Introduzione
Don Giovanni Nicolini
Caritas Diocesana Bologna
1. Piazza Grande. I laboratori e le attività
Nel 1993 a Bologna, su iniziativa della Camera del Lavoro, nasce l'Associazione Amici di Piazza Grande Onlus, con l'intento di dar voce e visibilità alle persone che versano in situazioni di forte disagio sociale.
Corpo e fondamento dell'Associazione sono le stesse persone senza dimora. Persone ignorate, a volte disprezzate, comunque emarginate dal tessuto delle relazioni sociali e dal mercato produttivo. Cittadini invisibili, ai quali viene spesso riconosciuta unicamente la possibilità di avanzare richieste di sostegno economico, i cosiddetti sussidi, che non costituiscono una risposta, né danno soluzioni al disagio.
Le relazioni con le istituzioni sono così indirizzate verso l’assistenzialismo, limitando per questi cittadini le possibilità di sviluppare qualsiasi forma di autonomia personale e sociale.
L'Associazione Amici di Piazza Grande Onlus è il luogo dove i cittadini svantaggiati si organizzano per confrontarsi su idee e modalità di intervento rispetto ai problemi dell'emarginazione: sono loro, infatti, i protagonisti delle azioni volte a promuovere, organizzare e sviluppare iniziative di rappresentanza, tutela e superamento del disagio degli emarginati tutti, iniziando dalla rivendicazione del riconoscimento dei diritti alla residenza, alla salute, alla casa, al lavoro, al reinserimento sociale.
Principio guida che permea di sé tutte le iniziative dell'Associazione è la convinzione che solo attraverso l'autorganizzazione e la ricerca di nuove strategie di intervento sociale volte a superare la propria condizione di utenti oggetti, le persone possono diventare soggetti attivi, pro-positivi e capaci di sviluppare reazioni di superamento del proprio disagio socio-economico.
L'Associazione è nata insieme all'idea di produrre il giornale Piazza Grande, il primo esempio in Italia di pubblicazione di strada scritta, redatta e distribuita in prima persona dalle persone cosiddette “senza fissa dimora”.
"Tendere un giornale è meglio che tendere una mano".
Questo era lo slogan che ripetevano i fondatori del giornale, che da quattordici anni esce ogni mese e che, oltre a diffondere i temi dell'esclusione sociale, rappresenta una fonte di reddito per i senza dimora che lo vendono nelle strade.
Nel corso degli anni l'Associazione ha elaborato strategie progettuali funzionali all'autoimprenditoria, creando due cooperative sociali, "La Strada", che si occupa di inserimento lavorativo e gestisce dormitori comunali e bagni pubblici, e "Fare Mondi", che effettua sgomberi, traslochi e varie altre attività.
Da un laboratorio teatrale, inoltre, nel 2004 è nata l'Associazione teatrale di promozione sociale "Fraternal Compagnia", che riunisce insieme sul palcoscenico chi è senza dimora e chi, invece, non proviene da situazioni di disagio.
Attività di laboratorio e di transizione verso il lavoro sono rappresentati da un'officina di riparazione e custodia delle biciclette, una sartoria, e una unità mobile di sostegno, che reca generi di prima necessità alle persone che vivono nelle strade di Bologna. Tutte le attività creano e promuovono, nello stesso tempo, opportunità di reddito per i soci, e iniziative di progettazione sociale insieme ad altri partner pubblici e privati.
2. Il progetto Avvocato di Strada. Obiettivi e risultati
Nell'ambito della proprie attività l'Associazione ha più volte denunciato il degrado delle relazioni fra istituzioni e cittadini, da una parte, e tutto ciò che non rientra nella “normalità”, dall'altra. Essere poveri è oggi considerata una colpa, e non più uno status, una condizione.
Le persone che vivono in strada, ed in generale i soggetti deboli e meno tutelati, lontani da ogni principio di solidarietà, lamentano di subire quotidianamente soprusi e prevaricazioni di ogni genere, senza possibilità di difendersi.
