorse intellettuali e delle realtà di produzione culturale , spesso non apprezzate.
L'arte e la cultura hanno bisogno di mezzi e luoghi dove presentarsi come pubbliche, compito dell'amministrazione della città è garantire tali condizioni.
La politica culturale rimane un compito tra quelli imprescindibili dell'amministrazione pubblica, che deve essere anche garante delle molteplicità culturali.

Mi piace pensare Bologna come una città che si organizza per diventare la più verde d 'Europa, con un sistema di parchi e giardini che l'attraversi tutta, dove sia possibile andare da un punto all'altro della città camminando nel verde.
Sono per un piano della mobilità fondato innanzitutto tutto sull'uso di mezzi pubblici che vanno migliorati e potenziati; ma non condivido, riguardo al traffico, una impostazione solo repressiva del problema. Sono per un abbassamento dei prezzi dei servizi pubblici fino a portarli decisamente concorrenziali con i costi dell'uso dei mezzi privati. Tali prezzi concorrenziali potrebbero essere coperti con finanziamenti provenienti da tributi sul traffico privato. Presupposto, sarà il mantenimento della chiusura del centro storico e la considerazione che ciò che è ecologicamente dannoso dev'essere costoso, e ciò che è ecologicamente compatibile deve divenire, dal punto di vista economico, più vantaggioso. Il curare l'ambiente e la natura è un imprescindibile obbligo etico. L'ecologia è la base di un operare sia economico che di governo della città, la natura non può più essere pensata come una produzione del soggetto in quanto si pone come alterità difficilmente riducibile alla tecnica e allo sviluppo economico.

In città è cresciuto il numero degli anziani sul totale della popolazione, producendo una modificazione nelle condizioni di coesistenza.
La solidarietà diviene ancor più importante rispetto al passato. Talmente importante da doverci indurre alla costituzione di una nuova cultura della solidarietà fondata su una ragionevole divisione del compiti e una cooperazione tra le generazioni.
L'intervento politico amministrativo al fine di costituire strumenti per l'incontro e l'espressione di solidarietà assume fondamentale importanza.
La solitudine degli individui le cui capacità di autonomia divengono col tempo limitate, non può essere ritenuta un passaggio obbligato. La tutela della loro dignità umana è innanzitutto compito del governo della città, al fine di un loro riconoscimento pieno nella comunità dei cittadini, tanto più in questo momento storico-politico dove si minano alla radice diritti previdenziali e pensionistici che ritengo inalienabili.

Penso, dato che ritengo la molteplicità culturale e religiosa elemento di ricchezza, che sia necessario promuovere maggiormente la comprensione, il rispetto e la cooperazione tra culture e religioni diverse al fine di consentire una reale integrazione e partecipazione alla vita della città da parte di tutti coloro che sono giunti da noi per lavorare, studiare, viverci.
Per questi motivi ritengo che gli immigrati extracomunitari residenti nella nostra città debbono avere il diritto di voto e di rappresentanza nelle elezioni nei Quartieri e che per quelli comunitari vada promossa una campagna informativa per portarli a conoscenza che possono già votare per il Comune.
Bologna, come la nostra Regione, vede il proprio tessuto economico fondato sull'artigianato e la
piccola e media industria: con una forte capacità di innovazione di processo e personalizzazione del prodotto. Il sostegno alla sperimentazione in questi campi e all'accesso ai crediti deve diventare un obiettivo prioritario dell'amministrazione.
E' altrettanto importante offrire strumenti alla ricca esperienza del volontariato, costruendo un processo relazionale capace di sperimentare forme di comunicazione tra tutte le strutture e associazioni che operano nel privato sociale per promuovere il valore d'uso delle loro ricerche e delle loro pratiche sociali. Al fine di una rivendicazione culturale della socializzazione di esperienze i cui contenuti non possono essere riconducibili alle leggi del valore di scambio.
Infine, credo che se non si attiva da subito il necessario confronto di idee, se non si apre un processo ampio di partecipazione e coinvolgimento nelle scelte, si perderà un'occasione riguardo alla prossima impegnativa e niente affatto scontata scadenza elettorale.
Abbiamo tutti un forte desiderio di provare a cambiare, anche se appaiono così deboli gli strumenti e così forte il divario che separa ciò che dovrebbe essere fatto concretamente e ciò che invece accade. Ci vogliono tensione e passione per i progetti dedicati al futuro; senza, la politica perde vigore; l’essere politico deve dare spazio all’essere sociale e fare politica avendo qualcosa di più e di altro che la gestione di ciò che è divenuto inevitabile.   Cin Cin