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Vogliamo avere una visione del mondo allargata.

Approfondire, realizzare, trasformare le cose che riguardano la vita di ogni persona: cittadino, cittadina,

forti di un diritto che non si può cancellare: il diritto di capire e partecipare

Associazione Nuovamente
Persone e progetti per la città

Pensa Bologna, Bologna pensa

Diego Benecchi

Questo documento redatto nel 1995 fu sottoscritto da duecento persone e mi vedeva come primo firmatario. Contiene proposte che furono recepite nel programma dell'allora candidato sindaco Walter Vitali. Proposte che non furono concretizzate dalla giunta nel mandato 1995/1999. Molti di questi firmatari hanno dato vita, il 4 luglio 2000, a NUOVAMENTE. Il contenuto è molto attuale, e lo ritengo utile per le elaborazioni e proposte future di NUOVAMENTE. Diego Benecchi

L'INVENZIONE E LA DEMOCRAZIA L'AUTOGOVERNO DELLA CITTÀ E' aperta, nel nostro paese, una fase costituente, Da una parte milioni di lavoratori hanno ribadito, in sciopero e in piazza, che la Repubblica Italiana è ancora fondata sul lavoro. Con loro, decine di migliaia di studenti e pensionati hanno ribadito che il diritto all'istruzione, quello alla previdenza e alla salute sono inalienabili, costitutivi del diritto di cittadinanza quanto la libertà di sciopero e di manifestazione, la libertà di pensiero e di opinione e il diritto di voto. Non ci può essere mercato di questi diritti e di queste libertà, fondamenti della convivenza civile. Dall'altra parte, il polo delle libertà e del buon governo che propone un modello Fininvest di controllo della vita politica e un modello San Patrignano di controllo della vita sociale, modelli in cui è considerata insopportabile ogni forma di devianza ed eversivo il conflitto sociale. Un polo classista, illiberale, con forte impronta fascista, volto a colpire le condizioni di vita dei lavoratori dipendenti e a ridurre, umiliare, se non schiacciare, i loro diritti, con misure istituzionali che violano la separazione dei ruoli e dei poteri fino allo scandalo di un presidente del Consiglio padrone di tutte le televisioni pubbliche e private. Un Polo le cui misure politiche sono state indirizzate ad accumulare potere e poteri, in funzione del comando e non del governo, per limitare le libertà dei cittadini, per trasformare liberi cittadini in sudditi. Definire il percorso costituente diviene, quindi, questione democratica urgente: occorre sciogliere il nodo del federalismo, della riforma elettorale; affrontare l'esigenza ormai assoluta e dirompente dell'equità fiscale, quella di un pluralismo e di libertà reali nell'informazione, quella dei rapporti tra cittadino e giustizia penale e civile. Un percorso che permetta di sottoscrivere tra i cittadini di questo paese e tra loro e lo Stato un nuovo patto sociale, civile, istituzionale e politico: patto di libertà e di liberazione, di diritti e di doveri, in grado di assumere anche tutta la durezza dei conflitti sociali o politici nella convivenza civile. E diamo priorità, tra i diritti, ai diritti sociali: perché soltanto dove questi sono perseguiti e realizzati si estendono anche i diritti individuali. E nella relazione tra diritti sociali e diritti individuali l'essenza della crescita democratica di un popolo, di una città. Per una più libera dimensione della convivenza civile e della democrazia crediamo che si possa e si debba mettere in movimento nuovo istituti politici. Luoghi in cui i cittadini si riuniscono e dibattono, inter pares, cioè nella più piena uguaglianza; luoghi dove tentare il passaggio dallo scontro di interessi alla mediazione delle ragioni, ovvero tentare di costituire il tessuto attivo e vivente della città: la comunità dei cittadini, al di là di lobbies e corporazioni. LA COSTITUENTE DEI CITTADINI Riteniamo che la nostra città abbia tutte le carte in regola per proporsi come territorio sperimentale della Costituente dei Cittadini, per la realizzazione di invenzioni sociali, economiche, istituzionali. Ad esempio, pensiamo al ruolo dell'associazionismo e del volontariato, al