Si è quindi avvertita la necessità di fornire alle persone senza dimora un sostegno qualificato ed organizzato per la tutela legale dei loro diritti.
Anche per questo, all’interno di Piazza Grande è nato il progetto Avvocato di strada, per la tutela organizzata e gratuita dei diritti delle persone senza fissa dimora, vale a dire di coloro che vivono in strada, nelle stazioni, nei dormitori.
Il progetto è stato presentato pubblicamente a Bologna il 21 dicembre 2000, ottenendo immediata adesione da parte di altre associazioni, e il consenso di molti singoli cittadini. Sin dall'inizio il progetto è stato sostenuto dall'associazione bolognese "Nuovamente - persone e progetti per la città", che ne ha organizzato operativamente le presentazioni pubbliche, valorizzando ogni possibile sinergia. Il progetto, oltre alla principale funzione di tutela dei diritti delle persone senza fissa dimora, si prefigge gli scopi di raccogliere le norme e la giurisprudenza in materia di esclusione sociale, di realizzare una carta dei diritti degli esclusi e, infine, di costituire un centro sui diritti di chi vive in povertà ed in condizioni di disagio.
Per raggiungere questi scopi il progetto prevede:
la costituzione di una rete che coinvolga i sindacati unitari, la Consulta cittadina contro l'esclusione sociale, le realtà no profit, i centri per i diritti degli emarginati presenti nel territorio cittadino, oltre all'Università;
la costituzione di un archivio dei casi trattati e la produzione di materiale informativo ad uso degli operatori;
il censimento sistematico della normativa e della giurisprudenza inerenti l'esclusione sociale;
la costituzione di un gruppo di avvocati civilisti, amministrativi e penalisti disponibili ad assistere le persone senza fissa dimora, anche dove non sia possibile utilizzare l'istituto del gratuito patrocinio;
l'istituzione di campagne informative rivolte alla cittadinanza e agli utenti del servizio.
La tutela legale viene prestata presso un ufficio, cosiddetto “sportello”, organizzato come un vero e proprio studio legale nell'accoglienza, nella consulenza e nell'istruzione delle pratiche.
Il servizio, inoltre, è “sceso in strada”, assicurando la propria presenza direttamente presso i centri di accoglienza ed i dormitori pubblici dove la notte dimorano le persone prive di alloggio. Gli avvocati volontari sono presenti nei quattro principali dormitori pubblici di Bologna, pres-so l’Opera Padre Marella, e presso la Mensa dell’Antoniano, per un totale di quattordici giorni di ricevimento ogni mese.
Il servizio è garantito da una presenza media di quaranta avvocati del Foro di Bologna, o laureati in giurisprudenza, che prestano gratuitamente a turno la propria attività.
Altri trenta avvocati del medesimo Foro hanno dato la disponibilità, pur non partecipando in prima persona a tutte le attività dello sportello, a patrocinare gratuitamente almeno uno o due casi all'anno.
Nel 2001, la Fondazione Italiana per il Volontariato ha premiato Avvocato di strada quale miglior progetto dell'anno 2001 dedicato alle persone senza fissa dimora.
3. I casi trattati
Dal gennaio 2001 al dicembre 2006 sono stati trattati 865 casi: 378 pratiche hanno riguardato il diritto civile, 273 il diritto penale e 214 il diritto amministrativo. In totale, il servizio ha assistito 631 uomini e 234 donne. Il numero di consulenze effettuate è difficile da quantificare, ma è molto rilevante.
4. Il diritto alla residenza
Tra i casi affrontati, uno in particolare ha assunto notevole importanza per la realizzazione degli obiettivi del progetto. Il gruppo Avvocato di strada ha promosso una causa pilota nei confronti del Comune di Bologna, per ottenere il riconoscimento del diritto di ottenere la residenza nella città in cui si abita, anche se si dorme in strada o in un dormitorio.
