Le città hanno delle periferie a ridosso del nucleo centrale, che un tempo ospitavano attività produttive e che oggi devono invece sono considerate zone abitative.
Queste zone sono ricche di edifici definibili da archeologia industriale: in pratica non si sa cosa farsene e si nobilitano con definizioni altisonanti. Questi luoghi appartengono a privati che non possono ottenerne il cambio di destinazione d’uso, giacché rischierebbero di trasformarsi in grandi colate di cemento brulicanti come alveari, oppure in villette accessibili solo a censi elevati.
Questi spazi, ne sono stati calcolati oltre 20.000 metri quadri, se non vengono salvati dal degrado e destinati ad una funzionalità compatibile con le esigenze della zona e della viabilità, rischiano di arrecare danni alle condizioni di vita del quartiere.
Queste periferie possono essere salvate proprio rivitalizzando questi luoghi, evitando loro un degrado sicuro senza trasformarli un ennesimo episodio speculativo.
Un esempio di quello che ci si può fare è venuto dalla proposta "Spazio al futuro" presentata in Consiglio comunale, che intende creare delle permute tra i proprietari e il Comune. Il Comune dà la possibilità di edificare parzialmente sull’area e al proprietario spetta il compito di sistemare i rimanente locali, di metterli a norma e di trasferirne la proprietà all’Ente pubblico. In pratica, diventa uno scambio: possibilità di avere i permessi di edificazione da un lato, edifici con nuove destinazioni dall’altro.
Le richieste dei giovani sono pressanti: servono teatri, sale di posa, centri artigiani, laboratori, spazi espositivi e tutto quanto attiene alla sfera culturale.
Il dato di fondo della proposta che Nuovamente ha fatto propria è quello di cercare
- di salvare le periferie dal degrado riqualificando le aree industriali dismesse
- rispondere alle esigenze di chi vuole produrre arte e cultura ma non ha le capacità economiche immediate per investire in luoghi finalizzati alle attività prescelte
- porre le basi per una serie di attività artigianali e creative che documentino anche di una capacità imprenditoriali dei soggetti interessati.