ruolo di un pubblico non statale ma sociale, alla differenza sessuale, all'informazione, al ruolo dei saperi e della ricerca. Bologna può svolgere un ruolo trainante per gli altri comuni italiani di reale autonomia dal potere centrale. E' ovvio che il percorso che si propone costringe a mettere in discussione i tradizionali poteri e gli equilibri consolidati della nostra città. Intendiamo promuovere e partecipare ad un processo di trasformazione fondato sulla municipalità capace di coinvolgere strati del corpo sociale ed economico nell'elaborazione e sperimentazione di nuovi modelli amministrativi, culturali e politici e dare valore a intelligenze, idee, competenze, progetti, sistematicamente accantonati anche dalla nostra amministrazione comunale. L'idea-guida di fare di Bologna una città laboratorio per nuovi assetti del vivere civile è un percorso ineluttabile pena la fine della gestione democratica e progressista. E' necessario porre le condizioni per liberare le tante energie oggi soffocate dalla parziale inerzia dell'amministrazione locale e dalla debolezza dell'iniziativa politica. Si intende partecipare alla promozione dell'incontro tra diverse esperienze politiche e sociali, si ritiene tale incontro di fondamentale importanza per riuscire ad affrontare con sufficiente forza l'attuale sistema di governo nel nostro paese. C'è un'eccellenza di intuizioni e di pensiero che è male investita nei partiti e invece è esaltata quanto cadono le barriere burocratiche e politiche. DALL'AMMINISTRAZIONE AL GOVERNO DEMOCRATICO Nella gestione dell'amministrazione troppi si sono lasciati andare a presunte modernizzazioni senza preoccuparsi di capire in che direzione e in che senso si muovevano le trasformazioni che hanno portato il Paese in mano alle destre. Troppo si è concesso alle illusioni tecnocratiche e economiciste o peggio ancora a quelle ragionieristiche. Riteniamo innanzitutto imprescindibile operare politicamente, socialmente, culturalmente, per una nuova comunicazione democratica. Il cui presupposto sia l'accesso alle conoscenze e le informazioni. Questo al fine di determinare un dialogo aperto e la trasparenza degli interessi in gioco. Un dialogo e una trasparenza necessari a rivitalizzare la comunità sociale nella direzione di una condivisione della complessità dei problemi, per un'estensione delle capacità di giudizio e di decisione. Questo processo di partecipazione alla formazione della decisione e indispensabile ad uno sviluppo. nei termini di estensione e di tutela dei diritti dei cittadini, della democrazia, nella nostra città. Chiamiamo questo processo codeterminazione. Questa è la forma essenziale affinché la qualità del lavoro pubblico e privato, e dei beni e dei servizi prodotti, serva ad un miglioramento della vita per tutti, lavoratori, utenti consumatori, professionisti, intellettuali, imprenditori. Perciò la nostra idea di codeterminazione non può che partire dall'ambito del mondo del lavoro, dove i cittadini sono insieme produttori e fruitori di servizi, produttori e consumatori di beni. Siamo convinti. anche pensando alla amministrazione e al1'intervento pubblico, che il bene più prezioso da preservare, qualificare e aggiornare, siano le competenze e le professionalità dei lavoratori. Abbiamo la ferma convinzione che il lavoro rimane essenziale al fine di erogare servizi migliori alla città, ma per migliorare la qualità dei servizi occorre migliorare la qualità del lavoro. Ciò implica una riappropriazione delle responsabilità, una chiarezza e condivisione negli obiettivi, senza timore alcuno nel riportare le controversie nel momento e nell'ambito della costruzione delle decisioni. Individuiamo nella politica e nell'amministrazione quegli ambiti che debbono assumersi la responsabilità di sperimentare la costruzione di laboratori di codeterminazione. E' solo con la codeterminazione che può nascere un nuovo percorso costituente, capace di definire una forma, adeguata alla società attuale, del contratto tra governati e governanti, in funzione dell'ampliamento del diritto di cittadinanza, più libero, più