L'azione giudiziale si era resa necessaria a causa del comportamento arbitrariamente tenuto dall'amministrazione comunale di Bologna, che aveva, sino a quel momento, negato a una persona senza dimora il diritto di fissare la propria residenza nel luogo di propria abituale dimora, nel caso specifico presso un dormitorio pubblico.
La causa si è conclusa con una ordinanza dal valore di sentenza, in quanto dichiara cessata la materia del contendere, che accoglieva la domanda del richiedente in sede di provvedimento di urgenza e condannava il Comune di Bologna al pagamento delle spese legali: a seguito della pronuncia ogni persona senza dimora, in tutto il territorio nazionale, può oggi richiamare questo precedente (Trib. Bologna, sez. I civ., G.U. dr.ssa Antonella Palombi, 21 giugno 2001, depositata il 26 giugno 2001) per ottenere la residenza anagrafica presso i dormitori, i centri di accoglienza, le sedi di associazioni di solidarietà sociale, o semplicemente in una via fittizia che ogni città deve istituire proprio a questo scopo.
Questa decisione, al momento unica nel panorama nazionale, fa sì che il Comune di Bologna abbia oggi trecento cittadini in più, molti dei quali hanno trovato un lavoro e stanno intraprendendo il faticoso percorso che li allontana dalla precarietà.
Il risultato è ancora più importante considerando che l'iscrizione nei registri anagrafici è il presupposto imprescindibile per beneficiare dell'assistenza sanitaria nazionale, per esercitare il proprio diritto di voto, per iscriversi alle liste di collocamento, per aprire la partita IVA, per beneficiare di una pensione e, in generale, per godere dei diritti riconosciuti dallo Stato sociale.
Si ricorda che, nel nostro ordinamento giuridico, la disciplina del diritto alla residenza è contenuta nella Carta Costituzionale (artt. 2, 3, 14), nel codice civile (artt. 43 ss.) e nella legislazione speciale (D.P.R. 30/05/1989 n. 223).
5. L'affidamento dei figli minori
Lo sportello affronta con frequenza anche i problemi correlati alle situazioni in cui versano i figli minori delle persone che vivono in strada. Di regola questi bambini vengono dati in adozione ad altre persone, su consiglio degli assistenti sociali e con decisione del Tribunale dei minori.
Gli assistenti sociali ed il Tribunale dei minori dimenticano però troppo spesso che chi vive in strada e si trova in situazioni di grave disagio (alcoolisti, tossicodipendenti o, semplicemente, poveri) ha, di regola, una famiglia alla quale sarebbe più giusto affidare i minori temporaneamente, consentendo, fra l'altro, ai genitori di intraprendere percorsi di recupero che possano farli tornare a vivere con i propri figli.
E' una soluzione che non soltanto consente ai genitori senza fissa dimora di evitare di perdere i figli, ma offre altresì l'ulteriore vantaggio di dare loro uno stimolo in più per uscire dalla situazione in cui si trovano. In due casi Avvocato di strada ha fatto opposizione al decreto di adottabilità di minori, ed in entrambi il Tribunale ha deciso che i bimbi venissero affidati ai familiari dei genitori, in un caso ai nonni, nell'altro alla sorella della madre.
Nel frattempo i genitori sono entrati in comunità per affrontare un percorso che, auspicabilmente, consentirà loro di ritornare a vivere con i propri figli.
6. Gli sviluppi futuri
Oggi fra i principali obiettivi del progetto vi è quello di aprire sportelli di Avvocato di strada in tutte le città italiane dove vivono persone senza dimora.
Sin dall'inizio dell'attività lo sportello di Bologna ha organizzato incontri con legali di altri Fori e associazioni di volontariato di altre città interessati a replicare questa esperienza.
In tali incontri sono stati illustrati gli obiettivi del progetto e le sue caratteristiche, ed è stato offerto ogni possibile aiuto a coloro che intendevano provare a ripetere questa esperienza nel proprio territorio.
