Dalla Polis alla Città della Rete
Lettera alle cittadine e ai cittadini di Bologna
La polis fu la grande invenzione all’origine della nostra civiltà.
Nacquero lì insieme la filosofia, la scienza, la democrazia e la libertà. Tutti in cerchio: una persona si alza, va al centro e parla, propone. Si formano maggioranze e minoranze . Sulla stessa piazza, l’agorà, si discute dei problemi di tutti i giorni ma anche del moto della luna, o dei pianeti: ed ecco il rapporto tra scienza e democrazia che nasce in un luogo in cui nessun sapere viene disperso. È un mondo a volte turbolento, e rischioso, come la libertà. Ce lo insegna Socrate, vagabondo della città, educa i giovani, sceglie la morte e rifiuta l\'esilio. Rimanere nella polis, rimanere in città, anche condannato è meglio. Nella modernità: Adriano Sofri. Che neanche carcerato, abbandona Pisa e Sarajevo.
La storia della civiltà è la storia delle sue città.
Atene, Gerusalemme, Roma, Firenze, Parigi, Venezia ed anche Bologna con la più antica università. E’ nelle metropoli dell’800 che rotti i cerchi della vita comunitaria tradizionale gli uomini e le donne imparano a confrontarsi con gli stimoli continui della varietà e della ricchezza delle relazioni sempre crescenti. L\'immaginario e l\'intelligenza sociale si nutrono e accrescono nelle città. Lì si misurano democrazia e convivenza civile, rivoluzione e reazione, accoglienza e discriminazione. Dal carnevale di Rio a Piazza Tien an Men; dalla miseria di Calcutta alla ricchezza di Manhattan, dall\'assedio di Sarajevo al Gay Pride di S. Francisco. Non è esagerato dire che le città sono il luogo dove la potenza culturale e produttiva del singolo si moltiplica, in cooperazione con gli altri. Sono anche il luogo per eccellenza della politica, delle emozioni e delle passioni. La gelosia di Otello può prendere corso soltanto nella grande Venezia multietnica, porta fra l’Oriente e l’Occidente.
Non rimane sempre uguale a se stessa la città.
Oggi la città nel suo mutare continuo è diventata uno snodo di più reti. Rete urbanistica ma anche rete informatica e sociale, rete della mobilità e delle associazioni, dei movimenti e dei cittadini. Città senza confini riconoscibili in cui i cittadini sono costretti a ripensare le proprie identità e il senso di appartenenza. Città multietnica e interculturale che ricostruisce le relazioni tra i luoghi e le persone, dove l’integrazione e la diversità sono considerati valori da coltivare. Nella cultura reazionaria alcune maglie della rete vengono circondate da cordoni sanitari: è l\'ipotesi del ghetto. È un modello non prevalente in Europa dove l’azione della sinistra e delle forze liberaldemocratiche e popolari ha difeso la libertà del muoversi e dell’abitare, indipendentemente dal colore della pelle, dal credo religioso, dall\'origine etnica o nazionale. Quanto la questione sia decisiva si è visto anche in Europa, nell’ex-Jugoslavia, con la pulizia etnica perpetrata soprattutto attraverso la violazione del corpo femminile, e che, a ondate non ha risparmiato nessuna etnia. In altre parole, il modello della ghettizzazione induce, al limite estremo, la guerra civile e ne è al contempo un portato: una sorta di guerra in potenza e sempre sulla soglia dell’atto.
E Bologna...
Città ancora con la cinta dei viali da dove le strade portano in centro. Ma anche città metropolitana, che si distende sulla via Emilia, fino al mare. Città da conoscere e persone da ascoltare, città mai rimasta uguale a se stessa. È scommessa difficile ma necessaria valorizzare la ricchezza del Centro Storico, l\'intimità dei portici e dare un senso pieno al tessuto metropolitano. In termini di comunicazione: avere la televisione di strada che racconta il quotidiano e la rete telematica che ci tiene in contatto con l\'intero mondo. Produrre la simpatia col vicino e riconoscere il lontano come prossimo nella sua diversità. L\'intimità dei portici senza l\'apertura sul mondo si inaridisce e genera solitudine ed egoismo.
È questione politica di progettazione e governo democratico.