egualitario, ed anche più capace di controllo, sia sul processo di formazione delle decisioni, che sulla loro realizzazione. GLI STATI GENERALI E L'ISTRUTTORIA Questa nuova forma noi la individuiamo negli Stati Generali. Quelli della scuola, per esempio, o quelli del lavoro, o dell'immigrazione, o degli anziani o della cultura, ecc. ..: laboratori in cui, per iniziativa di associazioni, gruppi spontanei, partiti, sindacati, rappresentanti istituzionali, lo stesso Sindaco, tutti i cittadini interessati si riuniscono e discutono, sul piano della più rigorosa parità (il Sindaco è, lì, uguale ad ogni altro cittadino), di un corpo di problemi, di una zona della società e della civitas, proponendo valori, principi, regole e obiettivi in senso lato, definendo insomma il quadro entro cui concretamente il governo locale dovrà operare. In qualche modo gli Stati Generali sono, per noi, luoghi fondatori della comunità dei cittadini, in forte interazione con le rappresentazioni istituzionali della comunità stessa, innanzitutto il Consiglio Comunale e il Sindaco, ma anche con i rappresentanti al consiglio regionale e al parlamento, eletti nella città. Per questi motivi riteniamo importante la convocazione degli Stati Generali del lavoro pubblico in Comune, come prima sperimentazione di un percorso in questa direzione. Una grande opportunità, per coinvolgere gli operatori di ogni settore: dalle maestre delle materne agli operatori dei Sert, dai dipendenti dell'AMIU e dell'ACOSER a quelli dello IACP fino ai lavoratori delle imprese e cooperative convenzionate con il Comune. Pensiamo sia giunto il momento di aprire, anche perché ce n'è estrema necessità, un confronto serio, senza paura della controversia, tra amministratori, lavoratori e utenti. D'altronde la controversia non è un costo ineliminabile della politica ma il suo presupposto. Se gli Stati Generali rappresentano per noi luoghi rifondatori della comunità dei cittadini, altro importante strumento democratico di partecipazione, in cui ci riconosciamo è l'Istruttoria sui progetti: luogo ove si presentano ipotesi, valutazioni, proposte in un confronto paritetico tra i soggetti interessati. Il comune in questo senso sta da tempo positivamente operando, avendo istituito l'Istruttoria Pubblica. che noi riteniamo vada estesa a tutti i grandi progetti di adeguamento, trasformazione, innovazione sui temi di interesse generale, sia per svolgere la funzione di progettazione che di verifica, anche in corso d'opera, della congruità tra utilizzo dei mezzi e realizzazione del fine. Affermiamo però importante per qualificare meglio gli strumenti dell'Istruttoria Pubblica che le successive decisioni sui temi affrontati prese dal Consiglio Comunale e dalla Giunta, siano dettagliatamente motivate, sia riguardo ai progetti recepiti che a quelli non recepiti, diversamente da quanto invece è avvenuto in passato. LA CULTURA DELLA QUALITA Come la nostra città necessita di una nuova qualità degli strumenti di partecipazione democratica, così necessita di una vera e propria cultura della qualità. La qualità come valore è stata troppo spesso fraintesa ed interpretata, anche a sinistra come efficienza e fungibilità. Sperimentare una nuova qualità dell'esistenza invece comporta praticare e ricercare un nuovo ordine che sottoponga il puro fungere dell'efficienza ad una gerarchia di valori in cui la specificità della vita umana si contrappone alla genericità dell'appartenenza sociale e la complessità dall'equilibrio lavoro/ambiente, come dell'equilibrio lavoro/servizio erogato/bene prodotto si oppone alla semplicità dello sfruttamento dell'ambiente e del lavoro da parte della produzione; e dove la potenza della differenziazione prevale sul potere omologante della comunicazione e dell'amministrazione. E' in questa definizione che riteniamo la qualità urbana l'obiettivo fondamentale da perseguire. Essa è precondizione per lo sviluppo quantitativo delle grandezze economiche e non, come taluni pensano, il suo inverso. Ad esempio, non è ammissibile una ineguale distribuzione territoriale dei carichi sociali