Per una comunità della partecipazione.
Diego Benecchi Progetti e
identità
Noi abbiamo una passione, una tenacia nel cercare di realizzare una
società più degna di essere vissuta. Ma non è solo questo che ci unisce
nell'essere di Nuovamente. Ciò che ci lega prima di tutto è il destino. Il
destino di subire autoritarismi, intolleranze, rampantismi, fanatismi
produttivistici. Di subire la vittoria di piccoli e grandi partiti degli
affari i cui esiti saranno nuove forme di totalitarismo. E' questo il
destino che non abbiamo accettato. E' questo rifiuto che ci ha indotto ad
impegnarci per costruire una comunità di cittadine e cittadini, cercando
l'identità e la volontà di agire e vivere.
Siamo nati da pochi mesi, ma siamo già pienamente coscienti di essere, in
questa comunità di destino, determinati a lottare per una società che
minimizzi la sofferenza e la crudeltà. Per una società che massimizzi il
rispetto e la tutela dei diritti, con eque opportunità di vita per tutti.
Quando siamo nati, il 4 luglio, abbiamo affermato che al centro della
nostra iniziativa stava quella che ritenevamo e riteniamo la vera
questione: la fondazione di una effettiva e materiale costituzione fondata
su progettualità concrete che consenta l'incontro di esperienze,
competenze e capacità umane e professionali legate da un impegno forte
verso la reciprocità e la solidarietà, capace di operare come una comunità
di cittadini di pari dignità, che condividono uguali ragioni. Ci siamo
dati un obiettivo che definimmo ambizioso, favorire il diritto di
cittadinanza, il suo riconoscimento, la sua tutela. Dando, per quanto a
noi possibile, supporto ed evidenza alle istanze di comitati e
associazioni. Siamo stati coerenti a questo obiettivo. Lo abbiamo
dimostrato nei fatti e nel nostro impegno quotidiano. Abbiamo fatto un
buon lavoro.
Questa società è spesso arrogante e ingiusta e non ci piace. Afferma
diritti e non ne consente l'esercizio. La democrazia troppe volte si ferma
alle soglie di questo o quel potentato. Si può e si deve cambiare.
La nostra associazione nel suo costituirsi ha affermato la virtù
dell'integrità, cioè la lealtà ai valori della libertà, della dignità,
dell'eguaglianza, della giustizia, della solidarietà.
Sono questi i valori democratici che stanno alla base della nostra
identità collettiva. La lealtà a questi valori ci fornisce i termini per
definire noi stessi e gli altri, le somiglianze e le differenze, le
distanze, le continuità, le ragioni per il nostro essere futuro.
Per noi sono valori non negoziabili. Valori che ci hanno dato le ragioni
per riconoscerci, per prenderci per mano, per agire insieme. Valori per
un'azione sociale, culturale, economica che sia anche azione etica. Stiamo
operando per un impegno finalizzato ad una diversa "normalità", meno
invisibile, meno patologica, per una diversa comunicazione, più aderente
al reale e più rispettosa dell'altro. Il percorso è quello della
formazione permanente, del rispetto delle diverse competenze e del dialogo
tra profili professionali differenti. Della politica intesa come
progettazione e non come rincorsa al consenso.
Siamo per una valorizzazione del capitale sociale e intellettuale che è
presente in questa città, lo riteniamo la ricchezza che il popolo
democratico possiede a fronte di logiche di mercato che producono
disgregazione, povertà materiale e culturale, domande di autoritarismo.
Noi pensiamo ad un nuovo processo sociale che, a partire dal progetto, dal
locale, sia capace di farsi modello e riferimento culturale. Intendiamo
ripopolare Bologna di eventi sperimentali, di passione per la critica, di
solidarietà sociale ed umana. Per questo abbiamo costruito il laboratorio
Nuovamente, nonostante le difficoltà oggettive, la dispersione delle
energie politiche, sociali e intellettuali, prodotte negli ultimi dieci
anni.
Quante intelligenze, competenze, sogni e progetti, sono stati disillusi e
sprecati. Ma le energie e la passione ci sono ancora, anche la nostra
esperienza ne è la dimostrazione, il nostro laboratorio è all'opera per la
qualità sociale, intellettuale, produttiva. Siamo convinti che il
carattere di una società sia determinato non dai diritti astratti, bensì
da cosa i suoi membri sono capaci di fare. Se questo vale per la società,
vale in particolar modo per Nuovamente, perché è alla base del nostro
patto associativo.
