La sfuggente memoria del territorio
Il progetto Una mappa dell’identità simbolica del territorio
I. Identità dei luoghi e identità individuale
II. Storia e identità di alcuni luoghi bolognesi
III. Percezione della rilevanza simbolica dei luoghi. I risultati di un’indagine
I giovani protagonisti nella ricostruzione dell’identità di un luogo
Trascrizione delle testimonianze più significative raccolte
Stazione di Bologna, sotto l’orologio di sinistra del portico d’ingresso
Via Mascarella, all’altezza del muro sbrecciato dai proiettili che uccisero Francesco Lorusso
L’area dell’Ex macello, giardini «Francesco Lorusso»
Via del Pratello
Via de’ Gombruti, davanti alla sinagoga
Porta Lame, presso il monumento ai partigiani impegnati nella battaglia del 7 novembre del 1944
Piazza Malpighi, presso le tombe dei Glossatori presso la chiesa di San Francesco
Le potenzialità di un progetto
Con i tanti progetti realizzati con il coinvolgimento dei giovani, Nuovamente vuole dare un senso alla propria direzione di marcia. Ne è un esempio “Per un atlante della memoria di Bologna”, ricerca che abbiamo realizzato insieme a studenti dell’indirizzo di scienze sociali del liceo Sabin, per verificare il grado di consapevolezza da parte dei cittadini di luoghi della città carichi di simbolicità per come la memoria e la percezione collettiva li caratterizzano in relazione ad alcuni eventi.
Sono state realizzate 210 interviste a un campione di abitanti di zone che circondano luoghi ricchi di significato per l’identità storica e culturale di Bologna: la stazione ferroviaria, presso la breccia provocata dalla strage del 2 agosto del 1980: le tombe dei glossatori; la sinagoga; il muro di via Mascarella con i fori dei proiettili che hanno ucciso lo studente Francesco Lorusso e i giardini a lui dedicati presso l’ex mercato del bestiame; via del Pratello; Porta Lame.
Coordinati da operatori della nostra associazione, sono stati gli stessi studenti a selezionare i luoghi in seguito a un percorso condotto sui repertori di storia locale, a elaborare le domande da rivolgere agli intervistati, a condurre la ricerca sul campo. Il progetto, promosso insieme alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, si è concluso con una pubblicazione sul risultato della ricerca e con un evento - il 16 dicembre dello scorso anno: la teatralizzazione del percorso sotterraneo del torrente Aposa - al quale ha partecipato anche il presidente dell’associazione famigliari delle vittime del 2 agosto Paolo Bolognesi.
Dalla ricerca è emersa l’assenza negli abitanti del territorio della consapevolezza del suo evolversi storico e la tendenza a recepire il luogo che si abita come il frutto di un’evoluzione lineare. Si è resa evidente anche la scarsità di conoscenze che riguardano gli eventi più recenti, come nel caso della morte di Lorusso e della strage alla stazione. Bastano questi elementi per intuire le potenzialità del progetto.
In una prospettiva formativa può essere esteso a un numero maggiore di studenti delle scuole medie superiori, tenendo conto anche della tipologia di scuola, della dislocazione dei giovani sul territorio e di un arricchimento del loro lavoro con una documentazione fotografica e audiovisiva.
In una prospettiva scientifica può essere allargato ad altri luoghi, con il coinvolgimento di un maggiore numero di abitanti da intervistare, rivelandosi utile alla città anche per renderli maggiormente comprensibili e visibili. Così, perché non pensare, ad una moltiplicazione degli eventi nei quali l’indagine sulla memoria e la percezione collettiva si innesta sulle arti, dalla musica al teatro? Si potrebbero poi prendere in considerazione bandi, rivolti ai giovani, per progetti di riqualificazione urbana degli stessi luoghi oggetto della ricerca. E’ possibile individuare arredi che li rendano maggiormente identificabili e intelligibili? Un ulteriore possibile sbocco.
Il progetto Per un atlante della memoria territoriale di Bologna vuole offrire, da un lato, ai lettori una panoramica della percezione che le persone che vivono a Bologna hanno di alcuni luoghi, dall’altro si inserisce nel consolidato percorso intrapreso dall’associazione Nuovamente per il coinvolgimento delle giovani generazioni nella definizione dei propri spazi.