ed ambientali presenti nella nostra città. Sono inaccettabili sommatorie di problemi in alcuni quartieri. La convivenza civile, la comunità dei cittadini, ne esce provata e troppo spesso lacerata. E' necessaria sensibilità ed attenzione affinché tali carichi siano frazionati secondo criteri di maggiore equità tra i quartieri. Intendiamo misurarci nella progettazione di una concreta utopia cittadina: l'utopia di una città metropolitana, policentrica, in grado di usufruire e godere di tutti i saper!, egualitaria e aperta, di dimensione e qualità europea. Una città, in cui, sia riequilibrato il rapporto tra centro e periferia tramite l'allontanamento dal centro delle strutture pubbliche generatrici di traffico, la riqualificazione abitativa del centro e la vitalizzazione della periferia. Una città, in cui, una rete informatica e telematica diffusa, fruibile da tutti i cittadini, sia vettore di conoscenza, strumento di trasparenza, macchina di democrazia. Occorre pensare un nuovo equilibrio tra tempi della pubblica amministrazione, tempi della città e tempi di vita. Per questo occorre un piano Regolatore dei tempi della città che ridefinisca il sistema degli orari. Noi pensiamo ad una città dove la fascia oraria dell'apertura dei negozi sia libera dalle 6 del mattino alle 2 di sera, dove sia allungato l'orario notturno per i locali d'intrattenimento, dove l'Università e le strutture pubbliche diano servizi anche nelle ore notturne, dove ci siano alcuni centri di ritrovo e commercio aperti 24 ore su 24 e così via. Ci piace pensare ad una città che superi la concezione industriale del tempo di lavoro, di studio e del tempo libero, che sia fruibile per le diverse attività 24 ore su 24. L'Università rappresenta un asse fondamentale dello sviluppo della nostra città. Noi riteniamo che non può essere più pensata come un comparto separato dalla vita della nostra comunità: deve commisurarsi con la necessità di uno sviluppo equilibrato nel territorio. Deve svolgere appieno la funzione di polo delle conoscenze e della ricerca. Va ripensata anche sotto il profilo della sua collocazione urbana, va diffusa nel territorio metropolitano e le sue scelte di espansione dovrebbero essere sottoposte a Stati Generali e ad Istruttorie Pubbliche al fine di rispondere nel modo migliore alla domanda di formazione degli studenti e alle necessità della città. Nell'ipotesi che enunciamo di suo sviluppo nell'area metropolitana si sottolinea l'attuale sovradimensionamento, che penalizza sacrificandolo, il diritto allo studio oltre che penalizzare sotto molteplici aspetti (ad es. la questione casa) la qualità della città. E' importante misurarsi fin da ora sulla progettazione di un secondo Ateneo bolognese che ridimensioni l'attuale. In questa direzione occorre dare risposte migliori di quelle fornite sino ad ora alle esigenze degli studenti, studenti (sia universitari che medi) che sono la nostra migliore risorsa per lo sviluppo intellettuale, progettuale nonché economico della città. Più in generale, occorre assicurare mezzi, strutture e qualità didattica perché sia garantito un reale diritto allo studio per tutti: nelle responsabilità dell'ente locale questo vuol dire assicurare il funzionamento e la buona qualità del sistema dell'istruzione comunale, dalle scuole materne ai corsi serali. Un obiettivo coerente con la scelta di valorizzare e non penalizzare. un decentramento del sistema dell'istruzione in immediato collegamento con le esigenze del territorio. Occorre aver ben presente che il percorso di vita scandito in sequenza lineare (studio, lavoro, pensionamento), legato alla struttura di una società industriale, non esiste più. I periodi di formazione, ingresso e uscita dal mercato del lavoro tendono, spesso, a sovrapporsi. La inadeguatezza delle strutture formative e delle politiche giovanili, su cui tutti concordano, nasce da tale cambiamento strutturale, non affrontato da una offerta formativa misurata ancora su un percorso di vita e professionale che non esiste più in forma lineare. La ridefinizione continua del percorso formazione/lavoro, porta