Ci siamo posti un dilemma arduo: come far sì che buone ragioni si
convertano in una forte motivazione a compiere delle scelte e ad agire. Ma
per dire che le cose non vanno bene, o bene come potrebbero, noi abbiamo
scelto la strada di provare ad immaginare, descrivere, progettare e
realizzare le cose così come crediamo debbano essere. Il nostro impegno è
serio, con la coscienza di dover avere, prima di tutto, l'umiltà di
imparare, sapendo di procedere per prove e di compiere errori, però con
generosità, ragionevolezza, trasparenza e, innanzi tutto, con sincerità.
Siamo nell'epoca della solitudine della democrazia, del conflitto tra
etnie. Siamo in anni di intensa oscillazione tra universalismo e
tribalismo in cui occorre una visione dell'emancipazione, dei diritti,
della giustizia che sia fondata su un grande processo di liberazione: di
individui, persone, gruppi. La complessità attuale ha modificato
profondamente le forme e i contenuti della cittadinanza. Occorrono nuove
regole e nuove opportunità. Ci sono immense potenzialità sociali
fortemente condizionate da limiti culturali, effetti di dispersione,
competizioni distruttive, talvolta di degradazione sociale e morale.
E' essenziale superare la logica del mero interesse, così come oggi viene
imposto dai presunti apparati scientifico – tecnologici. Ad esempio, la
questione essenziale, non è se convenga diminuire le tasse ai ceti più
abbienti o sostenere i ceti meno abbienti "per sostenere lo sviluppo". In
entrambi i casi la logica che guida questo tipo di azione politica è la
medesima e, quando questo avviene, non può che vincere la posizione
"razionalmente" prevedibile come più efficace: una volta l'una, una volta
l'altra…., ma il fondamento rimane il medesimo. Tant'è vero che , come
effetto secondario, non si possono facilmente identificare le differenze
profonde fra le politiche di un Bill Clinton o di un Bush jr. Sempre e
comunque ciò che viene imposto è un essere umano "parziale", un mero
"produttore-consumatore" di beni materiali, i cui "interessi" possono
essere sempre e comunque "legittimi".
Per superare questa logica "iper-razionale", dobbiamo recuperare, o meglio
re-inventare una riflessione sull'Essere nella sua interezza. Allora non
può non risultare evidente come il nostro essere non possa ridursi al
produrre-consumare interno ad una visione "razionale" del mondo. L'essere
che ci caratterizza è fatto di carne e di sangue, di emozioni e di valori
etici. Non possiamo neppure pensare ad un mondo a misura d'uomo se ci
dimentichiamo che il nostro essere non si riduce al fare e al pensare
"produttivi", ma nasce e va oltre i loro limiti. Il nostro essere è
ludico, creativo, protettivo, accogliente…il nostro essere non si riduce
ai limiti dell'adulto produttivo, è anche l'essere bambino che gioca ed
esplora, genitore che nutre e protegge, anziano che ripensa la propria
esistenza. Se ci consegniamo alla logica strutturante e razionale non
possiamo che perdere…non solo "politicamente" le elezioni… perdiamo le
stesse dimensioni etiche della nostra identità collettiva, del nostro
costituirci come "polis", come insieme dotato di valori e creatore di
progetti. Non possiamo che andare incontro all'imbarbarimento di una
collettività anonima e priva di identità riconosciuta e riconoscibile, in
cui qualunque individuo è in linea di principio autorizzato a pensare che
tutto sia legittimo se congruo con i propri interessi.
Si pone il problema dell'educazione ad una coscienza sociale, ad un
impegno civile praticabile, che rifiuti tanto i dirigismi quanto gli
intollerabili agnosticismi morali. A fronte dei grandi cambiamenti, le
tradizionali strutture della politica sono obsolete, inadeguate.
Ma questa obsolescenza, non coincide con la diminuzione dell'impegno delle
persone, al contrario aumenta il tempo dedicato alle associazioni, in
particolare a quelle del volontariato e dei comitati cittadini.
Di fronte alla politica tradizionale Nuovamente è altro, è un soggetto
civico, è un soggetto costituente con piena consapevolezza e vera pratica
del senso del limite, che si interessa poco di chi è bardato di consegne e
interdizioni, senza amicizia, senza reciprocità, senza riconoscimento.
