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Un atlante della memoria territoriale di Bologna e Provincia
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Produrre collettivamente e scambiarsi esperienze e saperi.

L'affermazione dei princìpi del 1789
non sarebbe stata possibile
senza l'insieme di pratiche fatte di circolazione e di incrocio delle idee:
i circoli di lettura,
le discussioni pubbliche,
gli abbonamenti collettivi
all'Éncyclopedie
che sono all'origine del formarsi dell'opinione pubblica illuminista.
 
I Quaderni di Nuovamente
Luoghi simbolici, percezione, immaginario collettivo del ’77

Un atlante della memoria territoriale di Bologna e Provincia

In occasione del trentennale, con Un atlante della memoria territoriale di Bologna e Provincia. Luoghi simbolici, percezione, immaginario collettivo del ’77 – nato in continuità con il nostro precedente Per un atlante della memoria territoriale di Bologna – proponiamo una nuova prospettiva per inquadrare fenomeni ancora molto dibattuti come sono stati il movimento e gli avvenimenti di questo periodo così importante per la storia del nostro Paese.

Metodologicamente parlando, la prospettiva antropologica si è rivelata determinante, essa consente infatti uno sguardo più profondo e penetrante sulle cose, le avvicina e le rende trasparenti all'osservatore che può così interpretarle e conoscerne le dinamiche strutturali. In termini antropologici infatti, si ha un “territorio” o un “luogo” quando l'uomo – vivendo – inscrive nello spazio dei significati, in ultima istanza dei simboli, che si stratificano nel tempo, sono soggetti ad alterazioni, talvolta a trasformazioni vere e proprie, influiscono sui simboli che già costituiscono il tessuto semantico del luogo e concorrono insieme a questi a definire nel tempo l'identità di una data unità di spazio. Rispetto al '77, è stato essenziale circoscrivere l'influenza simbolica esercitata su alcuni luoghi di Bologna da un movimento sociale dalla breve ma intensa attività. A differenza del nostro precedente lavoro, l'attenzione è stata rivolta non all'intera storia di una serie di luoghi della nostra città ma alle conseguenze, dal punto di vista della semantica del luogo, dell'attività di un solo gruppo di individui. Il nostro scopo è stato cioè quello di analizzare i cambiamenti di senso indotti nello spazio – in un segmento temporale molto ridotto – dal movimento del '77, come se dalla generale stratificazione di simboli che costituiscono i luoghi dell'indagine avessimo estratto e analizzato un solo strato per verificarne la consistenza trent'anni dopo.

Quali i luoghi indagati? Data la fluidità del movimento e il suo essere stato un fenomeno urbano e radicato negli spazi della città, abbiamo pensato di limitare la ricerca ai luoghi che maggiormente sono stati “vissuti” nei mesi più caldi del '77. Se ne sarebbero potuti aggiungere molti altri, non meno carichi di significato ma forse meno rappresentativi della totalità del fenomeno. I luoghi oggetto dell'indagine sono stati Piazza Verdi; via Zamboni all'altezza del numero civico 38 (dove attualmente c'è un murale dalle origini abbastanza oscure); via Mascarella, dove Francesco Lorusso ha perso la vita e via del Pratello, sede della più famosa radio libera bolognese. Il procedimento seguito è, nelle sue linee essenziali, simile a quello precedentemente utilizzato: abbiamo impostato un questionario (composto da otto quesiti) a risposte aperte da proporre ai passanti senza limitazioni di età o sesso così da ricevere dati utili per una ricostruzione il più possibile completa e rappresentativa della ricchezza simbolica dei luoghi. Complessivamente sono state realizzate 207 interviste, equamente ripartite tra i quattro luoghi scelti.

Il testo è il risultato del lavoro congiunto di un gruppo di operatori facente capo all'associazione Nuovamente e di alcuni ragazzi e ragazze, studenti del liceo scientifico A.B. Sabin di Bologna, che hanno manifestato particolare sensibilità e coinvolgimento nel progetto. Relativamente ai risultati, non si può dire che la memoria degli eventi sia stata rimossa, i quattro luoghi hanno infatti mostrato la persistenza di significati ancora vivi e fruibili anche se in misura diversa e con differenti sfumature. Ai fini della preservazione della memoria sono risultate particolarmente determinanti la destinazione dei vari luoghi e la struttura relazionale che li anima: là dove questa è più articolata e consistente, è più probabile che la memoria entri a far parte di un comune patrimonio di idee che viene trasmesso di generazione in generazione o dai residenti di vecchia data ai nuovi arrivati.

Il territorio è la memoria di quanto si è consumato in uno spazio più o meno circoscritto; esso ricorda e conserva, difficilmente dimentica del tutto e aspetta solo di essere interrogato.

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