Il ruolo dei giovani in questo percorso è stato inizialmente quello di identificare, a seguito di una raccolta bibliografica, alcuni luoghi più significativi di altri e, successivamente, di svolgere una analisi “sul campo” orientata a comprendere il grado di conoscenza che la cittadinanza ha dei luoghi stabiliti. L’idea da cui si sono poi sviluppate le singole azioni è stata quella di diffondere nei giovani la conoscenza dei luoghi prescelti attraverso interviste a cittadine e cittadini.
Se fino ad ora Nuovamente si è impegnata nella promozione di processi volti a rendere i giovani ideatori e gestori degli spazi loro destinati, e perciò modellati in base alle loro esigenze, con questo progetto i giovani sono stati investiti di un nuovo ruolo: non più propositivo ma improntato maggiormente alla investigazione e alla raccolta di elementi provenienti dal passato. Costruire la memoria di un luogo attraverso una generazione che attualmente non la custodisce: questo è stato l’intento del coinvolgimento dei giovani in questo progetto.
Spesso la memoria dei luoghi è associata non solo a eventi storici che per la loro rilevanza sono facilmente comprensibili e accessibili, ma anche a persone, momenti del vissuto individuale che, attraverso il racconto e la trasmissione orale, si consolidano nella collettività. Ma la trasmissione orale della conoscenza oggi giorno è sempre più condannata all’oblio, nel momento stesso in cui, facendosi globale, si diffonde con modalità estremamente diverse rispetto a quanto avveniva anni fa. La conoscenza di oggi, facilmente accessibile anche attraverso le pagine web, infatti, non contempla o lascia poco spazio all’interpretazione personale, alla creazione di miti o leggende.
Queste le premesse del percorso che abbiamo scelto di fare assieme ai giovani: perché chi meglio delle generazioni future può farsi custode di un passato che non c’è più?
Quando, come coordinatore dei giovani, ho proposto ai ragazzi di lavorare sui luoghi di Bologna ho avuto subito una risposta positiva: questi si sono calati nel ruolo con un grande entusiasmo facendosi guidare in un percorso bibliografico, che ha successivamente consentito l’individuazione di sette luoghi dalla valenza simbolica forte. Abbiamo così cercato luoghi caratteristici dei processi storici che hanno contribuito a “formare” Bologna nella sua storia e che tuttora ne delineano la fisionomia: la Chiesa, l’Università, il commercio, la Resistenza, il Settantasette e, perché no, le storie di ogni giorno, che in ugual maniera hanno dato un senso ai luoghi che le hanno ospitate. La scelta è poi ricaduta sui ragazzi che hanno individuato sette luoghi a loro giudizio più rappresentativi di altri dei processi storici menzionati: la Basilica di S. Francesco e le Tombe dei glossatori, la sinagoga, Porta Lame, i luoghi che testimoniano l’uccisione di Francesco Lorusso (via Mascarella, i giardini di via dello Scalo), la strage di Bologna e “il Pratello”. La loro scelta è stata da noi avallata e sostenuta: i giovani sono prima stati guidati nella definizione delle domande da porre ai passanti poi nella raccolta delle testimonianze stesse.
Il percorso avviato ha consentito ai giovani di comprendere eventi, personaggi, aneddoti: momenti della storia che hanno attraversato la città di Bologna contribuendo a trasformarla e a darle l’aspetto attuale.
È stato interessante constatare le modalità e la curiosità con cui i giovani si sono avvicinati al passato, e come i soggetti interpellati, scavando nella loro memoria, abbiano – a volte non senza toni paternalistici verso i ragazzi che si facevano “investigatori del ricordo” – ricomposto le tessere di un passato spesso rimosso, che riaffiora nel racconto stimolato dalle domande. Al tempo stesso è emerso un forte continuum tra i racconti del passato e le vicende del presente a dimostrazione non solo del fatto che sempre più spesso si ricorre al passato per spiegare il presente, ma che è possibile anche percorrere la strada inversa: talvolta anche la lettura di fenomeni contemporanei può diventare la chiave per comprendere quanto accaduto in passato.
In un momento storico come quello attuale, in cui fenomeni come l’immigrazione e le politiche di riqualificazione urbana stanno reciprocamente contribuendo a ridefinire gli spazi delle città, emerge la necessità di fissare e tutelare il significato dei luoghi attorno ai quali si è costituita l’immagine attuale di Bologna.
Consegniamo quindi i risultati della ricerca alla cittadinanza perché questa possa, in una fase di grandi trasformazioni, trovare nei frammenti del passato non solo cimeli di una Bologna che non c’è più, ma elementi portanti della identità urbana della nostra città e perciò utili a una nuova definizione degli spazi comuni.