Nel 2004 sono stati, così, inaugurati gli sportelli di Verona e Padova. Nel 2005, invece, quelli di Ferrara, Bari, Foggia, Bolzano e Trieste. Nel 2006 sono nati gli sportelli di Lecce, Venezia, Pescara, Taranto, Reggio Emilia e Rovigo.
Allo stato attuale è in fase avanzata l'apertura di sportelli a Napoli, Milano, Ancona, Livorno, Firenze, Marsala, Palermo, Parma e Modena. Più avanti, ci auguriamo, sarà la volta di altre città.
L'apertura di un nuovo sportello richiede l'autorizzazione del Consiglio dell'Ordine degli avvocati del territorio, l'individuazione della sede e dei legali interessati. Essenziale, inoltre, è che lo sportello inizi la sua attività all'interno di un'associazione già presente sul territorio, che si occupi di persone senza dimora.
In ogni città dove viene aperto uno sportello, si cerca anche di realizzare una rete in grado di coinvolgere associazioni, centri per i diritti degli emarginati, facoltà di giurisprudenza, sindacati, per operare insieme sui temi della povertà, come già è avvenuto a Bologna.
Ogni sportello di Avvocato di strada gode di piena autonomia organizzativa e fa parte della Associazione nazionale Avvocato di strada. Ogni sportello, all'atto della sua costituzione, si impegna a collaborare con gli altri omologhi sportelli presenti nel territorio nazionale, oltre che con l’Associazione nazionale, fornendo, a scopi meramente statistici, i dati relativi all'attività svolta a vantaggio delle persone senza fissa dimora.
Ad oggi in Italia collaborano con il progetto Avvocato di strada oltre 200 avvocati, tra volontari degli sportelli già aperti e professionisti che si sono dichiarati disponibili a lavorare gratuitamente in caso di domiciliazioni nelle città in cui non è ancora aperto uno sportello.
7. Le pubblicazioni
Nel 2002 Avvocato di strada ha pubblicato l'opuscolo “Lascia che la giustizia scorra come l'acqua”, dove viene presentato il progetto e sono illustrate finalità e caratteristiche dei servizi offerti. L'opuscolo, stampato in 5000 copie, è stato inviato a tutti gli operatori bolognesi del settore e a tutti gli assessorati alle politiche sociali delle Regioni e delle Province in Italia, con l'intento di far conoscere questa esperienza al di fuori dei nostri confini e per incentivare a riproporla altrove.
Dal 2003 Avvocato di strada ogni anno pubblica "Dove andare per…", una guida di Bologna per le persone senza dimora, che costituisce un manuale di rapida e facile consultazione per tutti coloro i quali si trovano e si troveranno in stato di necessità nel territorio bolognese. Il libretto tascabile, aggiornato e arricchito ogni anno, fornisce indicazioni ed indirizzi utili per nutrirsi, vestirsi, lavarsi, dormire, curarsi, trovare un lavoro e, naturalmente, per avere consulenza ed assistenza legale: si è rivelato di grande utilità pratica ed ha avuto successo grazie alla semplicità di utilizzo ed alla completezza delle informazioni fornite. E' distribuito in stazione, in strada durante gli interventi nel territorio, nei luoghi di ritrovo, nelle mense ed in tutte le strutture che operano nell'ambito dell'assistenza e del recupero delle persone in stato di difficoltà.
Nel 2004 è stato pubblicato “I diritti e la povertà”, un volume che raccoglie contributi volti ad approfondire l'esperienza dei primi anni di attività di Avvocato di strada, i profili di dottrina e giurisprudenza dei più significativi casi trattati, il raffronto comparatistico con l'ordinamento e l'esperienza statunitense (I quaderni di Nuovamente, www.nuovamente.org.).
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Il lavoro svolto sino ad oggi è stato possibile solo grazie all'apporto spontaneo, disinteressato, generoso ed entusiasta di tutti i volontari, che hanno dedicato il loro tempo e le loro energie alla realizzazione ed allo sviluppo di questa iniziativa.
Il merito, se un merito c'è in quello che stiamo facendo, è solo loro.