con se la ricorrenza delle scelte: e siccome una scelta cosciente si basa sulla possibilità di accesso all'informazione e sulla la capacità di selezione dell'informazione utile, dagli strumenti messi in campo per garantire l'accesso all'informazione e sostenere la capacità di selezione dell'informazione si misura la congruità dell'intervento su vecchie e nuove disuguaglianze. Nella ripresa di conseguenti politiche giovanili, pensiamo, che i giovani, siano essi studenti o lavoratori, abbiano diritto di organizzare autonomamente la loro vita, sperimentare forme alternative di socialità, di lavoro e di studio, mettere in campo nuovi valori. Per questo l'amministrazione locale deve (non usiamo il condizionale perché lo riteniamo un obiettivo irrinunciabile) fornire le condizioni materiali senza le quali ogni tentativo è destinato alla marginalità e al fallimento. Riteniamo che l'amministrazione deve assumersi l'impegno di agevolare la costituzione di centri e strutture per giovani, anche autogestiti, rispondendo con mezzi e risorse finanziarie adeguate ai loro bisogni. La politica culturale deve essere rinnovata nel segno della discontinuità, e questo vale innanzitutto rispetto alla gestione delle attività culturali cittadine. Il rinnovamento per una nuova stagione culturale non può che nascere dall'unione dell'esigenza molto sentita di una maggiore partecipazione sociale alla cultura con quella di un maggior interesse verso il contemporaneo, la ricerca, la sperimentazione. Partecipazione sociale riguardo alla cultura, per noi significa che la cultura è un bene che dev'essere reso accessibile a tutti, e non privilegio o merce di scambio. Cultura è anche trasparenza e pluralismo, che intendiamo come coinvolgimento e valorizzazione delle realtà di produzione culturale e delle risorse intellettuali, spesso non apprezzate, della città. Inoltre il territorio della ricerca è prioritario al fine di assicurare alla nostra comunità concorrenzialità in Europa negli ambiti della creazione e della comunicazione, oggi investiti da profonde e rapidissime trasformazioni. L'arte e la cultura hanno bisogno di mezzi e luoghi dove presentarsi come pubbliche, compito dell'amministrazione della città è garantire tali strumenti al fine di promuovere gli artisti. La politica culturale rimane un compito tra quelli imprescindibili dell'amministrazione pubblica, anche perché pensiamo all'Amministrazione come garante della molteplicità culturale. Ci piace pensare Bologna come una città che si organizza per diventare la più verde d 'Europa, con un sistema di parchi e giardini che l'attraversi tutta, dove sia possibile andare da un punto all'altro della città camminando nel verde. Siamo per un piano della mobilità fondato innanzitutto tutto sull'uso di mezzi pubblici. che vanno migliorati e potenziati; ma non condividiamo, riguardo al traffico, una impostazione solo repressiva del problema e il suo spostamento dal centro alla prima periferia. Per queste ragioni siamo per la creazione di una rete di parcheggi pubblici e convenzionati, come siamo per un abbassamento dei prezzi dei servizi pubblici fino ad essere decisamente concorrenziali con i costi dell'uso dei mezzi privati. Tali prezzi concorrenziali potrebbero essere coperti con finanziamenti provenienti da imposte sul traffico privato. Chiaramente queste sottolineature partono comunque dal presupposto della chiusura del centro storico e dalla considerazione che ciò che è ecologicamente dannoso dev'essere costoso, e ciò che è ecologicamente compatibile deve divenire, dal punto di vista economico, più vantaggioso. Per noi il curare l'ambiente e la natura è un imprescindibile obbligo etico. L'ecologia è la base di un operare sia economico che di governo della città, dato che la natura non può più essere pensata come una produzione del soggetto in quanto si pone come alterità difficilmente irriducibile alla tecnica e allo sviluppo economico. Nella nostra città è cresciuto il numero degli anziani sul totale della popolazione, producendo una modificazione nelle condizioni di coesistenza. Per questa