La progettazione è ciò che trasforma i saperi in iniziative e in pratiche. Il governo democratico è quello che riconosce al cittadino il diritto di informazione come pre-condizione del suo diritto di cittadinanza, inteso come partecipazione consapevole e reale alle decisioni. Il governo democratico è quello che ascolta i cittadini e li rende protagonisti dei progetti, i cui valori sono la libertà innanzitutto, e i diritti civili, politici, sociali del singolo e della collettività, ed è intransigente verso le varie, velate o esplicite che siano, discriminazioni razziali e/o religiose. Più la civitas è colorata, più è bella e vivibile. Questo, e non altro, è in fondo il senso delle bandiere arcobaleno ancora appese ai balconi e ai davanzali. Bologna città dei saperi e dei diritti quindi, delle differenze e contro le diseguaglianze; della simpatia e dell\'accoglienza e della pace. Bologna città della libertà, in Italia e in Europa, per l\'Europa.
Come si diceva un tempo: il pane e le rose.
Bologna come un laboratorio di un nuovo patto con la natura, un contratto di equità e non di dominio. Difficilissimo, e di cui le decisioni prese a Kyoto sono state il giusto ma zoppicante tentativo. Tanto flebile da apparire vano. Su questo terreno l\'innovazione e la democrazia sono inestricabilmente intrecciate e chiamate a dare il meglio, come ad esempio il diritto al verde. Una politica dei giardini e dei parchi, altrettanto importante di quella d\'accoglienza o contro il caro fitti delle case.
Le nuove generazioni sono la vita della città. La città deve investire valorizzando il loro patrimonio di intelligenza, fantasia e gioia. Non si tratta solo di dar loro qualcosa, uno spazio qui, un finanziamento là, ma di renderli protagonisti della progettazione della città, di investirli direttamente della responsabilità di autogestione e di governo.
Nuovamente…
Il 4 luglio di tre anni fa, abbiamo costituito l’associazione Nuovamente , che ad oggi ha realizzato trentadue progetti. Al centro della nostra iniziativa abbiamo posto quella che continuiamo a ritenere la vera questione: la costruzione di una effettiva e materiale costituzione fondata su progettualità concrete, fatta di dialogo, socialità e “differenze”, ritenendo che, è nell’incontro di esperienze, competenze e capacità umane legate da un impegno forte verso la solidarietà che si determina la comunità dei cittadini.
Favorire il diritto di cittadinanza.
Nostro obiettivo è stato di favorire il diritto di cittadinanza, il suo riconoscimento, la sua tutela. Abbiamo operato per far sì che buone ragioni si traducessero in motivazione a scegliere ed agire percorrendo la strada dell’immaginare, descrivere, progettare e realizzare. Quando le tradizionali strutture della politica si sono mostrate inadeguate ad esprimere la crescente voglia di partecipare abbiamo scommesso sull’impegno delle persone, delle associazioni, nonché del volontariato, del privato sociale, e dei comitati.
Democrazia ed innovazione.
Rispetto alla politica tradizionale Nuovamente ha privilegiato la dimensione civica nella convinzione che la democrazia sia un processo storico in continua evoluzione. Noi riteniamo che i protagonisti della democrazia - associazioni, partiti, comitati, persone - debbano operare per determinare spazi effettivi per il confronto tra le diverse realtà e verità. Nella civitas il nuovo protagonismo dei cittadini tende a costituire momenti di partecipazione e rappresentanza politica in prima persona; questi percorsi sono un valore aggiunto per una vera politica.
Per un governo autenticamente comune.
Siamo convinti che nonostante le difficoltà, le forze politiche del centro sinistra con i movimenti e le associazioni, abbiano competenze, passione e determinazione sufficienti per realizzare una reale innovazione. Ma soprattutto pensiamo alle persone che hanno visto degradata la qualità della loro vita e depressa se non disprezzata la loro voglia di contare sul e nel governo della città. Sergio Cofferati può essere il naturale punto di valorizzazione e di equilibrio per un processo che renda il governo della città di tutte e tutti autenticamente comune. Per quanto ci riguarda nell’autonomia di un’associazione che opera e costruisce convivialità e società democratica, dichiariamo la nostra disponibilità e il nostro impegno a sostenere la candidatura di Cofferati a sindaco di Bologna.