Noi con la nostra partecipazione, con il nostro pensare e agire insieme
abbiamo messo in comune le nostre diversità, appartenenze, i nostri mondi,
abbiamo costruito un crocevia per nuovi meticciati ponendo l'accento sulle
emozioni, cercando di far emergere la zona sensibile di ognuno di noi.
Le emozioni sono gli strumenti conoscitivi fondamentali se si comprende il
loro linguaggio: non ti informano su cosa vedi, ma su come lo guardi.
Come si può esprimere creatività, senza emozioni, se questa deve
esprimersi in ambiti, modi e tempi decisi da altri, da apparati sempre più
impersonali e disumanizzanti. La creatività, per sua natura, deve essere
caratterizzata da spontaneità. La creatività è il processo attraverso cui
creiamo azioni, comportamenti, gesti, parole, opere capaci di sovvertire e
modificare l'ordine dato della realtà. La passione ci appartiene ancora.
E' solo nell'integrità e nella lealtà ai valori che una sinistra
democratica plausibile e convincente (e in democrazia l'essere convincenti
è saliente) può dare luogo a veri percorsi di innovazione. Esperimenti che
sappiano essere esercizio anche della virtù del saper scegliere in un
contesto piuttosto inquinato. C'è molto da fare e soprattutto ne vale la
pena.
Nel nostro percorso associativo stiamo cercando anche di praticare, ma c'è
molto da fare, un'utopia fondata sulla qualità delle nostre relazioni
interpersonali e delle nostre questioni di vita Ciò è presente nelle
nostre menti e nei nostri cuori. Anche per questo, e non è cosa di poco
conto, noi siamo altrove, oltre la politica tradizionale ed i suoi
balletti preferiti. Crediamo in nuovi processi democratici fondati
sull'orizzontalità, sulla partecipazione, quella vera, non quella
simulata. Continueremo ad impegnarci, come abbiamo fatto in questi mesi,
per creare luoghi dove le cittadine e i cittadini si confrontino tra pari,
in piena eguaglianza. Luoghi dove ci si confronti sui progetti, su come
renderli concreti, cercando anche le mediazioni, ma quelle delle ragioni.
In un mondo in cui sembrano prevalere gli imperativi e i vincoli
dell'economia, noi non ci siamo congedati, né lo faremo in futuro. E'
forte la nostra tensione. Ed è elemento base del nostro essere la
convinzione che la democrazia è un processo storico in continua
evoluzione, il cui criterio di misura dei soggetti protagonisti: partiti,
associazioni, persone, è il loro effettivo operare per determinare spazio
effettivo per il confronto tra le diverse verità con l'attenzione
prevalente alla coniugazione tra diritti sociali e diritti individuali.
Abbiamo iniziato questo percorso anche perché riteniamo non apprezzabile
l'esercizio ottuso dell'oblio. Per noi è possibile fare, forse perché
decliniamo diverse eredità. Stiamo lavorando per consegnare qualche
tessera per il mosaico di un'utopia ragionevole per i cittadini e le
cittadine nella nostra città. Siamo profondamente convinti che è
necessario sostenere le iniziative tese alla costituzione di un vero e
proprio terzo sistema rispetto allo Stato ed al mercato. Da identificarsi
non solo nel volontariato, che pure ne costituisce una parte essenziale,
ma un terzo sistema che si configuri come mercato sociale le cui
transizioni anche quando sono valorizzate, non siano prevalentemente
motivate dal profitto e dall'accumulazione, ma dalla autovalorizzazione e
dalla solidarietà.
Infine riprendo la questione della democrazia, il nostro impegno sarà
pieno per il successo delle forze democratiche contro il centro - destra,
un centro - destra che se vincesse le elezioni esprimerà pienamente
un'onnipotenza di maggioranza con ogni abuso, inclusa la coincidenza tra
interessi pubblici e interessi privati.
Si stanno attrezzando per praticare due assolutismi, entrambi contrari al
sistema dei vincoli e contrappesi che, pur nei suoi limiti, la democrazia
pratica: l'assolutismo della maggioranza e l'assolutismo del mercato. In
una confusione tra politico ed economico che è minaccia per la democrazia.
Battiamoci perché non vincano, non ci siamo ancora congedati e non lo
faremo in futuro. D'altronde abbiamo tutti una cosa in comune
l'impossibilità di essere "normali". Siamo stati bravi e questo è soltanto
l'inizio.