ragione la solidarietà diviene ancor più importante rispetto al passato. Talmente importante da doverci indurre alla costituzione di una nuova cultura della solidarietà fondata su una ragionevole divisione del compiti e una cooperazione tra le generazioni. L'intervento politico amministrativo al fine di costituire strumenti per l'incontro e l'espressione di solidarietà assume fondamentale importanza. Bisogna operare per superare le rigide divisioni, più sopra richiamate, come un limite strutturale, tra periodo d'istruzione, vita lavorativa e pensionamento. La solitudine degli individui le cui capacità di autonomia divengono col tempo limitate, non può essere ritenuta un passaggio obbligato. La tutela della loro dignità umana è innanzitutto compito del governo della città, al fine di un loro riconoscimento pieno nella comunità dei cittadini. Tanto più In questo momento storico-politico dove si minano alla radice diritti previdenziali e pensionistici che riteniamo inalienabili. Per queste ragioni è necessario migliorare i servizi pubblici, aumentare gli investimenti, ampliando l'offerta pubblica nei confronti degli individui e dei gruppi sociali più svantaggiati, Pensiamo, dato che riteniamo la molteplicità culturale e religiosa elemento di ricchezza, che bisogna promuovere maggiormente la comprensione, il rispetto e la cooperazione tra culture e religioni diverse al fine di consentire una reale integrazione e partecipazione alla vita della città da parte di tutti coloro che sono giunti nella nostra città per lavorare, studiare, viverci. Per questi motivi riteniamo che gli immigrati residenti nella nostra città debbono avere il diritto di voto e di rappresentanza nella elezioni amministrative. Bologna, come la nostra Regione, vede il proprio tessuto economico fondato sull'artigianato e la piccola e media industria: alla forte capacità di innovazione di processo e personalizzazione del prodotto fa da contraltare la difficoltà di innovazione di prodotto. Il sostegno alla sperimentazione e all'accesso ai crediti deve quindi diventare un obiettivo prioritario dell'amministrazione. Dentro questo tessuto economico un'esperienza importante e qualificata, è quella cooperativa. Non neghiamo che essa in alcuni settori si sia fatta coinvolgere in un operare economico molto distante dai valori fondanti l'idea cooperativa. Siamo per un recupero dei valori di solidarietà sociale della cooperazione, come siamo per la valorizzazione delle capacità progettuali delle strutture cooperative in quanto la cooperazione è una ricchezza che va tutelata, non solo per difendere il livello di occupazione presente nelle sue strutture produttive ma per le competenze, le capacità progettuali e operative nella vita sociale. Quest'esperienza storica, patrimonio di tutti, dev'essere valorizzata anche al fine di una qualità dei servizi più elevata, in particolare modo nel campo sociale. E' di altrettanta importanza offrire strumenti alla ricca esperienza del volontariato, per questo è necessario costruire un processo relazionale capace di sperimentare nuove forme di comunicazione tra tutte le strutture e associazioni che operano nel privato sociale per promuovere il valore d'uso delle loro ricerche e delle loro pratiche sociali. Al fine di una rivendicazione culturale della socializzazione di esperienze i cui contenuti non possono essere riconducibili alle leggi del valore di scambio. Uno dei problemi tuttora più sentiti e ancora in parte irrisolto è la questione dell'abitare. Riteniamo che sia necessario superare una visione solo assistenziale del problema casa e a tal fine è opportuno promuovere, attraverso strutture adeguate (ad es: una agenzia per la casa) un'opera di calmieraggio dei prezzi imposti dai privati. In particolar modo nei confronti delle giovani coppie, degli immigrati, degli studenti, degli anziani. Siamo per un rilancio dell'edilizia a contributo pubblico e per un impegno maggiore delle istituzioni competenti contro tutti gli abusivismi ed illegalità che attraversano il settore economico della locazione e della compravendita. Siamo per una completa pubblicità dei sistemi di assegnazione, disponibilità e destinazione del patrimonio pubblico, sia del Comune che dello IACP che delle Opere Pie. ecc. IN CONCLUSIONE Ma per rendere operativi tali indirizzi occorre anche predisporre nuovi strumenti. Occorre superare sia l'inadeguatezza di una visione statalistica arroccata e inefficiente, sia una risposta esclusivamente privatistica. Si tratta di delineare gli strumenti per una nuova generazione del Welfare State e pertanto occorre favorire: - maggiore rapidità, efficienza-efficacia e chiarezza nelle responsabilità relative al momento decisionale - maggiore comunicazione e coinvolgimento nell'elaborazione dei progetti da parte della società civile. E' necessario costituire nuove strutture per il superamento di quel limite che, nella teoria dei sistemi, viene indicato come confine delle organizzazioni. Attualmente alcuni confini tra istituzioni pubblico-amministrative e ambiente sociale sono estremamente rigidi. Bisogna esplorare lo spostamento orizzontale di determinati confini dell'organizzazione dell'Ente Locale, avendo come obiettivo quello di rompere l'isolamento relativo che sussiste tra Pubblica Amministrazione e ambiente sociale. Nell'era degli spot vorremmo riassumere la proposta di questo documento politico con la vecchia forma degli slogan, che sintetizzano il senso di ciò che abbiano inteso comunicare. BOLOGNA PER LA COSTITUENTE DEI COMUNI, PER L'AUTONOMIA, PER LA DIFESA E L'ARRICCHIMENTO DELLA COSTITUZIONE. BOLOGNA CITTÀ DELLE AUTONOMIE. DELLA PLURALITÀ E DELLE DIFFERENZE. BOLOGNA LABORATORIO DELL'AMMINISTRAZIONE, DEI TEMPI, DELLA CULTURA, DELLA RICERCA, DELLA TRASPARENZA E DELL'EFFICACIA. BOLOGNA CITTA DEI SAPERI E DELL'INNOVAZIONE BOLOGNA DEGLI STATI GENERALI DEL LAVORO E DEI CITTADINI. BOLOGNA DELLA DEMOCRAZIA E DELLA CODETERMINAZIONE. BOLOGNA CITTA D'EUROPA. BOLOGNA UTOPIA CONCRETA D'UNA METROPOLI VIVIBILE E SOLIDALE. Ci proponiamo di attivare un processo che contribuisca alla delineazione di un programma per il governo della città. Un processo che superi le secche dell'amministrazione del giorno per giorno, i ritardi della burocrazia o la rincorsa affannosa delle emergenze, per cogliere i terreni di sfida prodotti dalle trasformazioni in corso; che sappia interpretare le potenzialità e le risorse presenti nella nostra città e che si articoli in modo orizzontale e diffuso come una messa in rete delle esperienze e dei saperi - per dare voce e valorizzare soggettività, istanze, progetti. Crediamo che se non si attiva da subito il necessario confronto di idee, se non si apre un processo ampio di partecipazione e coinvolgimento nelle scelte, si sarà persa un'occasione riguardo alle prossime impegnative e niente affatto scontate scadenze elettorali. Siamo per un movimento politico-culturale che trovi la sua legittimità nel riconoscimento delle diversità e delle molteplici culture. E' forte il desiderio di provare a cambiare, anche se ci appaiono così deboli gli strumenti e così forte il divario che separa ciò che dovrebbe essere fatto politicamente e ciò che invece accade di continuo. Ma senza la tensione e la passione tra i progetti per il futuro e la realtà, la politica perde vigore fino a diventare grigia amministrazione dell'esistente, quando va bene, mentre desideriamo dall'essere politico il suo essere sociale, e dalla politica qualcosa di più e di altro che la gestione di ciò che è divenuto inevitabile. L'importante è che i soggetti politici, le associazioni, le persone singole di diversa ispirazione - della sinistra, del pensiero liberal-democratico e riformista, dell'ambientalismo, del cattolicesimo democratico e sociale, del federalismo - riconoscano l'esigenza di darsi regole comuni che diano vita a relazioni permanenti, affidando alle coalizioni - e non più ai singoli partiti o ad accordi tra di loro - il compito di definire le proposte di governo e le candidature comuni.

Gli atti costitutivi

 I contributi preparatori e gli interventi della prima assemblea ordinaria dell'associazione sono nel quaderno:


Persone e progetti per la città